Riscaldamento globale più diseguaglianza sociale = ricetta per il caos - basti guardare al Cile

Le proteste che hanno costretto a spostare la conferenza sul clima COP25 da Santiago del Cile a Madrid hanno avuto la crisi climatica al centro

10 Dec 2019 - Maisa Rojas, coordinatrice scientifica della COP25, trad. XR Italia
XR Magazine Notizie Società COP25



È un grigio giorno invernale mentre attraverso la Conferenza climatica delle Nazioni Unite (anche nota come COP25) a Madrid. I padiglioni e le stanze hanno tutti nomi di città, regioni e fiumi del Cile. Sono nomi particolarmente familiari per me: oltre ad essere coordinatrice scientifica per la COP25, sono anche direttrice del Centro per la Ricerca sul Clima e sulla Resilienza (Center for Climate and Resilience Research) del Cile. È tutto un chiaro promemoria del fatto che dovremmo essere a Santiago.

Ma il 18 Ottobre 2019, il presidente del Cile ha dichiarato lo stato di emergenza e ha istituito un coprifuoco per placare tre giorni di disordine pubblico iniziato per un ennesimo aumento del costo della metro. L’esplosione della rabbia popolare è stata riassunta dal messaggio apparso sui muri della città e sui social media ‘Non si tratta di 30 pesos ma di 30 anni’, riferendosi al malcontento popolare degli ultimi tre decenni. Alla fine, la protesta ha portato allo spostamento della COP25 a Madrid.

Il movimento spontaneo a cui i cileni hanno dato vita continua ancora ad oggi. Le richieste del movimento sono ad ampio raggio: migliori pensioni, educazione, servizi sanitari, e un salario minimo; ma anche diritti relativi all’acqua e azione contro la degradazione dell’ambiente. Queste richieste hanno in comune il fatto di essere radicate in una società con profonde diseguaglianze che può essere ricondotta alla dittatura di Augusto Pinochet. Il quadro economico che ha istituito è rimasto praticamente invariato anche dopo il ritorno della democrazia negli anni novanta.

Ma perché questa ondata di violenza e rabbia è esplosa all’improvviso? Secondo il coefficiente di Gini (la misura delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza più usata al mondo), il Cile è uno dei paesi con maggiore disuguaglianza tra i paesi OECD. L’ultimo sondaggio fatto dal governo Cileno mostra che il 10% più ricco della popolazione cilena ha un reddito che è 39 volte maggiore rispetto al 10% più povero – dato peggiorato rispetto al 2015.

Lo stesso sondaggio mostra che più di un milione di persone vive nella povertà, di cui circa 400.000 stanno in condizioni di estrema povertà. Inoltre, più di metà dei lavoratori guadagna meno di 400.000 pesos (390 $) al mese. Per contestualizzare, un affitto medio a Santiago costa 300.000 pesos al mese.

A prima vista, a parte interrompere il Summit sul clima, questo tipo di disordine sociale non sembra avere molto a che fare con il clima. Ma approfondiamo.

Sappiamo che il cambiamento climatico agisce come amplificatore della diseguaglianza sociale, ripercuotendosi in maniera sproporzionata sui più vulnerabili. Consideriamo per esempio le ondate di calore, delle quali ce ne sono state molte quest’anno. L’impatto di tali eventi climatici estremi viene vissuto in maniera molto differente a seconda della possibilità o meno di accesso all’aria condizionata o ad uno spazio verde nelle vicinanze. La capacità di riprendersi dall’impatto di una tempesta tropicale dipende anche dalla possibilità di avere una assicurazione o dei risparmi, e dall’accesso a risorse naturali come l’acqua.

