Perché l’ecocidio non interessa a nessuno in Italia?

22 Jul 2020 - Fiorella Carollo
XR Magazine Società Visioni Ribelli



Foto di Vlad Chețan da Pexels

“Immaginate che esista una legge, un codice morale universale, sopra di tutto e compreso da tutti, che parli di tutela invece che di proprietà, che parli di cura invece che di profitto. Immaginate una legge che mette al primo posto gli interessi della gente e del pianeta, il cui primo articolo sia “non fare del male” e contempli l’obbligo legale della cura.“

Parole forti queste pronunciate in una delle sue tante Ted Conferences da Polly Higgins, parole che rimandano ad un salto di qualità, un cambio di coscienza, per essere comprese. Parole semplici per spiegare la legge che lei, da avvocata, ha elaborato a difesa della Terra, una legge pensata per inchiodare chi danneggia un ecosistema ed impedisce alle generazioni future di goderne.

Lo Statuto di Roma La legge a cui fa riferimento nel suo discorso Polly Higgins, è l’ecocidio cioè il crimine contro la terra, quello che dovrebbe diventare il quinto emendamento dello Statuto di Roma. Lo Statuto di Roma è un trattato internazionale firmato da 120 paesi, così chiamato perché si firmò a Roma il 18 luglio 1998 nella sede della Fao, e grazie al quale è stata istituita una Corte Penale Internazionale 1 per condannare i crimini contro la pace. La sua attuazione deve molto alla società civile italiana che si è mobilitata con una fiaccolata simbolica dall’Aventino al Campidoglio, con alla testa l’allora capo del governo Prodi e l’allora sindaco di Roma Rutelli per sollecitare la composizione delle parti. Cinquanta paesi infatti si ostinavano a bloccare i lavori della commissione. Lo Statuto di Roma è in vigore a livello internazionale dal 2002 ed opera nei confronti dei crimini contro la pace: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e aggressione. “Si tratta di uno dei più importanti trattati a livello internazionale” secondo Polly Higgins “e in particolare per la nostra causa perché ci permette, invece di creare ex novo una legge sull’ecocidio - impresa difficilissima a causa di interessi travestiti - di semplificare il percorso con la “semplice” aggiunta di un emendamento, il quinto. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è un capo di Stato che avanzi la richiesta formale di dibattere la legge sull’ecocidio ed entro tre mesi una commissione potrà essere istituita”. 2

Perché è importante che il reato di ecocidio venga riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale?

Perché all’interno dello Statuto di Roma gli Stati sono tutti uguali, il più grande come il più piccolo, e tutti hanno diritto ad un voto. Se il reato di ecocidio incomincia ad entrare nelle discussioni internazionali, le banche e gli assicuratori dovranno prendere seriamente in considerazione quello che finanziano, mentre gli amministratori delle grandi aziende che inquinano incominceranno a valutare se vorranno essere messi alla stessa stregua di un criminale di guerra. 3

La storia: In realtà Polly Higgins ha più volte ricordato come una proposta analoga alla sua fu fatta nel 1972 dall’allora primo ministro svedese Olof Palm, il quale denunciò quanto stava accadendo in quegli anni nella guerra del Vietnam con l’impiego devastante del Napalm da parte dell’esercito americano, e chiese che fossero ritenute responsabili quelle persone, quegli stati, quei ministri che causavano disastri ecologici irreversibili, perché l’aria, il suolo, la natura è un bene comune da lasciare alle generazioni future. Non è strano quindi che oggi sia Greta a riprendere il filo interrotto, a rifarsi ad un’eredità propria del suo paese, la Svezia. Olof Palm fu il primo politico a parlare di delitti contro la terra e diede vita ad una apposita Commissione Onu. Polly fa spesso riferimento al fatto che il quinto emendamento dei crimini contro la natura dello Statuto di Roma faceva già parte della bozza iniziale dello Statuto ma venne poi cancellato proprio prima di venir presentato all’Assemblea generale per l’approvazione finale, a causa del veto di quattro paesi: gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia e l’Olanda. Se nel 1996 questo emendamento non fosse stato rimosso sarebbe diventato legge. Questo significa che non avremmo avuto le deforestazioni indiscriminate, non avremmo avuto gli organismi modificati geneticamente né le estrazioni di petrolio, per non parlare del nucleare. Il nostro mondo oggi potrebbe essere completamente diverso. Invece quello che abbiamo è un ciclo di distruzione delle risorse che porta a esclusioni, ingiustizie, conflitti. Un ciclo che sta diventando sempre più accelerato. Ma noi società civile, noi cittadini possiamo sovvertire questo ciclo, possiamo fermarlo.

