La crisi climatica ed ecologica non va in quarantena. I film per imparare dalla catastrofe

Per la Rubrica Quarantine Rebellion

15 Apr 2020 - di Filippo Fassina e Sara Varcasia
XR Magazine Visioni Ribelli



Secondo appuntamento per la rubrica #QuarantineRebellion in cui settimanalmente vi proporremo documentari, letture, film per riflettere sulla crisi climatica ed ecologica. Dopo avervi consigliato alcuni tra i principali documentari che si sono occupati da varie angolazioni del climate change, in questa puntata vi proporremo alcuni tra i film che meglio hanno affrontato e rappresentato la crisi che stiamo vivendo. Quindi coraggio, mettetevi comodi!

L’isolamento forzato a causa della pandemia di Covid-19 continua in Italia, come in grande parte del mondo, lasciandoci in alcuni casi con molto tempo libero e la possibilità di dedicarci a visioni o letture per troppo tempo rimandate. Siamo consapevoli del profondo disagio che questa emergenza sanitaria sta creando in tutti noi, ma siamo anche consapevoli che il virus, così come l’emergenza climatica ed ecologica, non colpisce tutti nella stessa maniera, mettendo in grave crisi le fasce più deboli della popolazione. Noi di XR #stiamoacasa e ci auguriamo, nonostante tutto, che tutti abbiano la possibilità di guardare un bel film, da soli o in compagnia della famiglia o dei coinquilini/e, che ci faccia evadere (e, perché no, anche riflettere) per qualche ora dalle quattro mura che ormai sono tristemente diventate il nostro orizzonte.

Fin dalla sua nascita, infatti, il Cinema è stato utilizzato per portare lo spettatore “da un’altra parte”, per farlo viaggiare con la fantasia verso mondi altrimenti irraggiungibili (pensate al primo film di fantascienza, Le voyage dans la lune, del 1902), lontani nello spazio e nel tempo, o semplicemente immaginati. Parallelamente, il Cinema è sempre stato utilizzato anche come strumento per raccontare la nostra società, le vite di uomini e donne come noi, spaccati della nostra quotidianità e della realtà che viviamo, con realismo e precisione. Per queste ragioni, il cinema si rivela da sempre, il canale ideale per affrontare tematiche complesse come la crisi ecologica e climatica. Infatti, lo ha fatto da molti punti di vista, raccontandone con drammaticità o leggerezza gli aspetti e le conseguenze nel presente e soprattutto nel futuro. I film ci offrono infatti la preziosa possibilità di allargare lo sguardo e guardare “oltre”, oltre il business-as-usual, oltre il presente, verso il futuro che ci aspetta o verso alternative possibili, mantenendo uno sguardo a volte realista, a volte ottimista e a volte estremamente pessimista. Tra i principali generi e stili che hanno affrontato e interpretato la crisi climatica troviamo infatti film catastrofici, commedie e film drammatici, film di animazione e, ovviamente fantascienza (che qui assume il nome di Cli-Fi), passando per i classici della distopia.

Quindi, ecco qui una selezione di film che meglio hanno affrontato la crisi ecologica e climatica, dai differenti punti di vista.

Interstellar (2014)

Di Christopher Nolan

Durata: 169 minuti

Paesi di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito

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Interstellar rappresenta uno dei film più ambiziosi per regista britannico Christopher Nolan. Uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo nel 2014, è già diventato un cult della fantascienza e dei viaggi spaziali, inserendosi a pieno titolo tra i migliori film di questo filone. Il film racconta della storia di Joseph Cooper (interpretato da Matthew McConaughey) e di sua figlia Murph (Jessica Chastain), in un futuro prossimo in cui il nostro pianeta è diventato inabitabile, devastato da eventi climatici estremi, e dove solo poche colture hanno resistito portando ad una continua crisi alimentare. L’umanità si è a lungo adattata a questa emergenza, arrivando a negare le passate conquiste scientifiche per concentrarsi solo sulla propria sopravvivenza, e quindi sulla produzione di cibo. Tuttavia, quando la vita sulla Terra diventa non più sostenibile, Cooper, ex pilota ed ingegnere della NASA, è costretto a partire alla ricerca di nuovi pianeti abitabili. Grazie ad un fortissimo immaginario visivo e a una fotografia suggestiva (una menzione speciale alla rappresentazione delwormholeGargantua, basata sugli studi del celebre fisico teorico Kip Thorne), Interstellar ci accompagna in un’epica odissea attraverso lo spazio, lasciandoci però con una domanda in testa durante tutto il film: vogliamo davvero arrivare a tutto questo?

«Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango.» (Cooper)

Snowpiercer (2013)

Di Bong Joon-ho

Durata: 126 minuti

Paesi di produzione: Stati Uniti d’America, Corea del Sud

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Dal regista di Parasite Bong Joon-ho, Snowpiercer si svolge nel 2031 in un mondo distopico, tornato in una nuova Era Glaciale a causa di esperimenti falliti per fermare il cambiamento climatico. Gli ultimi umani sopravvissuti vivono all’interno di un treno, (lo Snowpiercer, appunto) che si sposta costantemente intorno alla Terra, alimentato da un motore perpetuo. Inserito in un immaginario profondamente distopico, il film ci fa riflettere sulle conseguenze non solo ambientali ed ecologiche, ma soprattutto sociali del collasso del sistema. Dentro al treno infatti, i passeggeri sono rigidamente divisi in classi sociali, con forti tensioni tra i passeggeri più poveri (che vivono in fondo al treno) e i passeggeri più ricchi (che vivono nei vagoni anteriori) e dove l’ordine è rigidamente mantenuto da una milizia interna che ha il compito di mantenere lo status quo di oppressione e sfruttamento degli ultimi nei confronti dei primi. La storia segue il tentativo di ribellione di Curtis (Chris Evans) e dei suoi amici che partono verso la testa della locomotiva, con l’intenzione di uccidere il creatore del treno. Il film affronta dunque, con l’espediente della distopia, tematiche molto attuali come l’impatto sociale della crisi ecologica e i rischi di eco-fascismo.

Re della Terra Selvaggia (2012) Di Benh Zeitlin

Durata: 93 minuti

Paese di produzione; Stati Uniti d’America

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Il tema centrale del lungometraggio Re della Terra Selvaggia (Beasts of the Southern Wild), è il concetto di “perdita” sia in chiave collettiva che individuale, la piccola protagonista Hushpuppy (Quvenzhané Wallis) deve affrontare la perdita dei genitori e frenare l’imminente di scomparsa della sua terra e della sua comunità, dove i cambiamenti climatici hanno provocato il disgelo di antiche creature preistoriche ibernati nei ghiacciai da millenni. Un’impresa enorme per Hushpuppy, una bambina di sei anni che vive insieme al padre Wink, tra le baracche fatiscenti del Bayou della Louisiana in un’area paludosa, detta “Bathtub”(trad. Vasca da bagno), separata da una diga, dal mondo ricco e “civilizzato”. La madre di Hushpuppy è morta, e quando anche il padre scopre di essere malato, prima di morire vuole che sua figlia non abbandoni la sua terra, ma ne diventi Re, la creatura più forte. Quando l’urgano si abbatte sulla sua comunità, l’unica via d’uscita per Hushpuppy è ripartire da sé stessa, rimuovere le macerie e ristabilire l’equilibrio naturale della sua terra. Il passaggio all’età adulta, tema classico di molta produzione cinematografica, qui assume i toni e le proporzioni mitiche della lotta per la sopravvivenza. Sullo sfondo di tutta la vicenda campeggia una morale ambientalista sulla necessità di mantenere un equilibrio fra le cose e sulla possibilità di sconvolgimenti climatici e ambientali, qualora questo equilibrio non venisse più assicurato. Sarà infatti Hushpuppy a spiegarci, a più riprese, come il mondo intero derivi dall’equilibrio tra tutte le sue parti e come la rottura anche della parte più piccola, possa far saltare l’intero meccanismo. Il film è una parabola dai profondi riflessi esistenziali: non solo i ghiacciai potrebbero sciogliersi, i mari elevarsi, gli uragani spazzarci via, ma anche il nostro micromondo interiore necessita di quell’equilibrio per sopravvivere. Lo sguardo di Hushpuppy, alla fine sereno e risoluto, verso i propri fantasmi, verso la pira di suo padre che si allontana sull’acqua, ci racconta che è riuscita a scrivere un’altra parte della sua storia, “per gli scienziati del futuro”.

WALL-E (2008) Di Andrew Stanton

Durata: 98 minuti

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

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WALL-E è un lungometraggio di animazione, vincitore del premio Oscar come miglior film di animazione nel 2009. Il film racconta la storia di WALL-E (acronimo per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class), l’ultimo robot presente sulla Terra, abbandonato dagli esseri umani, che rimarrà per 700 anni a svolgere il compito per cui era stato programmato: ripulire la Terra. Il nostro pianeta, in un futuro non così lontano, è stato infatti abbandonato dagli esseri umani a causa dell’eccessivo inquinamento ed accumulo di rifiuti, che ormai coprono l’intera superficie terrestre. L’esistenza d WALL-E verrà sconvolta dall’arrivo di un altro robot, EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator) che ha il compito di ricercare forme di vita sulla Terra, per scoprire se il pianeta è tornato abitabile. Il film racconta le peripezie di WALL-E, che ormai ha sviluppato una coscienza umana e si è innamorato di EVE, tra nuove generazioni di robot e nuove generazioni di umani (ormai diventati obesi ed incapaci di camminare) in un’avventura che cambierà la loro vita e quella dell’intera umanità. WALL-E affronta con un sorriso, ma anche con uno sguardo critico, i paradossi della nostra società capitalista e consumista, in cui il consumo costante, necessario per la “crescita infinita”, ci porta a scontrarci con la finitezza del pianeta, arrivando a ricoprirlo interamente di immondizia. WALL-E è un film perfetto da vedere con tutta la famiglia, per educare le future generazioni ad una coscienza ecologica.

