La ribellione di far scuola in natura

14 Jun 2020 - a cura di XR Famiglie
XR Families Visioni Ribelli Società



Una visione ribelle del futuro non può che mettere radici in età infantile, per questo la Community di XR Famiglie ha deciso di soffermarsi su alcuni modelli educativi che ci hanno colpito per la loro visione di un presente più sostenibile e di un futuro più resiliente. In questo primo approfondimento abbiamo scelto di ragionare su alcune esperienze educative, principalmente per bimbi dai 3 ai 6 ma non solo, dal taglio particolare, perché si svolgono quasi completamente all’aperto, nella natura.

Arrampicandosi sugli alberi e costruendo tane con i rami che hanno scorticato da soli, i bambini delle scuole all’aperto imparano al di fuori dei confini delle pareti delle classi. Equipaggiati con zainetti, tutine impermeabili e stivaletti, passano le loro mattinate a esplorare, dondolare sulle corde, ascoltare i versi degli animali e trovarne le tracce, oppure trasformare tronchi in razzi spaziali, aiutati solo dall’immaginazione e senza gadget tecnologici.

Siamo stati colpiti da queste scuole in natura per molti motivi, prima di tutto perché sono scuole “a impatto zero”: non producono emissioni per le loro attività (non avendo riscaldamento né elettricità perché si svolgono interamente all’aperto), né rifiuti di alcun tipo (i pasti non hanno imballaggio e molto spesso sono preparati dai genitori, non vengono usati giochi di plastica, né di alcun tipo, se non materiali naturali, albi illustrati e strumenti di lavoro), inoltre di solito i genitori sono attenti a far circolare gli abiti tecnici e non che vengono dismessi, organizzando molti “swap parties” per i bambini allo scopo di non comprare capi di vestiario nuovi da usare pochi mesi.

Il movimento degli asili e delle scuole nel bosco si sta diffondendo sempre di più in tutta Europa ed anche in Italia, anche se a macchia di leopardo. Esso è presente in tutta la penisola e nelle isole; esistono progetti che fanno rete, come le decine di “Asili del bosco e del mare” che hanno avuto origine dal primo, l’“Asilo nel bosco di Ostia Antica”, oppure la rete di 16 progetti riuniti sotto il nome di “Educare nel bosco” dalla Cooperativa Canalescuola, ma anche moltissimi altri progetti autonomi, con varie sfumature di intendere le attività all’aperto, alcuni anche all’interno di scuole pubbliche. Il sito Italia che cambia ha mappato e recensito molti dei progetti esistenti.

Questo movimento educativo è fortemente influenzato dalla pratica scandinava contemporanea, dove le Forest Schools sono una realtà da oltre cinquant’anni, e si sta diffondendo organicamente, stimolato dalle preoccupazioni per la perdita di contatto con la natura dei bambini; molti genitori si stanno rendendo conto che una generazione tenuta “sotto cellophane” oppure, per usare una espressione più attuale, “dietro plexiglas” potrebbe non avere più la possibilità di conoscere la natura né di confrontarsi con le emozioni ed i rischi adeguati all’età.

post-picture

Inoltre crescere all’aperto è una esperienza insostituibile, che nutre la creatività e l’amore per la natura, nonché il desiderio di proteggerla e preservarla. Come scrive George Monbiot sul Guardian:

Niente può sostituire ciò che accade all’aperto; anche perché le più grandi gioie della natura non possono essere scritte. Il pensiero che la maggior parte dei nostri bambini non nuoterà mai fra il plancton fosforescente di notte, non sarà mai sorpreso dal salto di un salmone, dall’acrobazia di un delfino, dal volo in picchiata del falco pellegrino o dal fruscio di un serpente nell’erba è quasi triste come il pensiero che i loro figli potrebbero non averne l’opportunità. Forse costringere i bambini a studiare seduti così tanto, piuttosto che correre selvaggi nei boschi e nei campi, è controproducente. […] La maggior parte di quelli che conosco che si battono per la natura sono persone che hanno trascorso la loro infanzia immersi in essa. Senza una sentimento della trama e della funzione del mondo naturale, senza un’intensità di connessione con la natura, quasi impossibile in assenza di esperienze precoci, i giovani e gli adulti del futuro non dedicheranno la propria vita alla sua protezione.

