Sono un'esperta di clima e sono di colore. Il razzismo svia i nostri sforzi di salvare il pianeta

12 Jun 2020 - XR Italia
XR Magazine Società



By Ayana Elizabeth Johnson
Appare ormai evidente come il peggioramento delle condizioni climatiche in tutto il mondo aggravi le disuguaglianze sociali preesistenti perché colpisce più duramente le persone di colore che vivono in condizioni di povertà. Ma c’è un altro aspetto che viene sottovalutato: il razzismo imperante grava anche sulla lotta per una giustizia climatica, perché impegna le persone di colore in una continua lotta per affermare continuamente il proprio diritto all’esistenza e ai diritti fondamentali, e impedisce loro di dedicarsi anche ad altre battaglie, come quella climatica. Ecco il punto di vista di Ayana Elizabeth Johnson, biologa marina, sul Washington Post, che fa un appello accorato a tutti i bianchi che hanno a cuore la lotta per il Pianeta ad usare il proprio privilegio e diventare attivamente antirazzisti.


Ecco una lista incompleta delle cose che ho tralasciato e non ho potuto finire la scorsa settimana per via del razzismo imperante e della militarizzazione, che sono letali per le persone di colore: un memorandum politico per i membri del congresso sull’idea di accelerare lo sviluppo delle centrali eoliche offshore nelle acque degli Stati Uniti; l’introduzione del mio libro sulle soluzioni alla crisi climatica; una presentazione per una importante azienda su come la tecnologia può offrire soluzioni alla crisi climatica basate sugli oceani; una proposta di borsa di studio per finanziare un network di donne leader nella lotta ai cambiamenti climatici; una revisione scientifica di un film ad alto budget riguardante tematiche che correlano il clima e gli oceani; piantare ortaggi con mia madre nel nostro giardino climatico della vittoria [che restituisce salute al suolo e intrappola il carbonio].


Toni Morrison lo ha detto nel modo migliore in un suo discorso del 1975:

“La vera funzione del razzismo … è la distrazione. Ti impedisce di fare il tuo lavoro. Ti costringe a spiegare, ancora e ancora, la tua ragione di essere. ” Come biologa marina e esperta delle normative, creare una comunità attorno alle soluzioni climatiche è il lavoro della mia vita. Ma sono anche una persona di colore negli Stati Uniti d’America. Lavoro su una crisi esistenziale, ma oggigiorno non riesco a concentrarmi a causa di un’altra crisi.

L’importanza di trasformare l’energia, i trasporti, gli edifici e i sistemi alimentari in un decennio, sforzandosi al contempo di raggiungere lo zero netto di emissioni di gas climalteranti in poco tempo, è già travolgente. E i neri americani sono sproporzionatamente più preoccupati- e colpiti - dei bianchi dalla crisi climatica. Ma le molte manifestazioni di razzismo strutturale, incarcerazione di massa e violenza di stato significano che le questioni ambientali sono solo poche righe su una lunga serie di minacce. Come possiamo aspettarci che i neri americani si concentrino sul clima quando siamo già così a rischio per le nostre strade, nelle nostre comunità e persino all’interno delle nostre case? In che modo le persone di colore possono guidare efficacemente le loro comunità sulle soluzioni climatiche se devono già affrontare il razzismo pervasivo che accorcia la vita?

Anche nella sua forma più “benigna”, il razzismo consuma molto tempo. Noi neri non vogliamo protestare per i nostri diritti fondamentali di vivere e respirare. Non vogliamo giustificare costantemente la nostra esistenza. Il razzismo, l’ingiustizia e la brutalità della polizia sono già terribili da soli, ma sono dannosi anche per lo stress mentale e le ore creative che ci rubano. Penso a un mio amico di colore che voleva fare l’astronomo, ma ha rinunciato a quel sogno perché lottare per la giustizia sociale era più urgente. Pensate alle scoperte non fatte, ai libri non scritti, agli ecosistemi non protetti, all’arte non creata, ai giardini non curati.


È sentire le sirene della polizia e gli elicotteri nel mio quartiere di Brooklyn e sapere che chi le suona non vuole sempre “proteggere e servire” come recita il loro motto. È camminare per le strade secondarie vicino alla casa di mia madre nel nord dello stato di New York ed essere più spaventata dai bambini bianchi della zonanel camioncino con la bandiera confederata sul paraurti - in uno stato che non ha mai fatto parte della Confederazione - di quanto io lo sia degli orsi neri della stessa zona. È passare il mio fine settimana a scrivere queste parole.


