Come favorire il “Bail out” del Pianeta

Intervista a George Monbiot

05 Jul 2020 - XR Italia
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In risposta alla crisi sanitaria, l’Unione Europea, come anche i governi europei, hanno approvato politiche volte a salvare industrie considerate “essenziali”, facendo ciò hanno dimostrato di essere capaci di apportare modifiche rapide e radicali al modello economico. Tuttavia offrendo miliardi a settori come avazione, trasporti su gomma e energia fossile, i governi stanno dimostrando ancora una volta il loro desiderio di rimanere sulla stessa strada distruttiva che stavano percorrendo prima, invece di focalizzarsi su un’efficiente e veritiera transizione ecologica. Alla luce della crisi climatica in corso, e dei distrastri ecologici che si amplificano ogni anno di più, noi, in quanto cittadini e cittadine, abbiamo bisogno di interrogarci su quali attività riteniamo necessarie. Vogliamo davvero soccorrere industrie che sono dannose per la gente e per gli ecosistemi?

Gli scienziati dicono che dobbiamo smettere di emettere gas climalteranti, punto. Dunque mettere in atto un “Bail out” (“salvataggio esterno”, con intervento degli stati) del Pianeta significa evitare di attuare un “salvataggio esterno” delle compagnie legate alle fonti fossili, che le faccia continuare ad operare come prima.

Ma questo è un enorme salto nel vuoto, e se fatto in modo scorretto, potrebbe rendere disoccupate tantissime persone in un periodo già problematico. Dunque questo “salvataggio esterno” del Pianeta può essere fatto nel modo giusto?

Phil Sansom ha parlato del tema con il giornalista George Monbiot, che pensa che sia possibile.

\ George Monbiot - I governi stanno spendendo tantissimo denaro per tenere a galla le compagnie. Io penso che questo stesso denaro dovrebbe essere speso per tenere a galla gli ecosistemi vitali della Terra. Dunque se si parla di tenere in vita l’industria petrolifera, che al momento ha centinaia di milioni di barili invenduti, o salvare le compagnie aeree, come si parla di fare, questo deve essere parte di un programma per riconvertire queste stesse industrie in altre che siano compatibili con un Pianeta abitabile.

\ Phil Sansom - Dunque stai dicendo che, invece che fare come il governo francese ha fatto con Air France, dicendo: “ok, finanziamo un salvataggio esterno a patto che voi tagliate un certo numero di voli”, tu stai dicendo che dovremmo proporre: “Vi salviamo solo se vi impegnate a liberarvi definitivamente di un certo numero di voli”?

George - si. Voglio dire, o questo o fare ciò che spesso molti di questi governo sostengono di voler fare, cioè lasciare che il mercato faccia il suo corso. Voglio dire, loro non vogliono davvero farlo, eppure continuano a dire di volerlo fare; ma questa sarebbe la via dura. L’alternativa sarebbe dire: “ L’unica circostanza per la quale noi governi opereremo un salvataggio esterno della vostra compagnia, è che alla fine di questo processo voi dovrete riconvertirvi, non sarete più una compagnia aerea, o una compagnia petrolifera; sarete una compagnia che si occupa di un settore del tutto differente”.

In entrambi i casi, l‘enfasi deve essere posta nell’aiutare i lavoratori, piuttosto che semplicemente versare contanti nelle casse della compagnia. Altrimenti, accadrà quello che accade sempre: abbiamo visto grandi compagnie, in giro per il mondo, ricevere grandi finanziamenti di salvataggio statali e poi subito bruciarli distribuendo dividendi ai grandi investitori, in questo modo i soldi sono stati incanalati direttamente dalle casse del governo ai portafogli dei grandi investitori. Questo a me sembra totalmente sbagliato.

Phil - finora abbiamo menzionato le compagnie petrolifere e le compagnie aeree. Sono questi due settori le priorità?

George - Bene, l’obiettivo finale è di tenere i combustibili fossili sotto terra. Se ci pensate, ci chiedono di cambiare le lampadine con quelle a basso consumo e migliorare l’isolamento energetico delle case, e questo è giusto. Ma in realtà lo scopo finale deve essere di smettere di estrarre combustibili fossili, perché il fatto stesso che vengono estratti significa che verranno bruciati. Dunque bisogna agire sul lato del consumo e sul lato della produzione allo stesso tempo, mentre finora abbiamo solo agito sul lato del consumo. Questo significa mettere in atto un piano deliberato del governo per cambiare le fonti di energia. Il governo deve deliberatamente agire per uscire da questa spirale di morte. Perché l’idea di salvare le industrie inquinanti e permettere che continuino come prima a inquinare è totalmente incompatibile con la protezione del futuro dell’umanità.

Phil - Ma, praticamente, come fai a far questo nei confronti di una compagnia petrolifera senza provocare la perdita di migliaia di posti di lavoro?

George - È qui che il governo deve intervenire. Se tu semplicemente prospetti la fine di una certa industria, la chiusura, ovviamente migliaia di persone perderanno il lavoro. Ma se invece il governo dicesse: “Alla fine del salvataggio dovete emergere come una industria occupata in un settore differente, dovrete riconvertirvi e noi vi assisteremo in questo processo. Per esempio invece di costruire piattaforme estrattive, costruirete piattaforme per impianti eolici off-shore. Invece di costruire oleodotti, costruirete interconnettori ad alto voltaggio per portare l’energia elettrica sulla terraferma”. Effettivamente, ci sono migliaia di potenziali lavori in questi settori, se il governo si impegna a supportarli. Allo stesso modo, potenzialmente c’è una enorme possibilità di impiego nell’efficientamento energetico delle case. E questo è anche un provvedimento a basso costo, con alto livello di impiego di personale, al contrario di molti piani di salvataggio esterno che hanno alti costi ma si rivolgono a compagnie che impiegano poco personale. Dunque se lo fai in modo razionale, puoi impiegare molte più persone di quelle che sono impiegate al momento facendo una seria transizione verde.