Di fare scuola all’aperto si sta parlando tanto anche in questo periodo, a partire da un autorevole appello di Anna Oliviero Ferraris, scrittrice e psicoterapeuta, che indica nella scuola all’aperto e nei programmi improntati al rispetto dell’Ambiente una soluzione perché la lezione del Coronavirus, quella di tutelare gli equilibri ecosistemici, non cada nell’oblio e rimanga ben impressa – tramite l’esperienza – nella memoria collettiva.

Moltissimi guardano alla scuola all’aperto come possibile soluzione al problema degli spazi, con riferimento alla necessità di distanziamento fisico venutasi a creare con la pandemia di covid-19. Eppure coloro che praticano la Forest School da prima di questa fase emergenziale, ci tengono a fare delle precisazioni: ad esempio Serena Olivieri, pedagogista e maestra del bosco, ha dichiarato in un’intervista che la “scuola nel bosco” può diventare un esempio “solo se si riuscirà ad avere una visione di futuro che vada al di là dell’emergenza sanitaria. Perché non basta prendere i bambini, spostarli da un’aula e metterli all’aria aperta. […] Quello che cambia è anche lo sguardo pedagogico che utilizziamo. Se non si capisce questo, nella fase due avremo tanti bambini all’aperto, ma anche tanti professionisti che faranno fatica a trovare il loro spazio e a riposizionarsi. […] Le idee girano e sono il lievito della crescita dei bambini. Già tante insegnanti delle scuole tradizionali si iscrivono ai nostri corsi di formazione: c’è un forte desiderio di scoprire le pratiche educative all’aperto.”

post-picture

Nonostante nessuna scuola nel bosco sia uguale all’altra e non esista un modello definito a priori è possibile ricavare alcune caratteristiche a cui la pedagogia del bosco si ispira. I punti nodali per la “pedagogia del bosco”, secondo Michela Schenetti, Irene Salvaterra e Benedetta Rossini sono:

Salute e motricità\ Il bosco offre una varietà di stimoli naturali attraverso i quali i bambini imparano a prendere consapevolezza del loro corpo e della loro forza.

Vivere il ritmo delle stagioni e i fenomeni naturali\ Vivendo costantemente in spazi aperti, il bambino affronta in modo spontaneo e naturale il cambiamento delle stagioni, apprende le diverse caratteristiche e qualità di primavera, estate, autunno e inverno.

Attivazione della percezione sensoriale attraverso esperienze primordiali\ Nella nostra abituale realtà tutti quanti usiamo solo una piccola parte delle capacità dei nostri sensi. Il bosco e la natura ci invitano invece ad abitare in essi attraverso un approccio multisensoriale.

Apprendimento globale e gioco libero\ Nel gioco libero, ossia senza la guida di un adulto, i bambini possono sviluppare una vera centratura, nuove idee e pensieri, imparando a rapportarsi con gli altri e a negoziare le regole scendendo a compromessi.

Educazione ambientale\ Nella scuola nel bosco avviene attraverso due modalità: attraverso i racconti e le conoscenze sull’ambiente che gli educatori comunicano quotidianamente, da un lato; attraverso esperienze che i bambini possono fare spontaneamente e autonomamente, dall’altro.

Possibilità di conoscere e apprendere i limiti della propria corporeità, promuovere l’autostima e l’autonomia\ I bambini, mettendosi alla prova fisicamente, arrivano a conoscere i propri limiti. Ogni successo rinforza la loro autostima e dà loro la possibilità di valutare meglio le proprie capacità.

Sperimentare lo scorrere del tempo e il silenzio\ Il silenzio, così raro nella nostra società, diventa occasione per concentrarsi, fermarsi, ascoltare. Anche il tempo viene percepito diversamente, in modo più spontaneo e con un approccio più tranquillo.

Apprezzamento della convivenza e promozione dell’atteggiamento sociale\ I bambini imparano a tenersi in considerazione l’uno con l’altro, ad aspettare, ad ascoltarsi, ad accettare debolezze e forze individuali e sviluppano molto velocemente un forte sentimento di appartenenza al gruppo.

post-picture

In sintesi, l’apprendimento all’aperto sviluppa nei bambini un set di competenze importanti: insegna l’autostima, a lavorare in gruppo, ad automotivarsi, ad essere flessibili, affrontare l’imprevisto ed amare la natura. Per chi pensa che i bambini di oggi debbano essere messi in grado di affrontare e superare con resilienza nuove sfide che richiederanno questo tipo di competenze, il movimento degli asili e delle scuole del bosco offre anche in Italia una possibile risposta.

Riferimenti

Credits delle foto

La foto di copertina e la terza foto sono rilasciate su licenza CC da Philippe Putt.