Come superare l'ecoansia e affrontare la crisi climatica ed ecologica

24 May 2020 - Emma Marris, New York Times
XR Families Società



Nelle scorse settimane abbiamo pubblicato una guida dell’associazione Nazionale Psicologi Australiana su come affrontare il tema della crisi climatica ed ecologica con i più piccoli. Ma che fare se a subire gli effetti dell’eco-ansia, disturbo diffuso fra gli adolescenti, siamo noi adulti? Ecco l’opinione di una scrittrice statunitense, Emma Marris, che propone un piano in cinque passi per gestire lo stress ed entrare a far parte della soluzione.

Scorri le notizie e vedi l’ennesima storia sulla crisi climatica. […] Leggendo ti si stringe il torace, e un senso di terrore si irradia dal tuo cuore e ti invade. Ti senti ansioso, impaurito e profondamente colpevole. Proprio stamattina hai guidato un’auto a benzina per andare al lavoro. Hai mangiato una bistecca. Hai prenotato un volo. Hai acceso il riscaldamento, hai dimenticato a casa le borse della spesa. Pensi che è tutta colpa tua.

Essendo una scrittrice che si occupa di temi ambientali, spesso mi si chiedono consigli su come rispondere alla crisi climatica ed ecologica. Ho delle idee. Meglio ancora, ho un piano in cinque punti utile non solo a gestire il carico psicologico derivante dal convivere con la crisi climatica ed ecologica, ma utile anche a entrare a far parte della soluzione.

Passo n. 1: sbarazzati della vergogna e dal biasimo.

Il primo passo è la chiave di tutto il resto. Certo, la nostra vita quotidiana contribuisce indubbiamente al cambiamento climatico e alla crisi ecologica. Ma questo perché siamo immersi in un sistema costruito dai ricchi e potenti hanno costruito che rende pressoché impossibile vivere delicatamente sulla Terra, senza calpestarla.

I nostri sistemi economici richiedono che la maggior parte degli adulti lavori, e molti di noi devono recarsi al lavoro in città progettate per favorire l’automobile. Cibo, vestiti e altri beni insostenibili rimangono più economici delle alternative sostenibili.

Eppure incolpiamo noi stessi per non essere abbastanza “verdi”. Come scrive Mary Annaïse Heglar, saggista di tematiche ambientali, “la convinzione che questo immane problema esistenziale avrebbe potuto essere risolto se solo tutti noi avessimo appena ritoccato le nostre abitudini di consumo non è solo assurda; è pericolosa”. Mette gli eco-santi contro gli eco-peccatori, quando in realtà sono entrambi vittime. Ci induce a pensare a torto, che solo attraverso le nostre abitudini di consumo possiamo avere voce in capitolo – che acquistare correttamente è l’unico modo per combattere la crisi climatica ed ecologica.

Finché continueremo a fare la gara a “chi è più verde”, finché saremo paralizzati dalla vergogna e dal biasimo, non combatteremo le potenti aziende e i governi, che sono il vero problema. Ed è esattamente ciò che esse vogliono.

Passo n. 2: concentrati sui sistemi, non su te stesso.

Anche se riuscissimo ad azzerare il nostro contributo personale ai cambiamenti climatici e alla crisi ecologica, questo ci richiederebbe praticamente un lavoro a tempo pieno, lasciandoci poco tempo ed energia per esigere i cambiamenti sistemici di cui abbiamo bisogno. Inoltre, le emissioni evitate sarebbero comunque minime rispetto all’entità del problema. Stando all’Energy Information Agency, nel 2018, ogni persona negli Stati Uniti ha emesso in media 16 tonnellate di anidride carbonica legate all’energia. In quell’anno, l’intero paese emise 5,28 miliardi di tonnellate di anidride carbonica legate all’energia.

Ad esempio io ho scelto di combattere contro un progetto di gasdotto che la società canadese Pembina vuole costruire in Oregon, dove vivo. Il progetto consiste nella realizzazione di un gasdotto, un impianto di liquefazione e un terminale di esportazione di gas naturale liquefatto. Se realizzato, il progetto comporterebbe emissioni di oltre 36,8 milioni di tonnellate di Co2-equivalenti all’anno. Circa 42.000 persone hanno presentato obiezioni allo Stato dell’Oregon chiedendogli di negare i permessi per il progetto. Se riuscissimo a fermare la costruzione, ognuna di quelle persone potrebbe rivendicare il merito di aver impedito un 1/42.000 di quelle emissioni - circa 876 tonnellate a persona! Sarebbero necessari 54 anni di vita individuale a emissioni zero per fare la stessa differenza.

Quello che voglio dire è che non sarà il sacrificio personale a risolvere la crisi climatica. La crisi si risolverà eleggendo le persone giuste, approvando le leggi giuste, redigendo le giuste normative, firmando i giusti trattati - e rispettando i trattati già firmati, in particolare quelli stipulati con i popoli indigeni; si risolverà chiedendo conto alle aziende e alle persone che hanno fatto miliardi sull’ecosistema di tutti noi.

