INTESA È NUDA: ATTIVISTI DI EXTINCTION REBELLION NUDI SOTTO IL GRATTACIELO SANPAOLO

29 Jun 2020 - XR Italia
Press Azioni XR Piemonte



Una nuova azione di Extinction Rebellion ha avuto luogo questa mattina, 29 giugno, a Torino. Una trentina di attivisti hanno organizzato un corteo stravagante partendo da Piazza Statuto fino al Grattacielo Sanpaolo.

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Seguendo la metafora del Re Nudo, il corteo è stato inaugurato all’arrivo di un’attivista con una grande testa di cartapesta, con la corona reale e con un mantello verde di circa 15 metri su cui sono stati stampati gli impegni alla sostenibilità che Intesa Sanpaolo continua a rivendicare su tutte le sue piattaforme. Tra musica e cori, il corteo è poi giunto alle porte del Grattacielo Sanpaolo, dove Extinction Rebellion aveva già messo in atto un’altra azione lo scorso 11 giugno. Una volta sul posto, una quindicina di attivisti si sono spogliati presidiando l’entrata del grattacielo. Sui loro corpi nudi sono stati scritti gli investimenti sporchi che Intesa Sanpaolo ha portato avanti negli ultimi 5 anni. Sui cartelli le scritte “Intesa è nuda” e “Intesa si veste di parole vuote”. “Dagli Accordi di Parigi ad oggi”, infatti, “la banca torinese ha investito circa 12 miliardi di dollari in combustibili fossili, continuando a finanziare progetti e aziende legate all’industria del petrolio, carbone e gas naturale” affermano gli attivisti, “riconoscere la gravità della crisi che stiamo vivendo significa smettere di bruciare carbone, petrolio e gas naturale, a partire da oggi”. Durante il presidio alcuni attivisti sono entrati dentro il grattacielo con l’obiettivo di consegnare simbolicamente un documento scientifico ad un delegato della banca. Dopo oltre un’ora di presidio, gli attivisti hanno simbolicamente legato i loro corpi l’un l’altro tramite “il mantello verde di Intesa Sanpaolo” per poi cadere a terra in un die-in finale.

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L’azione rientra in “Bail Out The Planet”, l’ondata di azioni decentralizzate promossa da Extinction Rebellion Europa in tutto il continente, per opporsi al riavvio dell’economia globale a spese degli ecosistemi planetari e delle vite umane.

La vita sulla Terra è in pericolo. Il nostro pianeta è in crisi, ma ogni crisi contiene una possibilità di trasformazione. Chiediamo ad Intesa Sanpaolo di smettere, sin da subito, di investire in tutte le tipologie di combustibili fossili.

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Il coraggio che non riusciremo a trovare oggi saranno le tragedie che dovremo affrontare domani. Con Amore e Rabbia

Extinction Rebellion Torino

FOTO dell’azione: https://drive.google.com/drive/folders/1Ar4AiF_24fR_eu4n_xILlIsBKxDkagoO?usp=sharing

APPROFONDIMENTO

PERCHÈ DI NUOVO INTESA SAN PAOLO?

Le azioni dell’11 giugno al grattacielo Sanpaolo avevano avuto l’obiettivo di denunciare l’incongruenza tra l’immagine green che la banca rivendica su ogni sua piattaforma e le conclusioni dei diversi report scientifici sugli investimenti dell’intero settore finanziario in combustibili fossili 1.

Lo stesso giorno, Intesa Sanpaolo ha tempestivamente inviato un comunicato di risposta 2 riproponendo tuttavia le stesse identiche rivendicazioni che erano state denunciate da Extinction Rebellion: (a) secondo alcuni indici di sostenibilità, Intesa è una delle banche più green al mondo; (b) Intesa si sta impegnando per il clima con la nuova policy per l’uscita dal carbone.

Dopo aver inoltrato una replica al comunicato 3, Extinction Rebellion ha scelto di tornare in azione sotto il grattacielo.

INDICI DI SOSTENIBILITÀ: COSA INDICANO DAVVERO?

Un discorso a parte meriterebbero gli indici utilizzati da Intesa Sanpaolo per posizionarsi all’interno di alcune classifiche di sostenibilità sociale e ambientale. Gli indici DJSI sono conosciuti, ad oggi, per l’estrema ambiguità in quanto premiano ogni anno aziende definite “socialmente irresponsabili” 4.

