2019: l’anno ribelle

11 Apr 2020 - Fiorella Carollo
XR Magazine Società



Il 2019 è stato un anno che ha visto in tutto il mondo una crescita veloce e sentita delle proteste contro l’ingiustizia sociale ma anche per la giustizia climatica e per la protezione dell’ambiente. Tutte queste proteste avevano una cosa in comune: l’uso senza compromessi di metodi nonviolenti da parte dei manifestanti. Questa forma di protesta abbracciata da migliaia di persone in tanti paesi del mondo ha mostrato il suo volto efficace, democratico, creativo.

di Fiorella Carollo.

È indubbio che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha visto un’esplosione senza precedenti di proteste nonviolente in ogni parte del mondo, dai giovani di Fridays for Future a Extinction Rebellion agli arrabbiatissimi studenti di Hong Kong. Questo 2019 assomiglia ad un altro anno ribelle: il Sessantotto. Forse qualcuno l’ha già detto, ma per me è una somiglianza che ha del notevole. Allora gli studenti in tutto il mondo insorsero contro l’autoritarismo e la bigotteria dei sistemi scolastici e universitari innescando una miccia di ribellione che accese altre proteste sociali contro l’ingiustizia e la repressione delle minoranze, dai nativi americani ai maori della Nuova Zelanda.

Dopo cinquant’anni a scendere nelle piazze e sulle strade sono di nuovo i giovani, anche i giovanissimi, che reclamano attenzione per l’emergenza climatica ed ecologica. Ma esattamente come nel ’68 altre proteste sono divampate, non per l’emergenza climatica ma per l’ingiustizia sociale.

I teenagers negli Stati Uniti si sono organizzati contro la violenza causata dalle armi e si sono raggruppati attorno a candidati progressisti; gli studenti ad Hong Kong dal 15 marzo 2019 hanno protestato con grande tenacia, raccogliendo attorno a sé il consenso della popolazione che non si è lasciata ingannare dalle dimostrazioni di violenza causate dalla stessa polizia. Infatti le elezioni locali di dicembre attese da tutti, incluse le autorità cinesi, per verificare l’impatto che otto mesi ininterrotti di proteste avevano avuto sulla città, hanno visto una vittoria schiacciante dei giovani studenti i cui rappresentanti hanno raccolto il 90% dei consensi nelle urne. Dall’altra parte del globo, in Sud America, in particolare in Cile, i giovani sono scesi nelle piazze per chiedere maggiore democrazia e hanno dimostrato per settimane nonostante i numerosi morti e arresti e l’uso della violenza intimidatoria da parte della polizia. Lo stesso è accaduto in Iraq e Iran.

Greta Thunberg arriva sulla scena internazionale nell’agosto 2018 e il movimento da lei ispirato Fridays for Future diventa virale. Dalla fine del 2018, decine di migliaia di studenti in tutta Europa cominciano a saltare la scuola il venerdì per protestare contro l’inazione dei loro leader politici sull’emergenza climatica ed ecologica. Nel gennaio 2019, in Belgio, 35.000 ragazzi protestano seguendo l’esempio di Greta. Il movimento ha una notevole risonanza tanto che quando una ministra belga insulta gli scioperanti, la reazione del pubblico è tale che essa è costretta a dare le dimissioni.

Nel settembre del 2019 dall’Islanda alla Papua Nuova Guinea, dalla città di Johannesburg a Madras, circa 7 milioni di persone di tutte le età protestano. I loro cartelli raccontano una storia: “Il mondo è più caldo [hot] di Leonardo Di Caprio”, “Ogni film sulla fine del mondo inizia con uno scienziato che non è stato ascoltato” “Anche i dinosauri pensavano di avere tempo” e ancora i più catastrofici “Voi morirete di vecchiaia, noi di cambiamento climatico”.

In Gran Bretagna, per tutto l’arco del 2019, la scena viene monopolizzata dalle azioni spettacolari di Extinction Rebellion; movimento baldanzoso e determinato, lancia la“ribellione di aprile”che ha visto proteste e atti di disobbedienza civile nonviolenta protrarsi per undici giorni ininterrotti,causando grandi disagi alla città di Londra. Le persone che si sono fatte volontariamente arrestare per le loro proteste sono state quasi 1200, tra di loro vi sono anche ottantenni, molti “over 50”.

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I media e le televisioni accusano i membri di Extinction Rebellion di essere “giovani borghesi, rampolli di famiglie benpensanti, presuntuosi e arroganti con la pretesa di rampognare la pubblica opinione su quello che è giusto”.