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Credits: mafe de baggis da Milano

Una pioniera

Nata il 4 luglio, celebrato come il giorno dell’indipendenza americana, scherzosamente lo ricordava come il “giorno dell’interdipendenza”. Polly Higgins era un’avvocata della City di Londra che ad un certo punto sentì la “chiamata” a difendere la Terra, a diventare il suo avvocato. Vendette la sua casa e con quei soldi finanziò la campagna Make Ecocide Law. Non era una persona qualunque, prima di iscriversi a legge aveva già alle sue spalle tre lauree e dopo aver deciso di difendere la Terra non era passata inosservata: la nota rivista britannica The Ecologist la incluse tra i dieci pensatori più visionari e la premiò nel 2010. Il suo primo libro Eradicating ecocide ha vinto The People’s Prize nel 2011. Le sono state conferite laurea ad honorem in diverse università europee come riconoscimento per il suo impegno e competenza. E tanto altro.

Ciò nonostante, in questi dieci anni, da quando ha presentato il progetto di legge da lei messo a punto alla Commissione legale Onu, dieci anni passati tra le stanze dei palazzi dell’Onu, tra i palazzi della comunità europea facendo lobby alla sua causa, Polly ha passato momenti difficili, di sconforto, di abbattimento. Ogni volta che sembrava avesse trovato la tanto sospirata controparte politica disposta ad appoggiare la sua causa, arrivava un dietrofront; le aspettative dovevano essere sottoposte ad un continuo ridimensionamento, doveva accettare rinunce, l’ennesimo interminabile rinvio, a volte anche il doloroso abbandono di un* collaborat* importante. Polly è riuscita a non darsi per vinta, non perché avesse un carattere particolarmente ostinato, ma perché in questo cammino si è affidata sempre più alle sue risorse interiori. Ha accompagnato la campagna Make ecocide law alla sua personale campagna di trasformazione, per una crescita interiore, crescita che le permettesse di stare sempre al fianco della sua missione e di non abbandonarla. 4 Parlare dei diritti della Terra quando a dettar legge sono il profitto e le multinazionali, è fare la parte di un don Chisciotte. Ma ora non è più così, e questo è anche grazie a lei.

Soldi: Pochissime persone, particolarmente illuminate, l’hanno finanziata in dieci anni. Le Ngo richiedono piani, previsioni e risultati, cose che era impossibile fornire riguardo a questa causa, e per questo motivo si sono sempre rifiutate di finanziarla. Anche questo è stato indubbiamente un fattore di pena, di sconforto, per Polly si trattava di un lavoro a tempo pieno, e sentirsi dire continuamente da avvocati ambientalisti che era un’impresa impossibile da finanziare non è incoraggiante. Nel 2016, dopo l’ennesimo rifiuto, decide che la promozione delle campagne verrà finanziata dalle persone che credono nella loro bontà. Inizia il crowdfunding sul sito web che finalmente le dà un sostegno finanziario e le permette di portare una squadra di espert* e avvocat* - The Ecological Defence Integrity - all’interno della Corte Penale Internazionale per fare lobby con i capi di Stato. Nello stesso anno fonda il Trust “Earth Protectors” e riesce a far approvare il documento che definisce chi protesta per difendere la Terra un “Protettore di coscienza” in tutte le corti. La campagna Stop Ecocide da allora è portata avanti efficacemente in diversi paesi dagli Earth Protectors.

