Cosa si intende per “sistema tossico”?

Alcuni saggi per conoscerlo e sfidarlo

27 Sep 2020 - XR Italia
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Uno dei principi più citati di Extinction rebellion è il quarto: “Lanciamo apertamente una sfida a noi stessi e a questo sistema tossico”. Ma per sfidare un sistema tossico è necessario prima di tutto conoscerlo e conoscere le aberrazioni che ha prodotto. In questa puntata di “Letture ribelli” vi proponiamo una selezioni di saggi che affrontano queste tematiche da punti di vista molto diversi fra di loro, per alimentare il fuoco che ci porta a ribellarci contro il sistema tossico in cui viviamo.

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Rachel Carson, Primavera Silenziosa

Un libro apparso nel 1962, lirico, ancora attualissimo. La scrittrice, biologa marina e ambientalista della prima ora, è morta due anni dopo la pubblicazione ed è stata duramente perseguitata. Un testo fondamentale nella storia dell’ambientalismo sia scientifico che militante. E purtroppo anche largamente profetico: il numero di insetti ed uccelli è in calo precipitoso quasi ovunque. Le cause non sono da ricercarsi solo nell’industrializzazione dell’agricoltura (monocolture, irrigazione, pesticidi ecc.), ma questa ha comunque un grossa fetta di responsabilità. Un’altra causa importante di declino degli insetti (e dunque degli uccelli) non era conosciuta ai tempi della Carson ed è il riscaldamento globale del clima. Anche questo favorito dalle pratiche dell’agricoltura industriale. Rachel Carson è citata anche nel libro Extinction Rebellion e la rivoluzione ambientale come pioniera dell’ambientalismo mondiale.

David Quammen, Spillover

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Ph @claudia_giromondolibri su https://www.picuki.com/

Già nel 2012 David Quammen ci spiegava come ci sia un legame diretto tra epidemie e sfruttamento senza limiti degli ecosistemi, puntando il dito in particolare sulla pratica di commerciare e macellare specie selvatiche, tememdpòe a a stretto contatto, in pessime condizioni igieniche, nei wet market cinesi (che speriamo saranno messi fuori legge per sempre). Non a caso anche la SARS è partita da un wet market. L’avvincente libro di David Quammen racconta in modo narrativo ma documentato la nascita delle più rilevanti zoonosi emerse negli ultimi decenni, da HIV a Ebola a SARS e altre. Nel testo si insiste molto sul fatto che l’incremento delle patologie provocate da virus e batteri che fanno il “salto di specie” dagli animali all’uomo è in aumento proprio perché gli esseri umani stanno sempre più penetrando in ecosistemi fino a poco tempo fa indisturbati o scarsamente abitati. Medici e scienziati ci avvertono da almeno 20 anni di questo pericolo e della necessità di farvi fronte con una strategia concertata che parta proprio dalla protezione degli ecosistemi. Lo spillover infatti può essere evitato tramite un attento piano di gestione del territorio e della fauna selvatica, il quale preveda la tutela della biodiversità e la regolamentazione delle attività di allevamento, bushmeat, commercio e uccisione animali selvatici e tutte le altre pratiche antropiche di perturbazione degli habitat naturali. Altri collegamenti fra pandemie e distruzione di ecosistemi qui.

Jonathan Safran Foer, Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi.

