Crisi ecologica e climatica: quanto e come ne parlano i media italiani?

07 Oct 2020 - XR Italia
Notizie Società Ribellione2020



Le scienze sociali riconoscono i mass media come attori chiave nell’identificazione e nell’interpretazione delle questioni ambientali. Infatti, i modi in cui la crisi ecologica e climatica viene inquadrata nella narrazione dei principali mezzi di informazione ne modella l’importanza nell’immaginario del pubblico. Lo abbiamo visto in questi ultimi mesi con il modo in cui è stata comunicata l’emergenza Covid-19. In questo articolo abbiamo voluto approfondire come i media italiani comunichino un’altra emergenza estremamente pressante, quella ecologica e climatica, e ci siamo chiesti se questo tipo di narrazione sia efficace per veicolare la gravità della situazione nella quale tutti siamo immersi.

Il Rapporto Eco-Media 2019 (scaricabile qui) propone una sintesi dei risultati del monitoraggio effettuato tra il 1 gennaio e il 30 settembre sulle notizie legate all’Ambiente proposte all’interno dell’edizione del Prime Time dei telegiornali delle sette reti nazionali (Rai1, Ra2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, La7). Lo scopo della ricerca è quello di evidenziare il peso quantitativo delle notizie dedicate all’Ambiente sul totale dell’agenda proposta dai principali telegiornali e metterne a fuoco le principali connotazioni. Il totale delle notizie presenti nei nove mesi analizzati nelle edizioni Prime Time dei sette principali Tg italiani è stato di 36.896 notizie; di queste sono state 3.773 quelle dedicate all’Ambiente in generale. Quindi il peso relativo risulta essere solo del 10%. Il rapporto evidenzia come sia cambiata in particolare la composizione interna alle notizie dedicate all’ambiente: il peso maggiore nell’agenda dei Tg Prime Time nel 2019 è stato rappresentato dalle notizie legate ai temi ambientali che con il 42%, ovvero 1.583 notizie, rappresentano la netta maggioranza dell’agenda ambientale: si tratta di notizie in cui l’elemento centrale è rappresentato dal racconto del rapporto attivo dell’uomo con l’ambiente naturale, un rapporto che ovviamente presenta sia elementi positivi che elementi di criticità. Questo è un notevole cambiamento rispetto agli scorsi anni in cui la maggior parte delle notizie in agenda erano sempre dedicate al racconto delle condizioni metereologiche o alla cronaca di disastri naturali. La struttura dell’agenda del 2019 sembra quindi mostrare un cambio di prospettiva nel raccontare l’Ambiente, in cui si concentra l’attenzione su quello che si può fare o cambiare per migliorare la qualità dell’ambiente che ci circonda.

Fin qui il rapporto sembra veicolare tiepide notizie positive, tuttavia se successivamente si analizza il modo in cui le notizie sono veicolate, in particolare nei telegiornali, ci si imbatte in questa nuvola di parole, in cui le parole più usate sono quelle scritte in grande.

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Come si vede, la parola più utilizzata a livello di comunicazione di temi ambientali è “maltempo”, termine che sminuisce e decontestualizza i singoli fenomeni evidenziando la mancanza di una visione d’insieme degli eventi, considerando che l’allarme lanciato da esperti che mette in relazione i fenomeni atmosferici estremi alla crisi climatica sia ormai accertato. È un modo di concentrarsi sul sintomo senza nominarne le cause. Nel 2020 questa tendenza non è cambiata, come si vede leggendo i titoli dei giornali e ascoltando le aperture dei TG in questi primi di ottobre 2020, in cui imperversa la parola “maltempo” ed “emergenza meteo”.

Se si considera poi che, per i cittadini italiani la fonte di informazione preferita in materia ambientale rimane quella dei programmi televisivi, il quadro è ancora più inquietante (Fonte: Istat). In Italia, nel 2019, solo l’1,3% delle notizie dei principali TG ha riguardato la crisi climatica, praticamente nessuna ha riguardato la crisi ecologica.

Inoltre nei principali giornali italiani, nonostante qualche adesione al progetto Covering Climate Now (un’iniziativa promossa da The Nation, Columbia Journalism Review e The Guardian che punta a riunire i media di tutto il mondo, grandi e piccoli, nel comune obiettivo di fornire al pubblico una maggiore informazione sul tema dell’emergenza climatica) non esiste ancora una sezione interamente dedicata alle due più grandi crisi che stiamo vivendo, ecologica e climatica, e al fatto che ci troviamo nel mezzo della Sesta Estinzione di Massa.

Alla luce della realtà della situazione, pensiamo sia invece necessario che la crisi climatica ed ecologica non sia più raccontata come un semplice fatto di cronaca, ma diventi la narrazione del nostro presente e dei pericoli che affrontiamo e che ci troveremo ad affrontare sempre più spesso se la nostra società non attiva un cambio di rotta sistemico e urgente. XR magazine ha già da mesi deciso di seguire il Guardian nel suo cambio di rotta rispetto al lessico e alle immagini da usare per comunicare queste crisi. Il Guardian è uno dei quotidiani più letti al mondo, forse anche perché la redazione ha avuto il coraggio di prendere una posizione netta sulla più grande crisi dei nostri tempi: quella climatica ed ecologica. L’obiettivo del giornale britannico non è più soltanto informare il pubblico sull’emergenza climatica ed ecologica “con un giornalismo ambientale di qualità, radicato nei fatti scientifici”, ma quello di contribuire attivamente al cambiamento di cui abbiamo un disperato bisogno. “È tempo di agire”, scrive la redazione e “noi non staremo zitti”. Come movimento e come singoli attivisti chiediamo ai media di ascoltare gli scienziati che ormai da anni lanciano grida di allarme; crediamo che ogni cittadino e cittadina meriti di conoscere la verità sulle più grandi crisi che il genere umano abbia mai dovuto affrontare, per poter scegliere con consapevolezza come agire e il tipo di cambiamento da pretendere.

Perché solo attraverso la conoscenza e l’azione si potrà ottenere un vero e proprio cambio di rotta.