Una nuova speranza: intervista a Jacopo Simonetta

13 May 2020 - XR Italia, Jacopo Simonetta
XR Magazine Società



Noi della redazione di XR Magazine, a quasi due mesi dall’articolo-intervista “Cosa abbiamo capito sul Covid-19”, abbiamo pensato di intervistare nuovamente il nostro redattore ecologo Jacopo Simonetta alla luce degli sviluppi della crisi innescata dalla pandemia di Covid-19.

Redazione: Nel finale della lunga intervista che ti abbiamo fatto, che è stata letta da migliaia di persone, ci eravamo lasciati accennando a un nuovo tipo di speranza e di obiettivi per l’attivismo in una società che ha vissuto la pandemia da covid19. Potresti approfondire cosa intendevi?

Jacopo Simonetta: Ci sono due cose che sono indispensabili agli umani per affrontare le difficoltà: avere una speranza e poter vedere un senso in ciò che accade, di conseguenza in ciò che si fa.\ Al contrario, ostinarsi a vivere nelle proprie illusioni è esattamente ciò che può trasformare una crisi in una trappola mortale. In fondo è esattamente questo che ci ha portati nella situazione attuale: ostinarci a credere che una qualunque combinazione di arrangiamenti tecnologici, politici, economici e culturali avrebbe potuto garantire ad un numero indefinito di persone di vivere un’eccellente e lunga vita, mentre la “Natura” prosperava tutto intorno a noi.\ Eppure sappiamo molto bene da almeno 50 anni che non può essere così e anche perché non può essere così. Sapevamo anche, approssimativamente, quando il collasso della nostra civiltà sarebbe cominciato e perché, ma i nostri sogni erano più rassicuranti e quasi solo di questi si è parlato e tuttora si parla nei vari “Earth Summit”, COP x, eccetera. Questa, alla fin fine, è la causa del loro completo fallimento.

Redazione: Ora che il temuto collasso sistemico sembra essere cominciato, e visto che secondo alcune previsioni proseguirà per decenni, esiste ancora spazio per la speranza?

Jacopo Simonetta: Secondo me sì, ma solo a condizione di trovare un senso a ciò che accade e che accadrà e lo dobbiamo trovare nella realtà dei fatti e non nei sogni. La pandemia in corso può essere un buon punto di partenza.

Redazione: In che senso?

Jacopo Simonetta: Il Covid-19 ha sparso il panico a tutti i livelli ed in praticamente tutti i Paesi, ma non è certamente il virus di per sé a rappresentare un pericolo per l’umanità, mentre lo sono, eccome, il panico con le sue conseguenze economiche e politiche. In pratica, una malattia che probabilmente ucciderà alcune centinaia di migliaia, forse qualche milione di persone nel mondo, ha già innescato processi che rischiano di portarne alla tomba decine di milioni nel breve termine, forse miliardi nel giro di alcuni decenni.

Redazione: Come è stato possibile tutto questo?

Jacopo Simonetta: è accaduto perché alla fine del XVIII secolo una combinazione di eventi unica nella storia ha reso temporaneamente possibile una crescita economica, tecnologica e demografica che in due secoli ha surclassato di parecchi ordini di grandezza quella verificatasi nei 50.000 anni precedenti (cioè da quando è approssimativamente cominciata la diffusione planetaria della nostra specie).Le conseguenze sono ineluttabili: il degrado delle risorse e dell’ambiente hanno condotto lo sviluppo economico in un vicolo cieco in cui siamo contemporaneamente minacciati dal collasso economico e da quello ecosistemico.

Redazione: Puoi spiegarci meglio questo concetto di interrelazione fra collasso economico e collasso ecosistemico?

Jacopo Simonetta: In estrema sintesi, una qualunque economia funziona come una pompa che aspira risorse dall’ambiente, ci fa qualcosa che poi riscarica nell’ambiente stesso. Maggiore è l’energia che possiamo applicare alla “pompa aspirante”, maggiore è la quantità di beni e servizi che si possono produrre, dunque maggiore è la popolazione che può vivere e maggiore è il livello tecnologico che si raggiunge. Questo, a sua volta, consente di aumentare i flussi di energia e di materia, dunque la produzione di beni e servizi che, alla fine, diventano comunque rifiuti e via di seguito.

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Oil spill, credits: Adela Leiro

Finché il sistema economico è piccolo rispetto alla Biosfera, il gioco funziona, ma via via che l’economia cresce, la qualità delle risorse si degrada e la disponibilità di servizi ecosistemici si riduce, mentre la popolazione aumenta.Se una tendenza alla crescita eccessiva si trova in tutte le economie, il capitalismo ha fatto di questa il suo fondamento. Il sistema capitalista è infatti strutturato su una ridondanza di retroazioni positive, senza alcun freno al suo interno. Anzi, con efficaci sistemi per ritardare l’effetto frenante del degrado ambientale e della sovrappopolazione. I principali di questi sistemi sono lo sviluppo tecnologico, il debito e la globalizzazione. Il loro effetto combinato è stato amalgamare tutte le economie del mondo in un’unica mega-macchina spaventosamente efficace nell’estrarre risorse dalla Terra e produrre beni o servizi di ogni sorta, ma che funziona solo se riesce a mantenere un costante tasso di crescita dei flussi di merci, persone e denaro attraverso l’intero Pianeta.

Detto in termini fisici, ciò che mantiene funzionale la rete economica globale è un tasso costante di aumento nella dissipazione di energia. Cosa che, alla fine, è la causa prima ed ultima del degrado del Pianeta con tutte le conseguenze del caso.Già molte società del passato hanno degradato il proprio ambiente fino a provocarne il collasso e sono quindi decadute o scomparse, ma finora il fenomeno era rimasto delimitato a specifiche regioni. L’energia dei combustibili fossili ha invece permesso alla nostra civiltà di crescere fino a minare la struttura portante della Biosfera a livello planetario, scatenando fenomeni come la catastrofe climatica, l’estinzione di massa, l’alterazione di tutti i cicli bio-geo-chimici e molto altro ancora.

