Un nome un destino

Intervista Ribelle a Rosy Battaglia

19 Nov 2020 - Di Fiorella Carollo
XR Magazine Letture Ribelli Società



Giornalista d’inchiesta e civica, è l’ideatrice di Cittadini Reattivi, piattaforma di crowdsourcing journalism e del progetto Storie Resilienti sulle comunità che si battono per la giustizia su ambiente e salute, da cui sono nati i doc-inchiesta “La rivincita di Casale Monferrato” e “Io non faccio finta di niente”. Giornalista ambientalista, tra le prime promotrici in Italia del data journalism, civic journalism, engagement journalism e per questo pluri-premiata in Europa. Nel 2013 ha attivato un progetto di giornalismo online con la piattaforma Cittadini Reattivi che poi è diventata anche un’associazione di promozione sociale e una Scuola di Cittadinanza Reattiva per i diritti all’informazione. Nonostante tutto questo, Rosy Battaglia fatica a trovare spazio con le sue inchieste su ambiente e salute, le ragioni ce le spiega nell’intervista.

Alla base del lavoro di Rosy Battaglia ci sono due principi guida: il diritto di sapere e il diritto all’informazione. Per Rosy il giornalismo è un servizio, deve aiutare a formare un pubblico “informato”, ma anche deve aiutare le comunità ad organizzare le informazioni per meglio affrontare la vita pubblica e civile.  È per questo che ha cercato di sviluppare in Italia lo spirito del giornalismo civico da cui nasce Cittadini Reattivi. Grazie a questo progetto giornalistico sono quindi in rete tante piccole comunità da Taranto a Casale Monferrato a Terra dei Fuochi che si battono per la difesa del diritto alla salute e per la difesa ambientale. Le prime inchieste mettono insieme una mappatura dei luoghi che hanno bisogno di essere bonificati da Brescia a Taranto a Gela. Rosy si fa subito un nome come giornalista impegnata che non è al soldo di nessuno ma dalla parte appunto dei cittadini, in particolare di quei cittadini che hanno subìto le conseguenze dell’inquinamento e non trovano giustizia, un riconoscimento dei danni inferti alla salute, e dei danni subìti dai territori. Ma non solo. La piattaforma Cittadini Reattivi ha successo e Rosy si fa un nome, viene invitata nei Festival come la giornalista che per prima ha creato in Italia, in modo semplice, un giornalismo che coinvolge i cittadini nella creazione delle notizie. “Oggi so che quello che ho fatto in quegli anni è un giornalismo civico”. La piattaforma online di cittadini reattivi e stata la prima in Italia a essere riconosciuta dalla rete europea di Engagement Journalism cioè quel tipo di giornalismo comunitario per cui i cittadini vengono coinvolti nella ricerca, nella produzione e nella condivisione delle informazioni. 

 Freedom of information act (Foia)

Il diritto di sapere dei cittadini è stato sancito in Italia nel 2016. Dopo due anni di battaglia civica, che ha visto come capolista Cittadini Reattivi, per modificare e ampliare la legge “decreto trasparenza”, ora la legge si rifà espressamente al Foia, l’acronimo internazionale per Freedom of information act adottato da 90 paesi, ed implica il diritto alla trasparenza dei dati amministrativi. Sancisce cioè il diritto di accesso del cittadino ai dati della pubblica amministrazione che devono essere trasparenti e messi a disposizione di tutti. Non è una cosa da poco e le implicazioni sono molto profonde, nel senso che la modalità della trasparenza diventa un deterrente al malaffare, alla corruzione, a quel modo di fare politica italiano. La trasparenza degli atti pubblici e l’accesso incondizionato di chiunque a questi atti diventa un argine naturale al malaffare. 

Il silenzio della stampa mainstream 

Fiorella: Rosy ti ho contattata perché durante la settimana della protesta dei gruppi italiani a Roma, giovedì 9 ottobre l’ufficio stampa di XR lancia un appello ai giornalisti delle testate classiche, e non, affinché coprano le azioni di protesta in corso, in particolare il presidio che per tre giorni ha occupato il piazzale antistante alla sede dell’Eni all’Eur. XR denunciava il fatto che la stampa era accorsa numerosa il lunedì in occasione delle dimostrazioni colorate e festose ma si era eclissata quando XR aveva mostrato di fare sul serio, di essere capace di un impegno costruttivo, di saper metterci la faccia, di essere disposta al sacrificio dell’arresto. Cosa ne pensi del silenzio dei media tradizionali? 