Il seme: impiantato è cresciuto e il terreno preparato è diventato fertile: “In un modo che mai avremmo immaginato un anno fa!” dice Jojo Mehta. “Molte persone, e intendo davvero molte, dopo la morte di Polly - il 21 aprile dello scorso anno - si sono fatte avanti preoccupate che il lavoro si fermasse e così si è creata una squadra di attivist che hanno lavorato duramente per portare avanti la campagna Make ecocide law.* Non solo in UK ma anche in altri paesi, inclusi la Francia e la Svezia, si sono attivati gruppi di persone che, ispirate dall’esempio di Polly, hanno lavorato per diffondere la campagna ed inserirsi nel più grande movimento di consapevolezza nei confronti dell’emergenza climatica”.

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La squadra di espert che Polly e Jojo Mehta hanno messo in piedi, The Ecological Defense Integrity, per portare avanti il lavoro diplomatico necessario a livello internazionale, ha dato i suoi frutti: a dicembre 2019 lo Stato di Vanuatu ha abbracciato la causa dell’ecocidio. Essendo le piccole isole del Pacifico le più minacciate dai cambiamenti climatici, sono quelle con cui la squadra di Polly ha lavorato di più concentrandosi proprio esclusivamente su di loro. Ma un altro aiuto concreto ed incredibile è arrivato in questi giorni: il 21 giugno l’assemblea dei cittadini francese - che Macron aveva istituito lo scorso ottobre per venire incontro alle richieste dei gilet gialli e porre fine alle loro manifestazioni durate quasi un anno- ha formalmente chiuso i lavori durati nove mesi e sottoposto le loro 147 richieste, in cinque macro-aree, più due che dovranno essere sottoposte ai cittadini francesi con un referendum. La prima proposta chiede che la costituzione francese venga rivista in modo tale da diventare una costituzione che prenda in considerazione la tutela dell’ambiente, la seconda proposta chiede che venga riconosciuta l’ecocidio come reato penale in Francia. Il 29 giugno Macron prende atto delle risoluzioni proposte dall’assemblea dei cittadini- la CCC, Convention Citoyenne pour le Climat- e annuncia che si impegnerà a chiedere che diventi legge il reato di ecocidio, anche se non in Francia per il momento, ma in seno alla comunità internazionale. La notizia è stata accolta con enorme esultanza, quasi incredulità da Jojo Mehta, la collaboratrice degli ultimi quattro anni di Polly. Ci sono voluti undici anni di lavoro per arrivare a questo risultato. Non è ancora una vittoria, è troppo presto per cantar vittoria, ma è sicuramente un riconoscimento ufficiale da parte di una delle principali economie del mondo. Non è un risultato che arriva out of the blue* questa dichiarazione di Macron, come ci spiega Jojo Mehta, la Francia è il paese in cui la consapevolezza del reato di ecocidio è più sviluppato, grazie agli attivisti che da anni sostengono gli indigeni dell’Amazzonia contro le politiche di deforestazione.

Ecocidio

La definizione presentata da Polly Higgins alla Commissione legislativa Onu: “Ecocidio è perdita, danno o distruzione di un ecosistema in un dato territorio causato da un agente umano o da altro, per un’estensione tale da diminuire significativamente il godimento pacifico di quel territorio da parte dei suoi abitanti”.

L’autrice dell’articolo è Fiorella Carollo, collaboratrice di XR Italia, l’ultimo suo libro è stato “Extinction Rebellion e la rivoluzione ambientale” pubblicato da Multimage

  1. Sigla internazionale ICC, International Crime Court 

  2. Vedi “Extinction Rebellion e la rivoluzione ambientale” capitolo su Polly Higgins p.147 

  3. Pag.169-70 “Dare to be great” Polly Higgins, 2014 

  4. Vi consiglio la lettura del suo ultimo libro “Dare to be great” 2014 lo trovate in PDF nella sua pagina FB