Qualcuno ricorda le reazioni inviperite della stampa e televisione dopo i primi giorni di proteste e i commenti per niente gentili che famosi presentatori hanno rivolto ai giovani intervistati di XR. Rammenta uno dei ribelli: “La stampa corporativa ha tutta in blocco reagito allo stesso modo. Non si è dimostrata interessata a comprendere, addirittura a farci parlare. Invece questo movimento ha mostrato a tutti che la disobbedienza civile funziona. Che usare la nonviolenza funziona. Che scendere in piazza e cercare di attirare l’attenzione sul problema ambientale funziona e che quindi in tutto il mondo dovrebbero imitare quello che sta facendo Extinction Rebellion”.

Nella seconda ondata di proteste, in autunno, iniziate il 7 ottobre 2019 e protratte per dodici giorni, il movimento si è presentato all’appello con un fronte allargato e diversificato. Sono scesi a protestare sulle strade londinesi e nelle maggiori città inglesi e non solo, le famiglie, le mamme, i nonni, i dottori, gli insegnanti, gli scienziati, gli scrittori, gli aderenti a diverse fedi religiose, dimostrando che quella di Extinction Rebellion non era la protesta di un gruppo di studenti della media borghesia ma era il grido d’allarme prima accolto e poi rilanciato da una grande fascia della popolazione.

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Dopo appena cinque giorni di proteste gli arresti in UK erano già arrivati a 1700 e il movimento dimostrò ancora una volta di avere una grande capacità di attrazione trasversale, tra le generazioni e gli strati sociali.

Extinction Rebellion ha creato una nuova narrazione sulla crisi climatica ed ecologica. Ha stimolato un dibattito sul caos climatico e sulla distruzione dell’ambiente che per decenni era respinto da qualsiasi agenda politica. Anche le proteste di XR mostrano il sorgere di una cultura diversa: se da una parte i politici incoraggiano le persone all’ostilità e all’individualismo,** i ribelli di XR invece lavorano insieme e fanno sforzi notevoli per ascoltare e andare oltre la retorica corrente della politica, della cultura, e proporre un nuovo dialogo.**

La forma stessa della ribellione di XR è diversa: non è un fiume ordinato di dimostranti che inondano le strade con i loro striscioni ma è un misto di azioni che includono numeri da circo, processioni funebri, 400 alberi lasciati davanti al parlamento per i deputati affinché li piantino, un matrimonio celebrato sul ponte di Westminster, mamme con i loro neonati che allattano davanti la sede di Google.

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Il 2019 verrà ricordato come l’anno che ha riportato alla ribalta in modo drammatico e con tutta l’urgenza necessaria la questione ambientale, ecologica e climatica. E questo grazie alla convergenza di più fattori decisivi. L’arrivo sulla scena di Greta e la grande presa che riesce ad avere sull’opinione pubblica, gli scioperi dei giovani Fridays for Future, le proteste di XR che da Londra divampano come un fuoco portato dal vento, dapprima nel resto dell’Inghilterra e poi nel mondo.

I movimenti FFF e XR e i loro alleati, insieme agli esponenti del mondo indigeno, in prima linea nella lotta per la giustizia climatica ed ecologica, sono coagulati e sono scesi in piazza insieme nella gigantesca manifestazione a Madrid venerdì 6 dicembre 2019 durante la COP25, che ha visto sfilare per il centro della capitale spagnola mezzo milione di persone.

Ultimo ma non meno importante il supporto decisivo dei benefattori ambientali che si sono mobilitati con un tempismo sincronico per sostenere finanziariamente l’espandersi delle proteste dei due movimenti. Strumentale l’aiuto delle organizzazioni mainstream sul territorio, Greenpeace, Amnesty International, Oxfam, Slow Food, che dalle loro sedi internazionali hanno offerto aiuto logistico, la loro expertise e i loro membri che si sono uniti alle proteste con i loro corpi.

Concludo con un’ultima riflessione: il 2019, con l’affermarsi della protesta nonviolenta e della resistenza civile di massa, segna, a mio avviso, l’inizio di una nuova era. Questa forma di protesta abbracciata da migliaia di persone in tanti paesi del mondo ha mostrato il suo volto efficace, democratico, creativo. Si è sdoganata dal mito un po’ ingombrante dei suoi rappresentanti più famosi del secolo scorso, Gandhi e Martin Luther King, per diventare uno strumento accessibile a tutti. Non c’è bisogno di enormi sacrifici, di sangue versato, si può fare con poco e lo possono fare tutti. Non c’è bisogno di essere eroine né eroi.

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Da dove è tratto:

Questo articolo è un rifacimento di parti tratte dal libro di Fiorella Carollo “Extinction Rebellion e la rivoluzione ambientale” in uscita per Multimage, 2020