La piaga delle locuste è calata sull'Africa orientale. Il cambiamento climatico pare essere la causa.

26 Feb 2020 - Madeleine Stone, trad. XR Italia
Notizie XR Magazine Società



Mentre le notizie sui nostri media si concentrano sugli effetti dell’epidemia del Corona Virus, un’altra piaga sta flagellando il continente africano. Si tratta degli sciami di locuste, che porteranno carestie gravissime e rischio fame per almeno 13 milioni di persone, in zone già in emergenza umanitaria a causa delle inondazioni. E le cause di questa crisi umanitaria sono le stesse che hanno provocato la siccità e il caldo estremo che ha permesso il propagarsi dei devastanti incendi boschivi in Australia: il cambiamento del Dipolo Oceanico, causato dal collasso climatico che stiamo vivendo. L’attività umana ha prodotto infatti un comportamento anomalo nella circolazione oceanica, innescando una strana confluenza di eventi che ha causato sia l’infestazione di sciami di locuste grandi come metropoli che gli incendi boschivi nella savana australiana. Eppure nessuno ne parla. Come redazione di XR Magazine abbiamo deciso di tradurre un articolo appena uscito su National Geographic, che spiega la situazione e le sue cause.

L’Africa orientale è nel mezzo di una crisi che sembra uscita dritta dal Libro dell’Esodo: la piaga delle locuste si sta diffondendo in tutta la regione, minacciando l’approvvigionamento alimentare di decine di milioni di persone. Sciami di parassiti vasti quanto intere città scendono su colture e pascoli e divorano tutto in poche ore, seminando il caos. Un’invasione di locuste della portata di quella che sta colpendo in questo momento sette paesi dell’Africa orientale non era mai stata registrata.

Gli insetti responsabili di questo disastro sono locuste del deserto, che, nonostante il loro nome, prosperano dopo periodi di forti piogge che permettono la fioritura della vegetazione in habitat normalmente aridi, in Africa e in Medio Oriente. Gli esperti affermano che la causa principale è un prolungato periodo di tempo eccezionalmente piovoso negli ultimi 18 mesi, durante il quale diversi cicloni, fenomeni di solito estremamente rari in queste zone, hanno colpito l’Africa orientale e la penisola arabica. La maggior frequenza di tempeste è legata all’influenza del Dipolo dell’Oceano Indiano, un gradiente di temperatura dell’oceano che nell’ultimo periodo è stato anormalmente alto, fenomeno collegato anche ai devastanti incendi dell’Australia orientale.

Purtroppo alcuni esperti affermano che quanto è accaduto potrebbe essere solo un assaggio di quello che ci aspetta, dal momento che l’aumento della temperatura della superficie del mare sovralimenta le tempeste e il cambiamento climatico favorisce schemi di circolazione come quello che ha preparato il terreno per le catastrofi di quest’anno.

“Se questo aumento della frequenza dei cicloni diventa la norma”, afferma Keith Cressman, senior officer della Food and Agriculture Organization, che si occupa di prevedere l’andamento delle popolazioni di locuste, “possiamo supporre che nel Corno d’Africa ci saranno sempre più crisi dovute a invasioni di locuste “.

Alle origini di una piaga

Secondo Cressman, la crisi delle locuste del deserto risale al maggio 2018, quando il ciclone Mekunu attraversò un vasto deserto non popolato sulla penisola arabica meridionale noto come the Empty Quarter, riempiendo lo spazio tra le dune di sabbia con “laghi effimeri”. Poiché le locuste del deserto si accoppiano e si riproducono liberamente in quella zona, ciò ha probabilmente dato inizio al fenomeno. A ottobre, il ciclone Luban si è sollevato dal Mar Arabico centrale per poi dirigersi a ovest e ricadere più o meno sulla stessa regione, vicino al confine tra Yemen e Oman.