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Il nuovo libro di Jonathan Safran Foer – a metà strada tra il saggio e il personal essay, con venti pagine di bibliografia e note finali – corre su un doppio binario: i fatti scientifici e le soluzioni pragmatiche contro la disperante debolezza dell’essere umano. Uno sforzo letterariamente ben riuscito per raccontare l’epoca del disastro ambientale e della crisi climatica senza accuse strillate, ma che in punta di piedi insinua piano il dubbio nella coscienza del lettore. In questo volume, Jonathan Safran Foer, autore anche del saggio animalista Se niente importa, mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere». Ha ragione Foer, in questa epoca è difficile capire cosa sia vero e cosa non lo sia. Una storia di marketing dell’informazione, di testimoni inascoltati, di finti testimoni che sarebbe meglio non ascoltare. Durante la lettura il dubbio comincia a tirare il lettore per la giacchetta, mentre si ritrova magari in un aeroporto ad attendere il proprio volo mangiando un hamburger. “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” attraverso le storie familiari, aneddoti storici e altri artifici letterari (come il magistrale capitolo IV), ci mostra come sarebbe possibile individualmente e collettivamente trovare la forza necessaria dentro noi per restituire almeno un po’ del mondo che abbiamo eroso ai legittimi proprietari, i nostri figli, le generazioni future. Pubblicato in Italia da Guanda nella traduzione di Irene Abigail Piccinini.

Ian Angus, Anthropocene, Capitalismo fossile e crisi del sistema Terra

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Ph. credits: anthropocene.info Recensione fornita dal curatore dell’edizione italiana per l’editore Asterios, Giuseppe Sottile. Lo scorso anno, l’Anthropocene Working Group ha formalizzato la proposta di considerare quella in cui viviamo una nuova epoca successiva all’Olocene, definita Anthropocene, il cui inizio viene datato a partire dalla metà del secolo scorso, con quella che è stata definita, considerando una serie di indici economici e ambientali, la «Grande accelerazione». La scienza ci dice che è iniziata una nuova e pericolosa fase nell’evoluzione planetaria: un periodo di temperature in aumento, condizioni meteorologiche estreme, innalzamento degli oceani ed estinzioni di massa. L’umanità deve affrontare non solo un maggiore inquinamento o un clima più caldo, ma una crisi dell’intero sistema terreste. Se si mantengono gli attuali standard sociali, questo secolo sarà caratterizzato da un rapido deterioramento del nostro ambiente fisico, sociale ed economico. Grandi parti della Terra diventeranno inabitabili e la stessa civiltà sarà minacciata. Utilizzando l’analisi di Marx circa la “frattura metabolica” indotta dal capitalismo nei processi e cicli naturali, Ian Angus coniuga l’analisi scientifica dei radicali cambiamenti climatici ed ambientali in corso all’analisi delle dinamiche di funzionamento ecocida del capitalismo, e indica, sulla base di una vasta letteratura in materia, in una civiltà ecosocialista una via di uscita per mitigare gli effetti devastanti del capitalismo sul pianeta. Il libro è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Monthly Review.

Guido Dalla Casa, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo

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In italiano non è facile trovare dei testi sull’ecologia profonda, visto che i meravigliosi e lirici testi scritti da Joanna Macy non sono stati ancora tradotti e distribuiti. In attesa di alcune traduzioni in italiano dalla rivista Deep Times Journal, che ruota intorno al lavoro di Joanna Macy, (in programmazione su questo Magazine), per chi non legge l’inglese segnaliamo il saggio di Guido Dalla Casa. In esso vengono distinti due tipi di ecologia: una “ecologia di superficie” che recepisce le idee correnti in materia, cioè la necessità di evitare gli inquinamenti e salvare le specie animali e vegetali, in quanto utili all’uomo; una “ecologia profonda” che intacca il concetto di progresso e le idee-guida della civiltà industriale, che hanno portato all’attuale modo di vivere e quindi ai dramma ecologico. Solo con il passaggio a una filosofia compatibile con il secondo tipo di ecologia, spesso presente nelle culture tradizionali, si possono ottenere risultati a lungo termine. Nel quadro di pensiero dell’ecologia profonda, vengono accennate alcune questioni filosofiche di fondo, come il libero arbitrio, l’evoluzione, la posizione della nostra specie in Natura, la fine delle certezze. Come azione concreta, viene proposta la diffusione dell’ecologia profonda, nella speranza che il mutamento di pensiero sia così rapido da evitare fenomeni gravi e traumatici per tutta la Terra.