“È una crisi, non un cambiamento”: le parole e le immagini per Dire la Verità

28 Jan 2020 - XR Italia
XR Magazine Società



Già nel maggio dello scorso anno, Greta Thunberg ha scritto: “È il 2019. Possiamo chiamare questa situazione con il suo nome: collasso climatico, crisi ecologica e crisi climatica?”. Eppure ancora oggi spesso sui media italiani si sente parlare di “cambiamento climatico”, non viene quasi mai nominata l’emergenza ecologica e si offre ampia copertura alle parole di personaggi definiti “scettici del cambiamento climatico”, mentre si usano immagini a corredo che sminuiscono la portata della crisi in atto. Ecco le riflessioni della redazione di XR Magazine per elaborare un “lessico ribelle” che veicoli la realtà della situazione che stiamo vivendo, e per accompagnarlo di immagini che siano parimenti efficaci.

La prima richiesta di Extinction Rebellion è quella di DIRE LA VERITÀ sulla situazione. Ciò implica chiedere che i governi comunichino apertamente la gravità della situazione ecologica, dichiarando l’emergenza climatica ed ecologica, e cambiando tutte le leggi e decisioni politiche che non contribuiscano a risolvere questa situazione. Noi chiediamo che i governi comunichino in modo massiccio, con tutti i media, l’emergenza climatica ed ecologica, per informare il pubblico e promuovere la consapevolezza ambientale e le azioni che è necessario intraprendere.

Extinction Rebellion opera attivamente perché tutto questo possa essere realizzato, e noi ribelli, in prima persona, siamo impegnati ed impegnate in tutti i nostri ambiti di vita a comunicare la Verità.In questo articolo, che prende spunto dalle linee guida editoriali del Guardian1 e rielabora le osservazioni e i dibattiti emersi nei mesi sul forum dei ribelli iscritti a XR Italia, pubblichiamo un breve glossario di alcuni termini che abbiamo scelto di usare in XR Magazine per essere precisi quando parliamo dei nostri temi. Speriamo possa essere utile anche quando parliamo o scriviamo sui social delle questioni che ci stanno a cuore. Inoltre diamo anche alcune indicazioni, sulla scorta delle ricerche di “Climate Visuals”, su come scegliere le immagini per comunicare la crisi che stiamo vivendo.

1) Usare “emergenza climatica” o “crisi climatica” invece di “cambiamento climatico”

“Cambiamento climatico” non può più essere considerata una definizione che rifletta la gravità della situazione nel suo complesso; usare al suo posto “emergenza climatica”, come facciamo nella nostra Prima Richiesta, o “crisi climatica” descrive l’impatto più ampio della situazione.

2) Parlare sempre di “emergenza climatica ed ecologica”

Sui media, si sente molto, troppo spesso parlare solo di emergenza climatica. Questo è un problema, perché tralascia una parte sostanziale del disastro che ci affligge a più livelli e si focalizza su uno dei sintomi, anche se certamente uno dei più gravi e preoccupanti. Tuttavia l’intenzione di Extinction Rebellion è di concentrarsi sulla malattia, andare alla radice dei sintomi diversi che ci minacciano. La malattia è la distruzione totale della natura, su più fronti, il nostro stile di vita distruttivo, la nostra economia estrattivista che sfrutta le risorse in modo eccessivo, per lo più a vantaggio dei pochi (su scala globale, il cosiddetto “Global North” rispetto al “Global South”, ma anche su scala nazionale, regionale, per le disparità e le disuguaglianze socio-economiche crescenti nelle nostre società)2. Questa malattia sta causando il collasso climatico, la perdita di biodiversità, la sesta estinzione di massa che stiamo vivendo, e tutta una serie di crisi ecologiche.

Per noi è importante, fondamentale, che si parli sempre di “crisi climatica ed ecologica”. Chiediamo che i governi dichiarino un’emergenza climatica e ecologica ed agiscano di conseguenza. Non ci basta l’emergenza climatica.L’impatto di ridurre tutto al solo clima è più grande di quello che potrebbe sembrare3.