Rosy: Io ho lavorato all’interno delle redazioni, come prima riflessione ti direi che c’è molta ignoranza sui temi che riguardano l’ambiente e la salute mentre se vuoi essere un* giornalista che parla di ambiente devi essere preparat* non puoi permetterti di sparare sui numeri, sui morti. Questa è una carenza tipica del giornalismo italiano tant’è vero che io sto facendo formazione da anni ai miei colleghi. Secondo aspetto, ed è più grave, è che non abbiamo editori particolarmente puri in Italia, ad esempio l’Eni sponsorizza molte realtà editoriali, ha un potere economico enorme. Quindi a questo punto dobbiamo chiederci “Chi parla contro Eni?” Non a caso nel giornalismo d’inchiesta, se tu guardi, tutti i giornalisti sono freelance. E poi ancora più nel dettaglio i pochissimi giornalisti d’inchiesta ambientale sono tutti precari, non sono assunti da nessuno. Quindi c’è proprio questo aspetto che riguarda gli editori delle testate italiane: quanti di loro si sono interessati per coprire Extinction Rebellion e le sue azioni? La mia testata valori.it l’ha fatto perché il suo editore è Banca Etica, io ho scritto nella piattaforma Cittadini reattivi 1

C’è una realtà oggettiva, è difficile in Italia lavorare, fare inchiesta ambientale come faccio io. Se scrivo un articolo che dà fastidio allo sponsor se scrivo un articolo che dà fastidio a chi sta inquinando dopo un po’ è inevitabile che non mi chiamano più. Vengo chiamata solo quando non c’è nessuno disponibile a scrivere quell’articolo, a fare quell’inchiesta. Insomma, faccio molta fatica essere pubblicata e devo dire che guardo ai movimenti di XR & FFF come alleati in questa mia “battaglia” perché voi vi presentate come una forza nuova emergente, potete trovare uno spazio che a me è negato. 

Fiorella: cosa ne pensi diExtinction Rebellion  & Fridays for Future?

Rosy: Penso che dobbiamo essere molto grati ai ragazzi di Fridays for future (FFF) ed Extinction Rebellion (XR) perché sono stati i primi a dire: “Guardate! il re è nudo!” vale a dire proclamare l’evidenza che il problema ambientale è un problema economico. Questi movimenti sono andati al cuore della questione e si sono rivolti al potere politico, ai governi chiedendo di agire per l’emergenza climatica e di dire la verità al riguardo. Durante il lockdown sono stata contattata da Fridays for future di Roma che mi hanno chiesto di presentare il documentario “La rivincita di Casale Monferrato” - sulle lotte di questi cittadini per la salvaguardia della salute e la bonifica degli edifici e dei terreni contaminati dall’ amianto- e lo stesso è accaduto a Salerno. Mi hanno contattata perché sono una giornalista che si interessa di ambiente da anni, sono molto attiva sui social e ho una buona reputazione, nel senso che sono una giornalista coerente senza scheletri negli armadi. Grazie a questo mio profilo i ragazzi hanno trovato in me una controparte che gli è piaciuta. Ho seguito anche le azioni di XR e FFF a Bologna, a Milano e a Torino. Ho accolto con grande entusiasmo questi movimenti di giovani a differenza di una parte del mondo dell’ambientalismo che ha reagito con un certo fastidio all’attenzione dei media per Greta che ai loro occhi ha messo in ombra l’impegno di tanti ambientalisti e le battaglie che hanno condotto nei decenni precedenti  

Per quanto riguarda la situazione che è venuta a crearsi in questo 2020 con la pandemia XR e FFF fanno bene a sottolineare, a insistere che è collegata all’inquinamento e alla zoonosi conseguenza di uno squilibrio nell’ambiente. 