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Photo by roya ann miller on Unsplash

Redazione: Secondo te si può parlare in questo caso di “overshoot”? inteso come lo si intende quando si parla di “Earth Overshoot Day”?

Jacopo Simonetta: Certo, tecnicamente, questa situazione si definisce “overshoot”. Questo è un termine che in ecologia indica quando una determinata popolazione supera la “capacità di carico” del territorio in cui vive (solitamente indicata con “K”). Cioè quando la popolazione supera la capacità del territorio di sostentarla a tempo indeterminato. In pratica, lo possiamo considerare un sinonimo di “sovrappopolazione” perché, con buona approssimazione, se c’è sovrappopolazione c’è degrado dell’ambiente e, di solito, viceversa.

Tuttavia, l’impatto delle popolazioni umane (solitamente indicato con “I”) non dipende solo dalla loro consistenza, bensì da una combinazione di fattori demografici, economici e tecnologici. Per poter parlare di sovrappopolazione, occorre poi tener conto anche dei fattori ambientali e di come questi variano in rapporto alla nostra presenza.\ In pratica, siamo in overshoot ogni volta che I (impatto delle popolazioni umane) supera K (capacità di carico del territorio). Questa è una condizione che non può durare a lungo perché, quali che ne siano le cause, quando una popolazione supera la capacità di carico, il suo habitat comincia a degradarsi, costringendo la popolazione stessa, prima o poi, a diminuire.

Redazione: Cosa intendi quando dici “prima o poi”, la popolazione sarà costretta a diminuire?

Jacopo Simonetta: “Rientrare nei ranghi” è inevitabile, ma le cose possono andare molto diversamente a seconda di quanto tempo ci si impiega.Se, infatti, il declino dell’Impatto delle popolazioni umane (“I”) è più rapido del degrado del suo ambiente, si potrà tornare ad un relativo equilibrio abbastanza presto e ad un livello demografico elevato. Se, invece, il declino di “I” è più lento di quello del suo habitat, lo stato di sovrappopolamento perdura a lungo e l’equilibrio non sarà raggiunto che più tardi e più in basso. Tanto più tardi e tanto più in basso quanto più a lungo la popolazione rimane in overshoot.

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Figura 1 Se gli impatti (linea blu) diminuiscono più rapidamente della capacità di carico (linea rossa) la popolazione si salva, altrimenti si estingue.

Questi due semplici grafici illustrano ad un tempo il senso di ciò che accade e quale deve essere la strategia per uscirne il prima ed il meglio possibile.

Il declino di “I” (Impatto umano) dipende infatti da una combinazione di declino demografico, riduzione dei consumi e della tecnologia. Tutto ciò comporta certamente sofferenze e crisi economica, ma lungi da essere la malattia, è invece metà della medicina.L’altra metà della cura è sostenere “K” (la Capacità di carico del territorio), il che vuol dire, in sintesi, conservare/ripristinare il funzionamento degli ecosistemi e proteggere la biodiversità.

Redazione: Concretamente cosa significa “sostenere la capacità di carico del territorio” e diminuire l’impatto umano?

Jacopo Simonetta: All’interno di questa meta-strategia rientrano infinite combinazioni di provvedimenti in tutti i campi che dovrebbero essere modulati in base alle molteplici situazioni locali, ma in ogni caso abbiamo delle “linee guida”: tutto ciò che contribuisce a ridurre l’impatto dell’uomo sul territorio e/o a sostenere la capacità di carico del territorio stesso ci avvicina ad una possibile salvezza; tutto il resto ce ne allontana.

Per esempio, per diminuire l’impatto umano si può agire riducendo i redditi eccessivi, la mobilità intercontinentale, i consumi di energia e di risorse primarie o la natalità (tramite empowerment femminile ad esempio); oppure abbandonando determinate tecnologie, per citare solo alcune azioni possibili che non sono però valide ovunque nella stessa misura. Per fare un esempio banale, in alcuni Paesi è più urgente ridurre i consumi, mentre in altri la natalità.

Contemporaneamente, per sostenere la capacità di carico del territorio (K) si può agire proteggendo boschi e paludi, o ampliando i parchi nazionali, rinaturalizzando porzioni di territorio (rewilding), fermando l’espansione urbana, eccetera. La rapidità con cui abbiamo visto piccoli, ma interessanti miglioramenti non appena la quarantena ci ha costretti a ridurre temporaneamente il nostro impatto sostiene la speranza. Certo, la strategia non può essere quella di tenere metà dell’umanità agli arresti, ma abbiamo visto che la Biosfera non ha ancora esaurito la sua resilienza e questa è la migliore notizia che fosse possibile avere.

Le occasioni per evitare il collasso della nostra civiltà le abbiamo lasciate passare, accecati dei nostri sogni; ora non ci resta che adattarci ad esso. Lo possiamo fare in modo stupido, cercando di tornare indietro nel tempo, al business as usual, e subendo i colpi del destino senza capire; oppure attivandoci, accettando l’inevitabile e cercando di portare la barca fuori dalla tempesta il prima possibile.

Redazione: Questo, nelle idee di XR, significa usare il nostro privilegio di uomini e donne che vivono in un sistema democratico per metterci in prima fila, e portare avanti azioni di disobbedienza civile nonviolenta nei confronti di tutte le leggi che hanno causato e continuano a sostenere queste molteplici crisi che stiamo vivendo.