#TheActivist: Jane Fonda, la più grande ribelle di Hollywood

31 Jan 2021 - XR Magazine
XR Magazine Società



Credits: Carlotta Artioli

#TheActivist è la rubrica di XR Magazine dedicata agli attivisti del nostro tempo. Qui racconteremo della loro battaglia per la giustizia climatica, dei loro obiettivi e dei metodi che hanno trovato per raggiungerli. Se le questioni legate all’ambiente, clima, giustizia sociale e natura stanno via via prendendo il sopravvento nei tavoli dei trattati è perchè persone da tutto il mondo hanno deciso di scendere in campo e far sentire la propria voce. 

Perchè non importa chi sei o da dove vieni, la lotta per un futuro migliore riguarda anche te

Difficile introdurre e raccontare una donna che si è battuta e si batte con energia e passione per rendere il mondo un posto migliore senza dimenticare qualcosa o semplificare ingiustificatamente, come sbagliato sarebbe etichettarla semplicemente come attivista per la crisi climatica. 

Jane Fonda, nata a New York City nel 1937 da Francis Ford Brokaw e il famoso attore Henry Fonda, dopo aver raggiunto la fama per alcune indimenticabili performance attoriali che le sono valse anche la Palma d’oro alla carriera e l’introduzione nella California Hall of fame, ha usato la sua notorietà per combattere numerose battaglie.

Infatti già nel 1960, quando aveva solo 23 anni, la Fonda ha cominciato a impegnarsi politicamente a favore del Civil Right Movement, un movimento contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti e la guerra in Vietnam. Nel 1972 ha anche compiuto un viaggio di due settimane ad Hanoi per mostrare la distruzione e le problematiche che la guerra stava causando, presentando anche una serie di broadcast alla radio vietnamita e guadagnandosi il soprannome di ‘Hanoi Jane’. Queste sue battaglie le sono costate un arresto nel 1970, avvenuto all’aeroporto di Cleveland, con l’accusa di traffico di stupefacenti. Fu trovata con numerose pasticche in valigia, che si rivelarono ad una analisi di laboratorio delle semplici vitamine, come d’altronde lei stessa aveva riferito al momento dell’arresto; gli agenti però la informarono che l’ordine era arrivato direttamente dalla Casa Bianca, al tempo occupata dal presidente Nixon. Nel 2013 è stato addirittura rivelato che durante quegli anni la Fonda, insieme ad altri 1600 cittadini americani, era sotto osservazione della NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale americana.

Non solo pacifismo e diritti civili, infatti, Jane Fonda è sempre stata una femminista, ed insieme al movimento, si è sempre battuta per scardinare l’idea che stupro e abusi sessuali fossero anche colpa delle donne. Lei stessa ne è stata vittima in gioventù quando, come lei stessa ha ammesso, soffriva di ‘disease to please’, ovvero l’urgenza di compiacere gli altri anche facendo del male a sé stessi. Jane stessa ha detto che il suo passato difficile l’ha portata a diventare un’attivista così appassionata per i diritti delle donne, tanto che agli inizi del 2000 si è unita al V-Day, un movimento che lotta per fermare la violenza contro le donne, e ha fondato il Jane Fonda Center for Adolescent Reproductive Health, che mira a prevenire le gravidanze tra le adolescenti.

Quando però ha conosciuto la storia di Greta Thunberg ed ha capito che, come dice l’attivista svedese, dovremmo comportarci come se la nostra casa stesse andando in fumo, ha aderito alla causa ambientalista e la possibilità che non ci sia un futuro è diventata, come lei stessa dice, la motivazione che la farà combattere fino alla fine. Il suo attivismo basato sull’amore per l’essere umano, gli animali e il pianeta, ha giovato anche a lei, aiutandola a superare la depressione di cui soffriva e facendole ritrovare la sua fenomenale energia e il suo enorme slancio vitale.

Per la Fonda la lotta per la crisi climatica è da una parte una lotta ai carburanti fossili, una cosa che chi governa e potrebbe fare qualcosa ancora non vuole ammettere, e dall’altra una lotta al consumismo, infatti lei per prima ha deciso di smettere di comprare nuovi capi di abbigliamento. La sua esperienza da attivista per l’ambiente è infatti partita dalle sue abitudini mangiando meno carne e pesce, guidando il meno possibile, facendo a meno di plastica usa e getta; ben presto però si è accorta che non era abbastanza e per questo motivo si è trasferita a Washington per creare i Fire Drill Fridays.

I Fire Drill Fridays sono un’azione di protesta settimanale organizzata dalla Fonda tra Ottobre e Novembre 2019; ogni settimana si è focalizzata su un aspetto diverso della crisi climatica, come foreste, salute umana, oceani e sicurezza nazionale. Durante queste manifestazioni La Fonda, con l’aiuto di Greenpeace, ha usato l’arma della disubbidienza civile con lo scopo di salvare il pianeta dalla catastrofe imminente. Le manifestazioni, sfociate nell’arresto della stessa attrice e spesso dei manifestanti, avevano lo scopo di aumentare la comprensione delle cause e degli effetti della crisi climatica e di instillare in tutti il senso di urgenza necessario ad attivare tutte le soluzioni per combatterla. 

I venerdì organizzati dalla Fonda hanno visto la partecipazione di numerose celebrità: per lei le celebrità infatti sono come dei ripetitori, ovvero devono introdurre e amplificare le parole di scienziati e esperti per far sì che raggiungano il maggior numero di persone.

Ora, come riportato nel sito, Greenpeace sta aiutando la Fonda e i suoi alleati a portare il progetto in una nuova fase l’energia sviluppatasi a Washington verrà incanalata in una serie di eventi in diverse città americane per chiedere un Green New Deal, la fine dei combustibili fossili e una giusta transizione verso un’economia rinnovabile. Tutti gli sforzi verranno fatti per far sì che il movimento cresca. Infatti per la Fonda la minaccia che stiamo affrontando avrà bisogno che si mobiliti una quantità di persone mai vista in precedenza, e quindi chi ha a cuore il futuro del pianeta dovrebbe unirsi insieme per aumentare la forza dei movimenti già esistenti o per crearne di nuovi, in modo tale da spingere i governi a prendere le misure necessarie per combattere questa crisi. 

Come lei le persone dovrebbero essere coinvolte nella vita politica, supportando e votando chi si batte per la cosa giusta senza sottomettersi alle industrie del fossile, manifestando e utilizzando la disubbidienza civile quando i governanti si mostrano refrattari all’azione. Lei stessa ha combattuto e continuerà a combattere per dimostrare che tutti possono essere coinvolti nella lotta alla crisi. Ha 82 anni e nonostante questo guardate cosa riesce a fare!