Negazione, deviazione e inganni le strategie decennali delle industrie del fossile

07 Aug 2021 - Domenico Barbato
Dicono di noi Società



Credits: Carlotta Artioli

La comunità scientifica globale ha a lungo guidato il mondo nella ricerca sulla salute pubblica, le scienze ambientali e altre questioni che incidono sulla qualità della vita. Gli scienziati hanno prodotto studi approfonditi sui pericoli dei pesticidi, del fumo da tabacco, delle piogge acide e del surriscaldamento globale. Allo stesso tempo, un piccolo ma potente gruppo di persone, guidate da interessi personali spinge il mondo nella negazione incosciente e scellerata di questi pericoli.

Da un certo politico che porta una palla di neve in parlamento come ‘‘prova inconfutabile’’ che il surriscaldamento globale non è grave al negazionismo completo dell’argomento. Negli anni le strategie adottate da coloro che hanno interessi nel mantenere il ‘‘business as usual’’ sono mutate e si sono evolute alle varie situazioni ma una cosa è certa: se la condizione climatica ed ecologica oggi è così grave, in parte lo si deve alle forze ‘‘dell’inazione’’ cioè a coloro che rivestono ruoli di potere o che hanno influenza nella sfera pubblica e per anni sono stati corrotti e hanno accettato di negare e contorcere la scienza che circonda il cambiamento climatico e l’estinzione di massa, traendo enormi profitti a discapito del pianeta e dei suoi abitanti. In questo articolo esamineremo insieme le strategie e i metodi usati da coloro che si oppongono a un cambiamento positivo, allo scopo di contrastare e rigettare i loro metodi, oltre ogni forma di dubbio. 

Li dove tutto è iniziato…

Il 71% delle emissioni di gas clima alteranti è causato da sole 100 compagnie (tra cui ENI, ExxonMobil e Shell) eppure le industrie del fossile  non si sono assunte nessuna responsabilità. Invece, hanno condotto una guerra che dura da decenni per confondere il pubblico, corrompere politici, incolpare i singoli e infine, ritardare l’azione.  Come l’ultimo soldato giapponese che combatte ancora la seconda guerra mondiale negli anni 70, la guerra alla scienza potrebbe continuare finché ci saranno carburanti fossili da estrarre e mercenari da ingaggiare. È fondamentale comprendere come l’attuale assalto alla scienza affonda le sue radici in un passato più remoto. 

Nei primi anni del 900 l’effetto che i combustibili fossili hanno avuto sul clima era già noto alla comunità scientifica grazie in parte all’apporto del premio Nobel per la chimica Svante Arrhenius che con la sua pubblicazione “L’influenza dell’acido carbonico nell’aria sulla temperatura del suolo” riuscì con successo a creare un collegamento tra il riscaldamento dell’atmosfera e della superficie terrestre e l’aumento esponenziale di gas serra.

Già ai tempi destava non poche preoccupazioni ma il fenomeno non era visibile oltre la variabilità climatica naturale, in pratica gli effetti del surriscaldamento globale non si erano ancora manifestati (non come oggi).

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La guerra alla scienza risale a più di mezzo secolo fa, quando l’industria del tabacco si ritrovò a doversi confrontare con primi risultati scientifici che persino le loro ricerche interne non potevano screditare, i risultati mettevano sotto i riflettori i pericoli alla salute del fumo. Al posto di prendere provvedimenti per limitare la morte e sofferenza del pubblico, decisero di, come spiegato nel libro ‘‘Doubt is their product’’ di David Michaels, manipolare l’opinione pubblica, mettendo in discussione ogni studio, metodo e rifiutando tutte le conclusioni. 

Vi suona familiare? Sarà perchè metodi del genere sono stati adottati ed affinati dall’industria dei carburanti fossili allo scopo di confondere il pubblico, corrompere politici e ritardare l’azione sulle loro attività, un circolo vizioso che ci sta costando la nostra unica casa. Per decenni, i grandi inquinatori hanno finanziato campagne pubblicitarie, fondato gruppi di propaganda e assoldato scienziati con curriculum impeccabili per attaccare le scoperte scientifiche che minacciano il loro operato.

Le discussioni avanzate da coloro che traggono profitto dalla inazione però non sono state sempre uguali e sono variate nel tempo, potremmo persino dire che si sono evolute con la consapevolezza del pubblico. Di seguito analizzeremo le strategie utilizzate dagli inattivisti, siano essi politici, scienziati o comunque individui interessati a mantenere lo status quo.