In Cile, un mese prima dell’esplosione della crisi sociale, c’è stato il primo sfollamento interno in conseguenza alla crisi climatica. Una siccità durata 10 anni ha fatto perdere i mezzi di sussistenza a molte fattorie di animali, sia di sussistenza che piccoli produttori. Nelle stesse zone c’è inoltre una feroce competizione per l’acqua tra persone locali e agricoltori, in particolare produttori di avocado. In questo modo, con l’impatto climatico che diventa sempre più intenso, possiamo aspettarci un aumento dello sfollamento e dei disordini. Non solo in Cile ma in tutto il mondo.

post-picture Una siccità di 10 anni ha provocato la perdita dei mezzi di sussistenza per molti piccoli allevatori- fiume secco La Ligua nella provincia di Petorca, Valparaiso, Cile; photo Ricardo Camus M. Flickr


Ma non sono solo gli effetti diretti del cambiamento climatico che hanno il potenziale di creare instabilità sociale. Il modo in cui il decisore politico reagisce a tali effetti diretti – se fatto senza attenzione e consenso – può causare ancora più turbolenze sociali.

Se vogliamo raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi – limitare il riscaldamento a 1.5 °C – la comunità mondiale ha bisogno di trasformazioni di scala e con obiettivi senza precedenti. Ultimamente è stato annunciato dalle Nazioni Unite che, per raggiungere questo obiettivo, il Pianeta deve ridurre le emissioni di gas serra del 7% ogni anno. Una parte del lavoro che deve essere compiuto da questo incontro sul clima e dal prossimo, che si terrà a Glasgow nel 2020, è di far diventare i vari Paesi molto più ambiziosi riguardo ai loro impegni.

Possiamo implementare queste trasformazioni senza affrontare tutte le altre sfide sociali che i nostri paesi stanno vivendo? Chiaramente non è possibile. La crisi Cilena lo fa vedere chiaramente, sottolineando i grandi ostacoli sociali, economici e ambientali che abbiamo di fronte. L’emergenza climatica sommata ad una crescente diseguaglianza sociale è una vera e propria ricetta per il caos.

Abbiamo visto cosa succede quando si chiede di contribuire agli sforzi per il clima a coloro le cui richieste sociali sono state ignorate: il movimento dei ‘gilets jaunes’ (gilet gialli) in Francia è nato in risposta all’aumento, imposto, del prezzo dei carburanti. Proteste in Ecuador, per la fine dei sussidi per il carburante, hanno portato la capitale Quito al blocco totale e hanno obbligato il governo a tornare sui propri passi. Questi eventi, insieme a quelli di Santiago, dimostrano che dobbiamo fare attenzione anche all’impatto sociale e culturale del cambiamento.

Affrontare questi problemi può sembrare un’aggiunta di complessità ad un’impresa già ardua. A lungo termine, però, delle azioni climatiche ambiziose e rapide saranno possibili solo se le richieste sociali sono soddisfatte.

La buona notizia è che affrontare i problemi sociali contemporaneamente alla crisi climatica ha il potenziale di generare soluzioni efficaci e a lunga durata. In Cile, uno dei modi per raggiungere neutralità delle emissioni di carbonio è di eliminare gradualmente le centrali elettriche a carbone. La chiusura porterebbe una serie di benefici, da una migliore qualità dell’aria ad una energia più economica. Coloro che lavorano nell’industria, però, sono naturalmente preoccupati per i loro diritti di lavoratori. Se il governo può sostenere le comunità durante la transizione, si arriverà ad un futuro migliore, più pulito e più sicuro. In altre parole, assicurarsi che ‘nessuno venga lasciato indietro’ è la chiave.

È fondamentale che la connessione tra lo sconvolgimento sociale e climatico sia messa in chiaro a Madrid – altrimenti avremo perso l’occasione di imparare che ogni crisi dovrebbe comportare. Mentre i delegati camminano per andare alle negoziazioni, spero che i nomi a cui passano davanti – di fiumi, regioni e città del Cile – possano servire loro da monito.


Testo tradotto da: https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/dec/08/un-conference-global-heating-cop25-chile-madrid-climate-crisis di Maisa Rojas, coordinatrice scientifica del vertice sul clima COP25 e direttore del Centro cileno per la ricerca sul clima e la resilienza.

Le immagini sono state scattate durante le azioni di Extinction Rebellion a Madrid, in contemporanea alla COP25, nel Dicembre 2019; credits: Agisilaos Koulouris - Instagram: @agisilaos_k - @round_sesame_bread - Email: agisilaoskoulouris@gmail.com - +306988723439