Le locuste del deserto vivono circa tre mesi. Dopo che una generazione matura, gli adulti depongono le uova che, nelle giuste condizioni, possono schiudersi per formare una nuova generazione fino a 20 volte più grande di quella precedente. “Così, le locuste del deserto aumentano esponenzialmente la loro popolazione in poche generazioni successive”, afferma Cressman. In definitiva, i due cicloni del 2018 hanno permesso a ben tre generazioni di locuste di riprodursi in soli nove mesi, aumentando di circa 8.000 volte il numero di insetti che volano sul deserto arabo.

Quindi le locuste hanno iniziato a migrare. Nell’estate del 2019, gli sciami si muovevano in ondate successive sopra il Mar Rosso e il Golfo di Aden per giungere in Etiopia e Somalia, dove nei mesi seguenti hanno nuovamente trovato le condizioni ideali per riprodursi più volte, afferma Cressman. A quel punto la cosa avrebbe potuto terminare, se non fosse che lo scorso ottobre l’Africa orientale ha sperimentato piogge autunnali insolitamente diffuse e intense, culminate a dicembre in un rarissimo ciclone di fine stagione che ha investito la Somalia. Questi eventi hanno innescato l’ennesimo spasmo riproduttivo.

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Mentre continuano a moltiplicarsi, le locuste invadono nuove aree. A fine dicembre, i primi sciami stavano iniziando ad arrivare in Kenya, spostandosi rapidamente nelle aree settentrionali e centrali del paese; a gennaio, il paese stava vivendo la peggiore infestazione degli ultimi 70 anni. Invasioni di locuste hanno iniziato a manifestarsi anche in Eritrea e Gibuti, e il 9 febbraio enormi sciami di insetti hanno iniziato ad arrivare nel nord-est dell’Uganda e nel nord della Tanzania.

Prepararsi al peggio

L’infestazione potrebbe non avere ancora raggiunto il culmine. L’insolita intensità delle piogge, afferma Cressman, “ha portato la situazione ad essere non solo inusuale, ma molto pericolosa”, poiché ha consentito di riprodursi con successo ad almeno altre due generazioni di locuste.

Cressman teme che a giugno gli insetti avranno aumentato il loro numero di 400 volte rispetto a oggi, causando la diffusa devastazione di colture e pascoli in una regione già estremamente vulnerabile alla carestia. A Gibuti, in Eritrea, in Etiopia, in Kenya e in Somalia oltre 13 milioni di persone soffrono di “grave insicurezza alimentare acuta”, secondo la FAO, mentre altri 20 milioni sono a rischio di soffrirne in futuro.

“È una questione di tempistica”, afferma Cressman, spiegando che in Africa orientale la maggior parte delle colture viene piantata all’inizio della prima stagione delle piogge, in marzo o aprile. “Il momento in cui inizia la stagione delle piogge e gli agricoltori sono pronti a piantare verrà a coincidere con una nuova generazione di sciami.”

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Una confluenza di condizioni meteorologiche e climatiche insolite ha contribuito ad alimentare l’epidemia.

Ognuno dei cicloni del 2018 che ha alimentato il riprodursi delle locuste nella penisola arabica ha rappresentato un fenomeno insolito. Come osserva la NASA, possono passare interi anni senza che sul Mar Arabico si formi un singolo ciclone. E mentre nel 2018 c’è stato un numero abbastanza alto di rari cicloni, nel 2019 il numero degli eventi estremi è stato elevatissimo: l’Oceano Indiano del Nord ha infranto molti record, incluso quello della durata degli uragani e quello della maggiore “energia ciclonica accumulata”, una misura della potenza distruttiva della stagione. La tempesta di dicembre, per quanto rara, è stata solo uno dei sintomi.