A maggio 2020, infatti, tra le prime 10 posizioni del Down Jones Sustainability Index (Europe) figuravano aziende come Nestlé, Roche e Novartis o la francese Total SA. Come inoltre rilevato da uno studio pubblicato recentemente, nel solo 2016 una società su 10 tra quelle inserite nella classifica del DJSI World non aveva i requisiti ambientali, sociali e di buona gestione d’impresa per farne parte 5.

La Climate list stilata da CDP (Carbon Disclosure Project), invece, si basa invece su dati forniti dalle stesse compagnie, dati che risultano quindi difficilmente standardizzabili (ovvero comparabili) e che riguardano solo le emissioni di anidride carbonica: in linea teorica, spingendoci all’estremo, un investimento in energia nucleare non avrebbe peso nella classifica.

POLICY PER L’USCITA DAL CARBONE

La policy per l’operatività creditizia nel settore del carbone approvata da Intesa Sanpaolo 6 pone, unico caso in Europa, una distinzione tra criteri di finanziamento verso paesi membri dell’OCSE e quelli che non ne fanno parte. Come già messo in evidenza da Greenpeace e Re:Common 7, si tratta di un doppio standard che applica criteri più morbidi nei confronti di Paesi dell’intero continente africano, dell’Asia e del Sud America, in quanto “i Paesi emergenti e a medio/basso reddito, con un fabbisogno energetico in rapida crescita, possono avere alternative limitate rispetto allo sviluppo di centrali termiche a carbone su larga scala”. Tuttavia, proprio questi Paesi sono definiti come i più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici 8. Tra i Paesi non OCSE, inoltre, figurano Cina, India, Russia, Iran e Arabia Saudita, tutti stati con le più abbondanti emissioni di CO2 8 e con la maggiore produzione di carbone 9.

Nei criteri di limitazione per l’operatività creditizia nel settore del carbone, inoltre, “restano esclusi dal divieto all’operatività i rinnovi di linee di credito continuative e le proroghe di linee a scadenza fissa”, come cita in una nota il documento di Intesa Sanpaolo 6. La policy si applicherebbe, quindi, solo ai nuovi finanziamenti, configurandosi più come un tentativo di limitare l’espansione dei consumi e delle attività estrattive del carbone, piuttosto che una decisa presa di posizione per disincentivare l’attuale sistema di produzione di energia.

GAS NATURALE NON VUOL DIRE ENERGIA VERDE

Per favorire la sostenibilità, Intesa Sanpaolo si è impegnata a non emettere titoli di credito per finanziare “i settori di combustibili fossili, energia nucleare e armamenti” favorendo invece investimenti nel settore energetico che privilegiano il gas naturale. Il Gruppo, però, rimane così prigioniero di una contraddizione: il gas naturale non è una fonte di energia verde. Per affrontare con il necessario coraggio la crisi climatica bisogna saper dire la verità: anche il gas naturale è un combustibile fossile, anche la combustione del metano produce CO2.

Una centrale di gas naturale emette intorno al 50% di CO2 in meno rispetto ad una centrale di carbone, ma produrre energia bruciando metano contribuisce comunque ad aumentare le emissioni di questo gas. Inoltre, il componente principale del gas naturale è il metano, che può fuoriuscire durante trivellazione, estrazione e trasporto. Il metano è un gas a effetto serra molto più pericoloso del biossido di carbonio, avendo una capacità di intrappolare il calore nell’atmosfera 86 volte maggiore, rispetto alla CO2, su un lasso di tempo di 20 anni 10.

QUALI RIPERCUSSIONI SULLA STABILITÀ ECONOMICA GLOBALE

Il declino del settore dei combustibili fossili, dovuto al costo ormai inferiore dell’energia rinnovabile e accelerato dal crollo del prezzo del petrolio provocato dal Covid-19, rappresenta una seria minaccia alla stabilità finanziaria mondiale. Le compagnie più esposte sono quelle che, ancora oggi, investono in infrastrutture e ricerca di nuovi giacimenti. Intesa, continuando a finanziare il settore, non solo contribuisce a destabilizzare il clima, ma mette a rischio, in maniera irresponsabile e poco lungimirante, i propri investitori e indirettamente tutti i cittadini 11.