Con l’aumento delle temperature, lo strato di ghiaccio nel Mar Glaciale Artico sta scendendo a livelli 'allarmanti'

17 Dec 2019 - Ian Sample, editore scientifico del The Guardian, trad. XR Italia
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Quest'estate, lo strato di ghiaccio che ricopre il Mar Glaciale Artico è sceso al secondo livello minimo mai registrato, proseguendo su una traiettoria discendente che sta sconvolgendo gli ecosistemi marini e rendendo sempre più precaria la vita di più di 70 comunità indigene che vivono intorno al Mare di Bering.

post-picture La nave della Guardia costiera canadese Louis S. St-Laurent si lega alla rompighiaccio della guardia costiera Healy nell’Oceano Artico il 5 settembre 2009. Foto di Patrick Kelley, US Coast Guard.


Il report annuale del “National Oceanic and Atmospheric Administration” (NOAA)[1] sullo stato dell’Artico ha rivelato che la temperatura media annua dell’aria nel 2019 è stata di 1,9° C al di sopra della media di lungo periodo, registrata dal 1981 al 2010: la seconda più alta da quando sono iniziate le registrazioni nel 1900.

post-picture Credits: NOAA Climate.gov adattato da ARC 2019


A causa dell’aumento delle temperature, il ghiaccio si è formato più tardi in inverno e si è sciolto prima in estate, riducendo l’estensione dello strato di ghiaccio marino artico alla fine dell’estate al secondo livello più basso da quando i satelliti hanno iniziato a monitorarne la copertura 41 anni fa.

Negli ultimi anni l’estensione del ghiaccio artico ha avuto un crollo drammatico. La copertura di ghiaccio del Mar Glaciale Artico è scesa a 4,15 milioni di km quadrati il 18 settembre 2019, il 33% in meno rispetto al minimo medio del periodo 1981-2010.

“Ogni anno in cui questa situazione si presenta, è più allarmante”, ha affermato Donald Perovich, coautore del report e professore di ingegneria al Dartmouth College (New Hampshire, USA). “Nel 2007 c’è stata una forte riduzione dell’estensione di ghiaccio a fine estate e non siamo mai più tornati ai livelli precedenti”, ha aggiunto.

Il ghiaccio vecchio, quello che ha più di quattro anni, un tempo dominava l’Artico, ma ora costituisce solo una piccola frazione del ghiaccio totale.[2] “Nel complesso, la copertura di ghiaccio del Mare Glaciale Artico si è trasformata dalla massa di ghiaccio più vecchia, spessa e forte degli anni ’80 a una massa di ghiaccio più giovane, più sottile e più fragile negli ultimi anni”, rivela il report presentato martedì scorso alla conferenza dell’American Geophysical Union in San Francisco.

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In Groenlandia, un’ondata di caldo estivo ha prodotto uno scioglimento tra i peggiori mai registrati: i dati satellitari dal 2002 al 2019 mostrano che la calotta glaciale ha perso in media circa 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno

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L’Artico è particolarmente vulnerabile alla crisi climatica, con temperature dell’aria annuali che aumentano il doppio della media globale. Parte del motivo è che il ghiaccio marino riflette i raggi del sole rimandandoli indietro nello spazio ma, quando si scioglie, causa un circolo vizioso (ciclo di feedback) in cui la minore quantità di ghiaccio lascia esposta più superficie marina scura, che assorbe più calore e spinge ancora maggiori quantità di ghiaccio a sciogliersi.

L’aumento delle temperature dell’aria e del mare sta già sconvolgendo la vita di oltre 70 comunità indigene che vivono intorno al Mare di Bering, dove quest’anno il ghiaccio marino ha mancato di poco un record negativo assoluto. La caccia sul ghiaccio sta diventando più pericolosa e l’accesso agli alimenti di sussistenza si sta riducendo, hanno affermato gli autori del rapporto. Inoltre, mentre la regione si riscalda, le specie ittiche dell’Artico si stanno ritirando in acque più settentrionali.

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“Questi cambiamenti stanno creando un mondo che non ci piacerà, con più tempeste e livelli del mare più alti. Ora è il momento di iniziare a fare tutto il possibile per ridurre i gas serra nell’atmosfera e per produrne meno, perché è questo che causa quello che vediamo”, ha affermato Erich Osterberg, professore associato di Scienze della Terra presso il Dartmouth College, che non ha contribuito al rapporto.

“Sono cambiamenti enormi, e sono spaventosi anche per noi scienziati che li studiamo di mestiere”, ha aggiunto. “È drammatico. È proprio solo nell’ultimo decennio o due che questi cambiamenti sono diventati eccezionali”.

Jack Landy, che studia il ghiaccio marino artico all’Università di Bristol, ha dichiarato: “Stiamo attraversando un punto di non ritorno nell’Artico, dove ampie regioni come il mare di Chukchi - un tempo coperto dal ghiaccio marino tutto l’anno - ora possono essere prive di ghiaccio anche in pieno inverno.

Gli scienziati concordano sul fatto che la copertura del ghiaccio marino artico avrà un futuro più roseo se manteniamo l’aumento delle temperature globali a 1,5°C anziché a 2°C al di sopra dei livelli preindustriali”, ha aggiunto.[3]


Articolo tradotto da questo pezzo:

https://www.theguardian.com/world/2019/dec/10/arctic-sea-ice-cover-falls-to-alarming-low-as-temperatures-rise

Nota per il lettore:

Il report dell’Amministrazione Nazionale oceanica e Atmosferica USA di quest’anno contiene anche un importante messaggio di avvertimento sul permafrost, terreno ghiacciato che immagazzina circa 10 volte più carbonio dell’Amazzonia. L’aumento delle temperature sta causando il disgelo del permafrost. Ciò significa in primo luogo che molte famiglie indigene stanno perdendo l’accesso ai loro mezzi tradizionali per conservare il cibo nelle cantine di ghiaccio. Ma gli impatti di ciò sono estremamente preoccupanti anche per il resto del mondo. Il report di quest’anno mostra che lo scioglimento del permafrost rilascia nell’atmosfera anidride carbonica a un ritmo più veloce di quello a cui le piante della regione riescono ad assorbirla. Le stime sulla quantità di anidride carbonica emessa dall’Artico vanno da 300 a 600 milioni di tonnellate. Queste emissioni indicano che l’Artico non solo è influenzato dalla crisi climatica. Ora sta contribuendo ad aggravarla.

Fonte: https://www.noaa.gov/media-release/arctic-report-card-record-territory-for-warm-temperatures-loss-of-snow-and-ice


[1]https://www.noaa.gov/ Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica degli Stati Uniti d’America, il report è uscito il 10 dicembre 2019

[2]Nel marzo 1985, il ghiaccio vecchio rappresentava il 33% del ghiaccio marino artico, ma ne rappresentava solo l’1,2% a marzo di quest’anno

[3]Qui le misure necessarie a raggiungere questo traguardo secondo il segretario generale dell’ONU Guterres: https://extinctionrebellion.it/notizie/2019/12/12/Guterres-impegni-Parigi-non-bastano-vanno-aumentati-5-volte/