3) Correlare l’emergenza climatica ed ecologica alla “crisi sociale” o “collasso sociale”

Come noi di Extinction Rebellion ribadiamo da tempo, anche l’ultimo report dell’IPBES (maggio 2019) correla alla crisi climatica ed ecologica la “crisi sociale”. Il presidente dell’IPBES, Sir Robert Watson, ha dichiarato: “Le prove schiaccianti della valutazione globale dell’IPBES, provenienti da un’ampia gamma di diversi campi della conoscenza, presentano un quadro inquietante; la salute degli ecosistemi da cui noi e tutte le altre specie dipendiamo si sta deteriorando più rapidamente che mai. Stiamo erodendo le fondamenta stesse delle nostre economie, dei mezzi di sussistenza, della sicurezza alimentare, della salute e della qualità della vita in tutto il mondo”.4 Anche migliaia di scienziati e medici hanno avvertito in una lettera aperta: “Siamo particolarmente allarmati dagli effetti delle temperature in aumento sulla salute e dalle previsioni di un collasso sociale e di conseguenti migrazioni di massa. Tali rischi di un vero e proprio collasso sociale danneggiano la salute fisica e psichica in maniera mai vista finora.”5

4) Usare “negazionista delle scienze del clima” o “negazionista climatico” al posto di “scettico”.

L’Enciclopedia Treccani definisce “scettico” una “persona che dubita di tutto, che non crede in nulla, per principio o per inclinazione naturale”. La maggior parte dei cosiddetti “scettici” invece, posti di fronte a dati scientifici schiaccianti, negano con (apparente) convinzione che il cambiamento climatico stia avendo luogo, o sia causato dall’attività umana, quindi “negazionista” è un termine più appropriato.

5) Usare “surriscaldamento globale” al posto di “riscaldamento globale”

“Surriscaldamento” è più accurato dal punto di vista scientifico. I gas a effetto serra formano una cappa atmosferica che impedisce al calore del sole di ritornare nello spazio, e ciò ha gravi effetti a catena sul clima, comprese siccità ed alluvioni e maggior frequenza di “eventi meteorologici estremi”; il termine “riscaldamento” veicola invece immagini di un clima mite e piacevole.

6) “Gas a effetto serra” o meglio “gas a effetto climalterante” è preferibile a “anidride carbonica” o “emissioni di CO2”.

Sebbene “emissioni di CO2” non sia sbagliato, se si parla di tutti i gas che riscaldano l’atmosfera, il termine “gas a effetto serra” o meglio “gas a effetto climalterante” racchiude tutti i gas che arrecano danno al clima, compreso il metano, il biossido di azoto, i CFC, etc. Riguardo al metano, preferiamo non chiamarlo “gas naturale” ma “gas fossile” per evidenziare l’effetto climalterante della sua dispersione in atmosfera, in quanto la molecola di metano è 25 volte più efficace nell’assorbire i raggi riflessi dal suolo, oltre ad avere effetto climalterante in seguito alla combustione come tutti gli altri combustibili fossili.6

7) Usare talvolta ‘fauna e flora selvatica’ al posto di biodiversità.

Ci sembra che ‘fauna e flora selvatica’ possa essere un termine più accessibile, più adatto per raccontare, e un po’ meno tecnico per riferirsi a tutte le creature con le quali condividiamo il pianeta.

8) Usare ‘popolazioni di pesce/piscicole’ invece di ‘scorte ittiche’

Questa terminologia enfatizza il fatto che il pesce non esiste allo scopo di essere consumato dagli umani, ma ha una sua esistenza come animale senziente, nonché gioca un ruolo fondamentale per la salute degli Oceani.

Come scegliamo le immagini per illustrare i nostri articoli sull’emergenza climatica.

Noi di XR Italia siamo impegnati nel portare avanti azioni di impatto visivo che ci aiutino a parlare al cuore e alle viscere della gente per veicolare la portata della crisi che stiamo vivendo.

post-picture

Ad esempio ecco una foto visivamente forte dell’azione di Extinction Rebellion Roma il 15 gennaio 2020 davanti all’ambasciata australiana di Roma. Qui il video dell’azione:

Ma quando cerchiamo altre immagini a corredo delle Notizie sulla crisi climatica ed ecologica che pubblichiamo, abbiamo deciso di ispirarci, anche in questo, al Guardian e alle sue scelte, spiegate in questo pezzo dalla foto editor Fiona Shields7:

“La preoccupazione su come rappresentare al meglio l’emergenza climatica con le immagini ci ha portato a chiedere consiglio all’organizzazione di ricerca Climate Visuals, che ha scoperto che le immagini che descrivono il cambiamento climatico modellano il modo in cui esso viene compreso e la reazione che suscita.

Sappiamo, da anni di esperienza, che le persone amano gli orsi polari e i panda, quindi è facile capire perché queste bellissime creature siano diventate il simbolo delle specie in via di estinzione e di quello a cui ci riferivamo precedentemente come riscaldamento globale. Queste immagini raccontano una parte della crisi climatica, ma possono sembrare remote e astratte - un problema che non riguarda la specie umana, e che non è particolarmente urgente.