Ecco il problema: se vogliamo affrontare con successo i cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di persone di colore. Non solo perché perseguire la diversità è una buona cosa da fare, e nemmeno perché la diversità porta a un migliore processo decisionale e strategie più efficaci, ma perché, i neri sono significativamente più preoccupati per i cambiamenti climatici rispetto ai bianchi (57 percento contro 49 percento ) e le persone di etnia ispanica lo sono ancora di più (70 per cento). In prospettiva, ciò significa che oltre 23 milioni di neri americani già si preoccupano profondamente dell’ambiente e potrebbero dare un enorme contributo all’enorme quantità di lavoro sul clima che deve essere svolto.

La settimana scorsa ho svolto piccoli compiti: e-mail, riunioni (virtuali). Poiché ci viene insegnato che “lo spettacolo deve continuare”, ho raccolto il mio contegno per condurre un’intervista sull’importanza di piantare alberi. Ma nessuno dei lavori più impegnativi è stato svolto, nessuno dei lavori che potrebbero dare un contributo significativo al modo in cui pensiamo alle soluzioni climatiche e alla velocità con cui le implementiamo. Perché invece di lavorare, stavo controllando ciò che succede alla mia gente, rimanendo informata, scorrendo fra brutte notizie.

Ora le mie energie sono completamente spente. Non da questo giorno, ma da questa settimana, questo mese, questo anno, questa amministrazione presidenziale, questo paese che continua a spezzarmi il cuore. Siamo resistenti, ma non siamo robot.


Le persone di colore sopportano in modo sproporzionato l’impatto sul clima, dalle tempeste alle ondate di calore all’inquinamento. Le centrali elettriche e le raffinerie alimentate a combustibili fossili si trovano in modo sproporzionato in quartieri neri, portando a una scarsa qualità dell’aria e mettendo le persone a maggior rischio di coronavirus. Finalmente i media stanno discutendo di questi problemi in modo più completo.

Ma di questa relazione fra questioni razziali e clima non si parla abbastanza: i neri americani che si stanno già impegnando a trovare soluzioni per il clima devono ancora vivere negli Stati Uniti, essere brutalizzati dalle istituzioni dello stato, essere costantemente colpiti da immagini, parole e azioni che mostrano solo a noi quanti dei nostri concittadini non credono, in effetti, che le vite nere contano. Il lavoro sul clima è duro e straziante già di suo. Molte persone non avvertono l’urgenza o si oppongono al costo iniziale di transizione della nostra infrastruttura energetica, senza considerare il costo dell’inazione. Molti non riescono a capire quanto l’umanità sia dipendente da ecosistemi intatti. Quando aggiungi razzismo e bigottismo a questo mix, diventa qualcosa di quasi impossibile.

Sentite, mi piacerebbe ignorare il razzismo e focalizzare tutta la mia attenzione sul clima. Ma non posso. Perché sono umana. E sono nera. E ignorare il razzismo non lo farà andare via. Quindi, ai bianchi che hanno a cuore il mantenimento di un pianeta abitabile, lancio un appello: ho bisogno che diventiate attivamente antirazzisti. Ho bisogno che capiate che la nostra crisi della disuguaglianza razziale si intreccia con la nostra crisi climatica.Se non lavoriamo su entrambi, non riusciremo in nessuno dei due. Ho bisogno del vostro sostegno. Per favore. Perché sono esausta.


L’autrice

Ayana Elizabeth Johnson è una biologa marina, consulente politica e nativa di Brooklyn. È fondatrice e CEO della società di consulenza Ocean Collectiv, fondatrice del think tank no profit Urban Ocean Lab e co-editor dell’imminente antologia “All We Can Save: Truth, Courage and Solutions for the Climate Crisis”.


L’articolo originale

https://www.washingtonpost.com/outlook/2020/06/03/im-black-climate-scientist-racism-derails-our-efforts-save-planet/

Credits delle foto

Saundy Wilson on Flickr CC


Altro approfondimento sull’intersezionalità di lotta antirazzista e lotta per il clima


https://www.fridaysforfutureitalia.it/la-crisi-climatica-e-razzista

Per gentile concessione dell’autore. Traduzione a cura di FFF Italia.

thecorrespondent.com/496/the-climate-crisis-is-racist-the-answer-is-anti-racism