La violenza delle precipitazioni, in particolare nel 2019, è legata al Dipolo dell’Oceano Indiano, che oscilla tra stati positivi, negativi e neutri, seguendo le oscillazioni della temperatura dell’acqua nell’Oceano Indiano. Quando il Dipolo dell’Oceano Indiano è negativo, i venti occidentali spingono le acque calde vicino all’Australia, portando ulteriore pioggia nella parte meridionale del continente. Quando è positivo, i venti occidentali si indeboliscono, permettendo alle acque più calde – e alle precipitazioni – di spostarsi verso l’Africa orientale.

Durante l’autunno 2018, il dipolo dell’Oceano Indiano era positivo. Successivamente è diventato lievemente negativo per pochi mesi, prima di tornare fortemente positivo […] Le condizioni meteorologiche che l’Africa Orientale e l’Australia hanno sperimentato recentemente sono esattamente ciò che i climatologi si aspettavano come risultato.

“La stagione dei cicloni iperattivi che ha portato forti piogge nella penisola arabica è stata guidata da una forte fase positiva del dipolo dell’Oceano Indiano, lo stesso modello che ha alimentato la siccità record in Australia”, afferma Bob Henson, meteorologo presso Weather Underground.

Ricerche recenti suggeriscono che questo modello potrebbe diventare più comune in un mondo in fase di surriscaldamento. Una ricerca del 2014 ha scoperto che nello scenario peggiore di aumento di emissioni climalteranti, la frequenza di fasi positive di Dipolo sull’oceano Indiano potrebbe aumentare di quasi tre volte entro la fine del secolo. In uno studio di follow-up del 2018, i ricercatori hanno scoperto che se il pianeta si scaldasse solo di 1,5 gradi, cosa che potrebbe purtroppo capitare entro il prossimo decennio, le fasi Dipolo dell’Oceano Indiano estremamente positivo potrebbero ancora raddoppiare. Secondo lo studio, ci sono già prove che il Dipolo dell’Oceano Indiano tende complessivamente a diventare più positivo.

Se questo porterà a più piaghe di locuste è una domanda aperta, ma è una possibilità preoccupante. A parte i modelli di circolazione oceanica, i cambiamenti climatici stanno riscaldando gli oceani ovunque, il che dovrebbe innescare precipitazioni più intense. Nel Mar Arabico, una recente ricerca suggerisce che il riscaldamento globale sta già rendendo più intensi i cicloni autunnali. Allo stesso tempo, altre ricerche hanno legato i cambiamenti climatici al peggioramento della siccità e all’aumento di piogge torrenziali in tutta l’Africa orientale, dipingendo un quadro di un futuro incerto, ma quasi sicuramente più pericoloso.

Mentre gli scienziati continuano a esplorare la direzione del clima in Africa orientale, le organizzazioni umanitarie si stanno dando da fare per evitare che la crisi delle locuste peggiori. Il mese scorso, la FAO ha invitato la comunità internazionale a raccogliere 76 milioni di dollari per operazioni di controllo dei parassiti e per proteggere agricoltori e pastori in cinque paesi afflitti da locuste. Cressman spera che i soldi arrivino, ma è preoccupato per i tempi. Dato che gli insetti continuano a moltiplicarsi, la necessità di aiuti potrebbe aumentare considerevolmente.

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Articolo tradotto da:

https://www.nationalgeographic.com/science/2020/02/locust-plague-climate-science-east-africa/?cmpid=org=ngp::mc=social::src=twitter::cmp=editorial::add=tw20200218science-locustsplagueafrica::rid=&sf230292507=1

Per approfondire ulteriormente segnaliamo questa rubrica, in cui è intervenuto Giovanni Giorgio Bazzocchi, entomologo all’università di Bologna, e Sergio Innocente, esperto regionale FAO per la prevenzione e risposta alle emergenze nell’ambito della sicurezza alimentare: “Invasione delle Cavallette e Cambiamenti Climatici, qualcosa a che fare?” Radio3 Scienza: https://www.raiplayradio.it/audio/2020/02/RADIO3-SCIENZA---La-carica-delle-locuste-939bfa2b-10bd-415a-a782-9db839e19a77.html

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