Può l’ecocidio diventare un crimine internazionale?

15 Jul 2020 - Ben Cooke
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La possibilità di rendere l’ecocidio un crimine internazionale è sempre più reale. La scorsa settimana il Presidente francese Emmanuel Macron ha dato la sua risposta ufficiale ai 150 membri sorteggiati della Convenzione Cittadina Per il Clima (CCC), che aveva convocato lo scorso anno per fornire al governo delle proposte per affrontare i cambiamenti climatici. Dopo 9 mesi di deliberazioni, il 99,3% dell’Assemblea ha chiesto che l’ecocidio fosse considerato un crimine. Il Presidente Macron ha promesso, a nome della Francia, di farsi portavoce della necessità di trasformazione dell’ecocidio in un crimine internazionale.

Una lunga campagna per far dichiarare la distruzione ambientale un crimine sta finalmente dando risultati. Ma che cosa è l’ecocidio, chi c’è dietro la campagna “Stop Ecocide” e perché il mondo sta cominciando ad ascoltare?

Osservate con attenzione una manifestazione di Extinction Rebellion e potreste vedere, fra le bandiere che mostrano il logo con la clessidra del movimento, un altro simbolo: un simbolo della pace verde, girato al contrario. Strizzate gli occhi, e potrebbe sembrare un albero, con tronco e rami. Questo è il simbolo della campagna Stop Ecocide (Stop all’Ecocidio), un’iniziativa fondata dall’avvocato Polly Higgins e da lei portata avanti fino alla morte prematura a causa di un cancro l’anno scorso. Stop all’Ecocidio vuole rendere la distruzione su vasta scala dell’ambiente un crimine contro la pace, come il genocidio.

Polly Higgins ha passato 10 anni facendo proseliti, ma la sua idea ha preso piede solo lo scorso anno. Extinction Rebellion l’ha incorporato nella sua seconda richiesta e, a novembre 2019, Papa Francesco ha detto di stare considerando l’idea di dichiarare l’Ecocidio peccato. Non c’è una soluzione unica alla crisi ecologica e climatica, ma un numero sempre maggiore di persone pensa che Higgins abbia trovato ciò che più ci si avvicina.

Higgins ha definito ecocidio come “la distruzione, il danneggiamento o la perdita su larga scala di uno o più ecosistemi di un determinato territorio, che sia per cause umane o altre cause, tale per cui il godimento pacifico dello stesso da parte dei suoi occupanti viene gravemente ridotto.” Higgins ha dato questa definizione per includere un tipo di distruzione ambientale della stessa scala della fuoriuscita di petrolio dalla Piattaforma della BP del 2010, che era stata considerata la peggiore di sempre: 134 barili di petrolio si erano riversati nel Golfo del Messico, uccidendo tra i due e i cinque trilioni di pesci e circa 200 mila tartarughe. All’industria del pesce il disastro è costato una cifra stimata intorno ai 247 milioni di dollari.

Gli incendi nell’Amazzonia dell’estate scorsa ne sono un altro esempio. In molti hanno pensato che questi incendi siano stati appiccati dagli allevatori di bovini e dai taglialegna. Il Presidente Bolsonaro, in carica da gennaio 2019, aveva ordinato un drastico calo delle sanzioni per le infrazioni ambientali e al contempo aveva anche tolto risorse e tutele agli ufficiali che erano incaricati di applicarle. Tutto questo equivaleva ad un tacito supporto a quelle pratiche. Se l’ecocidio fosse stato un crimine internazionale, Bolsonaro sarebbe sotto processo alla International Criminal Court (ICC).

\ Nei casi di genocidio o altri crimini di guerra, la ICC non persegue i soldati che hanno eseguito gli ordini, ma i politici e i generali che li hanno pronunciati. Allo stesso modo, se l’ecocidio diventasse legge, i politici e i CEO sarebbero considerati responsabili e sarebbero quelli messi sotto processo.

La legge proposta permetterebbe anche di criminalizzare le attività commerciali su larga scala come l’estrazione del petrolio e la deforestazione. Questo renderebbe impraticabili anche molti modelli di business e dovrebbe, in teoria, permettere a quelli più sostenibili dal punto di vista ambientale di prosperare.