Princess Mononoke (1997) Di Hayao Miyazaki

Durata: 134 minuti

Paese di produzione: Giappone

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Sesto film di animazione del Maestro Hayao Miyazaki, che in Princess Mononoke (Mononoke-hime) utilizza sapientemente il phanteon shintoista per metterlo al servizio di quello che è il tessuto principale del film, ovvero il tema ambientale ed ecologico. Fra le divinità rappresentate, Ashitaka è un principe guerriero che dopo lo scontro con un cinghiale posseduto, rimane ferito e contagiato da una maledizione mortale. Decide di lasciare il suo villaggio e intraprendere un viaggio alla ricerca dell’origine della maledizione e di un rimedio da parte del Dio della foresta, il Dio Cervo, l’unico a poterlo guarire. Arrivato nei luoghi da cui veniva la bestia, scopre una guerra tra uomini e una forma primitiva di animali della foresta aiutati da San, la Principessa Mononoke, una ragazza allevata dai lupi che ha rinnegato gli uomini. . Dall’altra parte gli uomini, ovvero la signora Eboshi e il suo villaggio, i Tataraba, una comunità di fabbri che distrugge le foreste e le montagne per estrarre il ferro con cui produrre i loro fucili, inimicandosi le divinità della natura. La rottura dell’equilibrio ecologico, che lega gli uomini alla natura da millenni, è simboleggiata dalla testa del Dio della foresta, il Dio Cervo, colui che la possederà diventerà immortale.

Il film si allontana dai luoghi comuni dell’animazione, andando oltre la propria immaterialità per dare profondità e pesantezza ai protagonisti, San e Ashitaka, al rapporto intenso e fuori dai canoni che li lega. . San e Ashitaka, simboli rispettivamente della natura e della razza umana, potrebbero unirsi, come suggerisce la madre-lupo, ma non è chiaro come e quando e se accadrà. Il film, con il suo finale “insolito”, una sorta di “non-fine”, conferma quanto sia difficile trovare la giusta sintesi tra le ragioni della natura e quelle degli uomini.

Il Pianeta Verde (1995) Di Coline Serrau

Durata: 99 minuti

Paese di produzione: Francia

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Il Pianeta verde (La Belle Verte), è una commedia fanta-ecologica in cui la regista Coline Serreau vuole farci riflettere sulle nevrosi del nostro tempo, mostrandoci un mondo in cui non esiste la moneta e l’età industriale è finita da più di 3000, che a prima vista può apparire povero e arretrato ai nostri occhi, ma che in realtà rappresenta una dimensione di vita più autentica e in equilibrio con la natura.

Il film racconta di una donna, Mila, vedova e madre di due figli, che sospettando di essere figlia dell’unione di suo padre con una terrestre vuole andare a conoscere il suo pianeta di origine. Raggiunge Parigi nel bel mezzo di una giornata caotica, intraprendendo un viaggio all’insegna della futilità e della miopia umana, dove ciò che le salta subito all’occhio è l’esistenza di una scala di valori completamente sfalsata, che mette al primo posto la ricchezza, riducendo le persone a “ombre” di sé stesse e l’amore a merce di scambio qualunque.

Quando anche i figli di Mila arriveranno sulla terra, a Parigi, racconteranno ad uno stupefatto parigino, la storia del Pianeta verde, di come dopo l’età industriale siano seguite grandi trasformazioni, la guerra civile e infine un periodo di “caos pre-rinascimento” in cui “tutto ciò che era stato nocivo per la salute non si comprava più, o si buttava. Senza vendite, niente potere. L’esercito e la polizia erano impotenti”. Sarà questo il percorso evolutivo, anche per il nostro pianeta?

La Donna Elettrica (2018) Di Benedikt Erlingsson

Durata: 101 minuti

Paesi di produzione: Islanda, Francia, Ucraina

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Ambientato nei bellissimi e (quasi) incontaminati paesaggi islandesi, La Donna Elettrica (Kona fer í stríð) racconta, con uno sguardo molto intimo, la storia di Halla (Halldóra Geirharðsdóttir), all’apparenza una tranquilla donna di mezza età, direttrice di un coro di provincia, ma che nasconde una vita segreta da eco-attivista. Halla compie infatti azioni di sabotaggio delle linee elettriche, con l’obiettivo di danneggiare gli impianti siderurgici che stanno contribuendo a distruggere il suo paese e il mondo intero. Il racconto intreccia la storia da attivista con la vita personale di Halla che, prima di essere un “eco-terrorista”, è soprattutto una donna con le sue paure, i suoi bisogni e i suoi desideri. . Il film racconta con dolcezza gli aspetti più umani dell’attivismo e, pur non condividendone le pratiche, affronta tematiche molto care ad Extinction Rebellion, come ad esempio il sacrificio che si rende necessario per proteggere il pianeta, le paure e le speranze per il futuro, ma soprattutto l’amore sconfinato verso la Natura e verso il prossimo.