Il cambiamento climatico non è reale

Questa è l’affermazione più semplice ed efficace che gli inattivisti hanno adottato già dai primi decenni della loro attività. Dagli anni passati ad osservare e imparare dalle industrie del tabacco, le compagnie del fossile hanno appreso che molto spesso è necessario soltanto insinuare dubbio e incertezza per deviare il pubblico. Affermazioni come “Qui fa freddo”, “Le temperature erano più alte mezzo secolo fa”, “I ghiacciai si stanno espandendo”, “il clima cambia di continuo” etc… hanno dominato la scena politica per decenni, ignorando non solo il consenso scientifico generale ma anche le basi più elementari della fisica e chimica che ci dicono oltre ogni dubbio che all’aumentare dei gas serra nell’aria la temperatura sale, scatenando un cambiamento climatico repentino che a sua volta spinge la maggior parte delle specie animali e vegetali verso l’estinzione.

Non siamo noi

Quando la situazione inizia a scaldarsi (letteralmente) gli inattivisti non possono fare altro che accettare l’esistenza del problema ed adottare un’altra forma di contraddizione: non siamo noi la causa del cambiamento climatico ma lo sono fattori naturali come vulcani, il sole o raggi cosmici.

In realtà il surriscaldamento globale osservato ha un’impronta umana molto distinta. Quando gli scienziati hanno analizzato il tipo di carbonio che si accumula nell’atmosfera, hanno scoperto che la maggior parte di esso è dello stesso tipo dei combustibili fossili. Inoltre, dati provenienti dai satelliti mostrano meno calore che fuoriesce nello spazio, alle particolari lunghezze d’onda a cui la CO2 assorbe calore, Quindi ci viene da chiedere, dove finisce il calore generato? Sulla superficie terrestre, semplice. Un’ulteriore prova che lo schema segue il consenso generale degli scienziati è una più calda troposfera (dove avvengono i fenomeni atmosferici, lo strato più vicino a noi)  e una stratosfera più fredda al contrario di quanto si potrebbe aspettare se il riscaldamento fosse dovuto dal sole.

Il cambiamento climatico è positivo!

Uno dei punti tirati in ballo molto spesso è proprio quello che gli effetti del crollo climatico portano vantaggi all’essere umano come aumento dei raccolti e un migliore stile di vita. Quello che spesso però gli inattivisti dimenticano di menzionare è che i costi del collasso climatico sia in sofferenza umana che in economia, superano di molto tutti i possibili lati positivi. E così vediamo emergere molto spesso frasi come “la CO2 è cibo per piante” o “più caldo significa più zone abitabili e libere dai ghiacci”. Discussioni del genere peccano gravemente di selezione arbitraria o cherry picking per gli anglosassoni. In pratica i portatori di queste concezioni raccolgono dati a favore delle loro tesi e scartano tutti quelli che sono inconvenienti. L’aumento inarrestabile delle temperature uccide le piante, renderà gran parte del pianeta inabitabile e mette già da ora in pericolo la nostra sicurezza alimentare oltrepassando di gran lunga ogni effetto positivo, semmai ce ne fosse uno.

E’ troppo tardi per fare qualcosa

Assistere ogni giorno alla devastazione climatica e all’estinzione di massa che avvengono proprio sotto i nostri occhi non è di certo cosa da poco e a sprofondare nell’ansia climatica ci vuole un attimo. Gli scagnozzi dei combustibili fossili lo sanno e sanno anche come sfruttare questa nostra caratteristica del tutto umana e comprensibile. Insinuando che è troppo tardi per fare qualcosa e qualsiasi azione che intraprendiamo non è abbastanza per evitare il disastro, si assicurano anni e anni di inazione, spingendo ulteriormente il nostro pianeta verso il baratro. Per quanto la situazione possa sembrare tragica, la scienza ci dice che abbiamo ancora qualche anno per decarbonizzare l’economia e fermare la distruzione degli ecosistemi e ci sono buone ragioni per essere cautamente ottimisti. Il consumo di energie rinnovabili sta crescendo, le proteste e azioni nonviolente stanno iniziando a funzionare e la consapevolezza delle masse è a livelli che potevamo solo immaginare qualche anno fa.

Analogamente, tutto ciò che instilla dubbi e divide un movimento per il clima gioca a favore di coloro che traggono profitti dal nostro collasso. Siano esse scelte relative all’alimentazione, metodi di trasporto e scelte di vita, le forze dell’inazione, molto spesso insinuate nei più alti livelli governativi, sono più che felici di far continuare il dibattito e la divisione all’infinito. 

Questo breve ma esaustivo sommario servirà come faro guida per farci strada tra continui inganni, deviazioni e tentativi di greenwash, ultimo esempio il G20 a Napoli. Non ci resta che diffondere queste informazioni in lungo e in largo e far sì che ognuno sia capace di smontare pezzo dopo pezzo la narrativa portata avanti da coloro la cui unica preoccupazione sono i loro portafogli e non hanno nessuna intenzione di garantire un futuro vivibile a noi e alle generazioni future. Tenendo bene a mente che l’unica possibile salvezza risiede in noi e nel nostro potere di informarci, contrastare la propaganda e unirci alla ribellione nonviolenta.