I sostenitori affermano che la ristrutturazione economica è un piccolo prezzo da pagare per proteggere gli ecosistemi da cui dipende la civilizzazione. Le risorse del mondo naturale in questo momento stanno venendo consumate ad una velocità 1,7 volte più alta rispetto a quella che impiegano per rigenerarsi. A maggio Jared Diamond, vincitore del Premio Pulitzer e professore di geografia alla UCLA (University of California, Los Angeles), ha dichiarato al New York Magazine che, a meno che non rallentiamo, “c’è una probabilità del 49% che il mondo come lo conosciamo adesso collasserà intorno al 2050.”

\ “Prima o poi” dice Jojo Mehta, che adesso conduce la campagna sull’ecocidio, “lo stato in cui stiamo riducendo gli ecosistemi da cui dipendiamo ci imporrà di far entrare in vigore una legge come questa. Ciò che stiamo cercando di fare è di agire prima del tempo e assicurarci che questa legge venga applicata prima, così da avere tempo di adattarci.”

\ Estendere l’ambito di competenza dell’International Criminal Court è un processo sorprendentemente semplice. Ogni stato può fare proposta di emendamento tramite trattato internazionale, lo Statuto di Roma. Se due terzi dei 123 degli stati membri dell’ICC lo approvano, allora verrà applicato a quei due terzi. Se otto decimi lo approvano, allora verrà applicato a tutti. Forse Donald Trump preferirebbe ritirarsi dall’ICC piuttosto che lasciare che i CEO americani vengano messi sotto processo, ma anche se lo facesse, potrebbero comunque esserlo per aver commesso ecocidi negli stati firmatari dell’ICC. Ma Jojo Mehta spera che nessuno debba essere messo sotto accusa, perché alle imprese verrebbe garantito il tempo di transizione verso nuovi modelli di business.

Higgins e Mehta hanno rinunciato a convincere i ricchi paesi post-industriali da un po’. Invece adesso Mehta sta approcciando principalmente i paesi che si trovano in prima linea nella crisi climatica ed ecologica, come Vanuatu, una nazione isolana a sud del Pacifico minacciata dall’innalzamento dei livelli del mare. Voti da queste nazioni minori sono tanto potenti come quelli dei paesi più grandi all’interno dell’ICC. A dicembre dell’anno scorso, durante un’assemblea ad Hague, John Licht, ambasciatore di Vanuatu in Europa, ha detto: “Crediamo che questa idea radicale meriti di essere discussa seriamente.” E’ stata la prima volta in cui un rappresentante di stato ha definito l’ecocidio un crimine dal 1972, quando è stato suggerito dal politico svedese Olog Palme ad una conferenza ambientale delle Nazioni Unite a Stoccolma.

\ La dichiarazione di Licht è stata un forte indizio sul fatto che Vanuatu potrebbe presto sottoscrivere l’emendamento. Jojo Mehta spera che, una volta sottoscritto, la pressione a livello mondiale incoraggerà gli altri governi a fare lo stesso.

I detrattori della campagna “Stop all’Ecocidio” sostengono che imporre questa legge farebbe collassare l’economia. Polly Higgins placava questa paura paragonandola alla paura dei leader di business di duecento anni fa, che dicevano che l’economia sarebbe collassata se lo schiavismo fosse stato abolito. Non è successo. Nel suo libro, “Eradicating Ecocide”, ha scritto che “nell’arco di un solo anno dopo l’abolizione della schiavitù, i commercianti facevano affari proficui con altri prodotti, come il tè e la porcellana.”

Questa analogia con l’abolizione del commercio degli schiavi è ammaliante ma un po’ fuorviante. Suggerisce come l’economia potrebbe tranquillamente continuare come prima. Ma, se il processo per cambiare le leggi internazionali può essere sorprendentemente semplice, la portata del cambiamento che porterebbe alle nostre vite quotidiane sarebbe enorme. Cambierebbe il modo in cui mangiamo, incrementando il costo della carne e di altri cibi legati alla deforestazione. Cambierebbe ciò che indossiamo, mettendo la parola fine alla fast fashion. Cambierebbe il modo in cui scegliamo i nostri dispositivi, i trasporti, e molti altro.

Se la campagna di Stop all’Ecocidio vuole avere successo, dovrà trovare il modo di dimostrare che un’esistenza più modesta potrebbe in realtà essere più felice, ma anche che potremmo non avere alternative.

\ L’articolo originale

https://www.newstatesman.com/politics/environment/2020/03/could-ecocide-become-international-crime-1

Ben Cooke is a staff writer at the Times

Per approfondire

Nel sito stopecocide.earth si trovano tutti i materiali per diventare ambasciatori della campagna “Stop Ecocide” sui propri canali. Un breve video sul lavoro fatto per criminalizzare l’ecocidio si può trovare QUI