I colloqui della COP25 sul clima non riescono a far fronte all'urgenza della crisi

10 Dec 2019 - Fiona Harvey - Madrid, trad. XR Italia
Notizie COP25



Il “The Guardian” riporta le affermazioni critiche di uno dei migliori climatologi a commento della prima settimana della Conferenza delle Parti a Madrid, in cui ci si è soffermati su dettagli anziché concordare profondi tagli alle emissioni. E intanto per le strade della capitale spagnola la protesta continua.


“I colloqui urgenti delle Nazioni Unite sulla lotta all’emergenza climatica non stanno ancora affrontando la portata reale della crisi”, ha avvertito uno dei più importanti climatologi del mondo, mentre ministri di alto livello dei governi di tutto il mondo hanno iniziato ad arrivare a Madrid per gli ultimi giorni dei negoziati della COP25.

I colloqui si stanno concentrando su alcune delle regole tecniche per l’attuazione degli accordi di Parigi del 2015, ma la questione fondamentale di quanto velocemente il mondo ha bisogno di ridurre le emissioni di gas climalteranti ha ricevuto poca attenzione ufficiale.

“Rischiamo di rimanere così impantanati in tecnicismi incrementali in questi negoziati da dimenticare di vedere il quadro d’insieme”, ha dichiarato Johan Rockström, direttore congiunto dell’Istituto di ricerca sull’impatto climatico di Potsdam[1]. “Esiste un concreto rischio di vedere deluse le proprie aspettative rispetto alle decisioni delle Nazioni Unite a causa dell’incapacità di riconoscere l’esistenza di una vera emergenza”.

Durante il fine settimana, i negoziatori hanno prodotto l’ultima bozza di un testo chiave sui mercati del carbonio, che non ha ancora il consenso necessario per passare.[2]

Il ritmo cadenzato delle trattative era in netto contrasto con le scene al di fuori della conferenza di Madrid, dove venerdì sera oltre 500.000 persone hanno marciato attraverso la capitale spagnola con la presenza della giovane attivista Greta Thunberg. Le proteste sono continuate durante il fine settimana, con Extinction Rebellion e gruppi provenienti da tutto il mondo.

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Rockström ha affermato che la conferenza delle Nazioni Unite deve affrontare urgentemente l’inversione della curva delle emissioni di gas climalteranti, che sono ancora in aumento nonostante i ripetuti avvertimenti scientifici per tre decenni e le molteplici risoluzioni dei governi per affrontare il problema.

“Dobbiamo piegare la curva verso il basso il prossimo anno”, ha detto al The Guardian, citando severi avvertimenti del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). “Il prossimo anno è l’anno della verità. L’anno in cui dobbiamo passare decisamente a un’economia che inizia davvero a ridurre gli investimenti nei combustibili fossili”. Persino le centrali a carbone attualmente progettate o in costruzione sarebbero sufficienti per produrre il doppio della riserva di carbonio che può essere immessa nell’atmosfera senza rischi per il prossimo secolo, ha affermato Rockström.


Articolo tradotto e abbreviato da questo pezzo, uscito su The Guardian l’8 dicembre, di Fiona Harvey, una giornalista ambientale pluripremiata che scrive per il Guardian. Ha riferito di tutti i principali problemi ambientali, dall’Artico e l’Amazzonia, e la sua vasta gamma di intervistati include Ban Ki-moon, Tony Blair, Al Gore e Jeff Immelt.

Credits of images: Agisilaos Koulouris - Instagram: @agisilaos_k - @round_sesame_bread - Email: agisilaoskoulouris@gmail.com - +306988723439


[1] https://www.pik-potsdam.de/pik-frontpage Il PIK affronta questioni scientifiche cruciali nei settori del cambiamento globale, degli impatti climatici e dello sviluppo sostenibile.

[2] I delegati di circa 100 paesi in via di sviluppo, guidati da Belize e Costa Rica, hanno introdotto il divieto di utilizzare crediti di riporto dal protocollo di Kyoto nel testo del regolamento per l’accordo sul clima di Parigi. USare crediti di riporto precedenti agli accordi di Parigi viene considerato una scappatoia contabile per raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di emissioni da parte di alcuni Paesi industrializzati, come l’Australia, ed è stato formalmente contestato ai colloqui della COP25. Si veda qui

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