Passo n. 3: unisciti a un gruppo efficace.

Questi cambiamenti radicali e sistemici sono complicati e saranno difficili da conquistare. Nessuna persona singola li può provocare. Per fortuna esistono già dozzine, se non centinaia, di gruppi impegnati nell’attivismo climatico ed ecologico. Alcuni sono locali […] e si dedicano a fermare determinati progetti di combustibili fossili. Altri, come Zero Hour e il movimento Sunrise, sono nazionali e puntano a cambiare la politica federale. Altri ancora, come Fridays for Future di Greta Thunberg, sono internazionali e mirano a esercitare pressione morale sui negoziatori del clima e sui governi di tutto il mondo. Gruppi come Project Drawdown studiano gli aspetti pratici della decarbonizzazione del mondo. Il cambiamento climatico è legato alla disparità di reddito e all’ingiustizia, per cui se la tua passione è la lotta contro il razzismo, per i diritti dei poveri, per i diritti e la sovranità degli indigeni, va altrettanto bene. Oppure potresti fare volontariato per un candidato politico locale o nazionale fortemente impegnato per il clima.

Ndr Uno dei gruppi locali di Extinction Rebellion, oppure la sua community XR Families Italy potrebbero essere la scelta giusta per te!

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Passo n. 4: definisci il tuo ruolo.

Il potere di questi gruppi non risiede solo nella forza dei numeri; funzionano bene perché dividono il lavoro necessario, affidando ogni compito a chi è più adatto a svolgerlo. Questo inoltre rende la lotta meno demoralizzante. Invece di cercare di diventare un esperto di diritto normativo internazionale, di catene di approvvigionamento globali, di scienza dell’atmosfera o dell’arte della protesta, puoi offrire le competenze e le risorse che già possiedi e confidare che altre persone con competenze complementari facciano anche loro la propria parte. Se sei uno scrittore, puoi scrivere lettere all’editore, newsletter e volantini. Se sei forte, puoi sollevare scatoloni. Se sei ricco, puoi donare soldi. Solo tu sai cosa e quanto puoi ragionevolmente fare. Bada a non esagerare all’inizio rischiando l’esaurimento (fenomeno del burn-out). Stabilisci un livello di coinvolgimento per te sostenibile e persevera. Ne trarrai anche beneficio, in quanto lavorare con un gruppo aumenterà la ricchezza e la diversità delle tue relazioni personali e potrebbe anche mitigare l’ansia e la depressione generate dalla crisi climatica ed ecologica.

Passo n. 5: ricorda a favore di cosa, non solo contro cosa stai combattendo.

Anche se contenere il riscaldamento globale sotto l’incremento di 1,5 gradi centigradi sarebbe certamente meglio di raggiungere +2 gradi centigradi, non esiste una soglia che implichi che è “troppo tardi” o che siamo “spacciati”. Più è bassa la temperatura, meglio è. Vale sempre la pena lottare.

Mentre lottiamo, è importante per la nostra salute mentale e la nostra motivazione tenere a mente un’immagine del nostro obiettivo: un futuro realisticamente buono.

Immaginate città vivibili, attraversate da linee di trasporto pubblico e parchi verdeggianti, infrastrutture che ronzano per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera, specie che si rinvigoriscono e ripopolano il mondo, fiumi d’argento per l’abbondanza di pesci, cieli che risuonano del canto degli uccelli.

Questo è un futuro in cui i problemi della disuguaglianza economica, del razzismo e del colonialismo, che hanno reso possibili decenni di inazione sui cambiamenti climatici e il disastro ambientale, sono stati riconosciuti e vengono affrontati. Sarà un momento di guarigione. Molti ecosistemi saranno cambiati, ma la resilienza naturale e la premurosa assistenza umana staranno impedendo l’estinzione della maggior parte delle specie. Questo è un futuro in cui i bambini si arrampicano sugli alberi. Non sono costretti a scendere in piazza a protestare, allarmati: per fortuna i loro genitori e nonni sono intervenuti.

Questo futuro è ancora possibile. Ma si verificherà solo se ci libereremo dalla nostra vergogna, smetteremo di concentrarci su noi stessi, ci uniremo e lo esigeremo.

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L’articolo originale

https://www.nytimes.com/2020/01/10/opinion/sunday/how-to-help-climate-change.html

L’autrice

Emma Marris è una scrittrice di saggistica americana le cui opere si concentrano su scienza, politica e cultura ambientale; si definisce come una scrittrice “più interessata a trovare e descrivere soluzioni che a delineare i problemi e più interessata alla gioia che alla disperazione”. Prima di diventare un’autrice, ha scritto per Nature per cinque anni. A questo link trovate alcuni suoi interessanti TED talks.