Una possibile sinergia tra Cittadini reattivi ed Extinction Rebellion 

Fiorella: Ho trovato nel tuo lavoro con l’associazione e la piattaforma Cittadini Reattivi una possibile convergenza con la terza richiesta di Extinction Rebellion ai governi; con parole semplificate, XR dice alla politica “se voi non siete in grado di affrontare le spinose questioni della transizione ecologica ed energetica lasciatelo fare a noi attraverso le assemblee cittadine”. Un pool di esperti e un comitato di vigilanza istruiranno i cittadini che poi delibereranno le misure necessarie e le proporranno alla politica perché diventino disegni di legge. 

Rosy: Ma certo non è diverso da quello che Cittadini Reattivi e altre associazioni, come ad esempio il “Forum disuguaglianze e diversità” -che raccoglie più di cento associazioni- dicono. Le associazioni che lavorano sul territorio da anni sanno come lavorare, conoscono le dinamiche, le problematiche urgenti, insomma sono loro che hanno il polso della situazione in ogni momento. Una piattaforma come Open.gov -dove l’amministrazione dialoga con il singolo cittadino e le associazioni accogliendone le proposte- perché non è stata usata durante la pandemia? Avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro.

Ti porto un altro esempio abbastanza recente che ho documentato nel rapporto sulle eco mafie che dovrebbe essere pubblicato a dicembre. In agosto stavano passando delle norme all’interno del decreto sicurezza che avrebbero modificato, restringendo, la partecipazione dei cittadini e delle associazioni nei territori contaminati. 170 associazioni hanno fatto fronte comune e si sono appellate ad un senatore affinché non permettesse la modifica della legge. Nonostante noi si abbia un ministro dell’ambiente preparato e attento, le dinamiche delle lobby in difesa di interessi privati sono sempre attive. Questo è un risultato ottenuto grazie alla vigilanza delle associazioni sui loro territori, quindi grazie al senso civico delle persone.

Fiorella: Rosy mi puoi parlare dei tuoi documentari inchiesta?

Rosy: Nel 2017 grazie ad una campagna di crowdfunding vengono raccolti i soldi per poter attuare due documentari importanti, il primo, “La rivincita di Casale Monferrato“, è un documento sul grande lavoro svolto dalle persone di questa cittadina che negli anni si sono attivate per ottenere giustizia. Le loro azioni sono diventate il modello per altre comunità in Italia per ottenere che il loro territorio venga bonificato dall’amianto 2. Infatti, il secondo documentario, “Io non faccio finta di niente” che prende il nome dalla manifestazione indetta a Brescia dall’associazione Basta veleni, è la storia del movimento italiano, di cittadini e di comunità, che chiedono giustizia ambientale e sociale. Partendo dalla situazione di estremo inquinamento in cui versa Brescia, che poi la diffusione del covid- 19 ha reso tristemente nota, ripercorre la lotta delle comunità di tutta Italia che da Brescia ad Acerra, da Taranto a Casale Monferrato, si battono per terra, acqua e aria puliti. 

Oggi Cittadini reattivi oltre ad essere una piattaforma che mette in rete tante comunità italiane collabora con una vasta rete di associazioni che vanno da Legambiente a Libera all’università. Proprio durante il lockdown è giunto un riconoscimento che devo dire ci ha molto gratificato: l’European Journalism Center ci ha conferito il premio per il nostro giornalismo rivolto alle comunità.

Note:

Fiorella Carollo è l’autrice di “Extinction Rebellion e la rivoluzione ambientale”, 2020, Multimage, https://multimage.org/libri/extinction-rebellion/

Trailer al docu-inchiesta “Io non faccio finta di niente” https://www.youtube.com/watch?v=XZUYHgfhKe0

  1. Aggiungo per onor di cronaca: L’Internazionale, La via libera (il suo editore è Libera), LifeGate (il suo editore è l’azienda La fattoria del sole), il Fatto Quotidiano attraverso le sue rubriche online, e altre testate online indipendenti… La Repubblica qualcosa l’ha detta 

  2. oggi in tutto il territorio italiano sono presenti 15.000 siti contaminati