Tutto ci è stato chiaro quando abbiamo saputo che le ricerche condotte dal team di Climate Visuals hanno dimostrato che le persone rispondono a immagini e storie che implicano gli umani. Fotografie che mostrano emozioni e situazioni reali di altre persone rendono la storia rilevante per l’individuo. Invece di scegliere, per esempio, un’immagine di un fumaiolo che pompa l’inquinamento o una foresta in fiamme dovremmo scegliere di mostrare l’impatto diretto delle problematiche ambientali sulla vita quotidiana delle persone e cercare di rendere visibile l’entità dell’impatto, come in queste…

post-picture Uno studente va a scuola indossando una maschera per proteggersi dal fumo che ricopre la città di Palangka Raya, nel centro di Kalimantan. Fotografato da Aulia Erlangga / CIFOR (CC BY-NC-ND 2.0)


post-picture Un pilota di elicotteri guarda dall’alto in basso una New Orleans allagata dopo l’uragano Katrina. Fotografato da David Mark / Pixabay (CC0 1.0)


Quest’estate, i media hanno pubblicato titoli drammatici accanto a bollettini allarmanti sul clima che descrivevano in dettaglio l’impatto negativo della crisi climatica, ma le immagini scelte per affiancarli erano in genere di persone apparentemente a loro agio nella situazione, che si godevano un fine settimana soleggiato in spiaggia. La contraddizione tra titoli e immagini può minare l’effetto della notizia e condizionare il modo in cui percepiamo i rischi.8

Abbiamo bisogno di nuove immagini per nuove narrazioni.

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Siccità in Etiopia a causa di piogge non realizzate. Ne consegue la dipendenza dagli aiuti umanitari. Fotografato da Oxfam East Africa (CC BY 2.0)


Mentre le nostre storie vengono condivise attraverso le varie reti di social media, dobbiamo essere consapevoli di come l’immagine sia collegata al titolo e di come entrambi debbano cooperare per consentire al lettore di cogliere il senso generale dell’articolo spesso semplicemente a colpo d’occhio. Immagini pertinenti e non eccessivamente astratte sembrano essere la scelta migliore. Comunque, che il tono emotivo delle immagini sia in linea con l’argomento è fondamentale.”


  1. Indicazioni tratte dahttps://www.theguardian.com/environment/2019/oct/16/guardian-language-changes-climate-environment 

  2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/20/disuguaglianze-oxfam-2-153-super-ricchi-possiedono-quanto-altri-46-miliardi-di-persone-mentre-il-50-piu-povero-ha-meno-dell1/5678835/ 

  3. https://extinctionrebellion.it/societa/2019/12/03/Emergenza-climatica-servizi-ecosistemici/ 

  4. https://ipbes.net/news/Media-Release-Global-Assessment 

  5. Oltre mille medici inglesi hanno inviato al giornale The Guardian una lettera, firmata anche da docenti universitari e figure eminenti in campo medico, in cui accusano i governi di aver abolito le proprie responsabilità con politiche tristemente inadeguate e chiamano i cittadini a diffuse azioni dirette di disobbedienza civile nonviolenta. Anchela UK Health Alliance on Climate Change, che rappresenta tutti i maggiori organismi della sanità britannica, oltre a 650.000 professionisti, e negli USA 70 massimi gruppi della sanità pubblica, come l’American Medical Association e l’American Academy of Pediatrics, hanno pubblicato una dichiarazione in cui affermano che la crisi climatica si configura anche come un’emergenza sanitaria, e chiamano i governi e il mondo economico ad un’azione immediata.https://www.theguardian.com/environment/2019/jun/27/doctors-call-for-nonviolent-direct-action-over-climate-crisis 

  6. https://www.nationalgeographic.com/news/energy/2014/09/140924-natural-gas-impact-on-emissions/?fbclid=IwAR18S7-PPXaJiEhBQPREPL5aeQd0HI-RyqDpQrPcV7cKrdnjIrUbgpQqeaU#close 

  7. tradotto da:https://www.theguardian.com/environment/2019/oct/18/guardian-climate-pledge-2019-images-pictures-guidelines 

  8. vedi per un esempio recente questo report sulla copertura italiana sui media e i social dei catastrofici incendi, senza precedenti, che stanno devastando l’Australia:https://www.esquire.com/it/news/attualita/a30492839/australia-incendi-media/ 

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