#TheActivist: Autumn Peltier e la sua lotta contro il razzismo ambientale

06 Feb 2021 - Michela Dubois
XR Magazine Società



Credits: Federico De Cicco

#TheActivist è la rubrica di XR Magazine dedicata agli attivisti del nostro tempo. Qui racconteremo della loro battaglia per la giustizia climatica, dei loro obiettivi e dei metodi che hanno trovato per raggiungerli. Se le questioni legate all’ambiente, al clima e alla giustizia sociale stanno via via prendendo il sopravvento nei tavoli dei trattati è perchè persone da tutto il mondo hanno deciso di scendere in campo e far sentire la propria voce. 

Perchè non importa chi sei o da dove vieni, la lotta per un futuro migliore riguarda anche te.

Le storie legate alla difesa dell’ambiente raccontano spesso di piccoli che combattono i grandi. Storie di piccoli centri di ricerca che pubblicano studi scomodi alle grandi imprese  inquinatrici. Di bambini che marciano contro l’inazione o gli errori degli adulti. Di piccoli gesti sostenibili contro un radicato sistema culturale orientato al consumo insostenibile. Di piccole comunità che combattono contro la distruzione del proprio habitat. 

E piccola lo era anche di statura, Autumn Peltier, quando a 12 anni si è presentata di fronte al Primo Ministro canadese Justin Trudeau con in mano la sua coppa di rame. Eppure quella bambina, con grande coraggio, ha chiesto che le sue parole venissero ascoltate.

Autumn Peltier è una water advocate che vive sull’isola di Manitoulin, nel nord dell’Ontario, in Canada. Nativa Wikwemikong, una tribù indigena delle First Nation, è diventata il simbolo della lotta per la difesa dell’acqua dall’inquinamento. 

La storia del suo attivismo inizia molto presto. All’età di otto anni Autumn ha partecipato ad una cerimonia dell’acqua in un altro villaggio delle First Nations, scoprendo che i suoi abitanti non avevano accesso all’acqua potabile. La causa: inquinamento e contaminazioni per le fuoriuscite delle condutture degli oleodotti. “Molti ragazzi della mia età non sapevano nemmeno cosa fosse un rubinetto con l’acqua potabile. Per dissetarsi o lavarsi dovevano bollire l’acqua in pentoloni.” 

Partecipando a numerose altre cerimonie dell’acqua, scopre ben presto che questa realtà, per lei scioccante, rappresenta la normalità di molti villaggi. Oltre 100 comunità First Nations, soprattutto quelle che vivono nei territori settentrionali, si trovano in condizioni di grande sottosviluppo e sono costretti a epurare tutta la loro acqua prima di qualsiasi utilizzo. Le comunità bianche canadesi invece, anche quelle che vivono nelle zone più remote, usufruiscono di sistemi idrici moderni in grado di garantire loro l’accesso all’acqua potabile.

Le richieste di aiuto vengono ignorate. Chi si oppone, viene represso dalla polizia. 

E anche se Autumn ha solamente otto anni, capisce subito che la sua gente è vittima del cosiddetto razzismo ambientale, ovvero la discriminazione razziale nell’elaborazione delle politiche ambientali a scapito di determinate comunità etniche. 

Di fronte alle ingiustizie nei confronti della sua terra e della sua gente, Autumn decide di ribellarsi. Con la guida di sua zia Josephine Mandamin, attivista da anni per il diritto all’acqua potabile, inizia a dare il suo contributo nell’organizzare delle proteste nell’area dei grandi laghi. La sua forza e determinazione vengono riconosciute dai capi delle tribù, diventando ben presto un’ambasciatrice nella lotta per garantire l’accesso all’acqua pulita a tutte le comunità.

E dopo quattro anni di viaggi e proteste, Autumn ha finalmente l’opportunità di far sentire la voce della sua gente. Nel 2016 il Primo Ministro Justin Trudeau conferma la sua partecipazione all’Assemblea annuale delle First Nations, ed Autumn potrà prendere parte alla sua introduzione all’evento. E quando si trova davanti a quell’uomo, alto, adulto, potente, quella ragazzina di 12 anni si fa avanti, gli offre una coppa piena d’acqua e gli dice: “Sono molto delusa dalle scelte che hai fatto.” Scoppia poi in lacrime.

Il governo canadese ha infranto le promesse fatte alla gente delle First Nations; anche dopo quell’episodio il governo ha approvato l’estensione di due grandi oleodotti, inclusa la controversa linea Trans Mountain, che attraversa un sobborgo di Vancouver. Molti indigeni si sono opposti all’estensione di questo oleodotto a causa del rischio ambientale che potrebbe derivare dai maggiori afflussi delle cisterne nelle acque della British Columbia.

Nel discorso che aveva preparato per il Primo Ministro, Autumn aveva scritto: 

“La Madre Terra è esistita per miliardi di anni e ci è voluto meno di un secolo per distruggerla. Sappiamo che il cambiamento climatico non si fermerà domani, ma domani è un nuovo giorno per provare a fermarci e a lavorare insieme per trovare dei modi di salvare l’ambiente.”

\ Autumn continua la sua lotta all’interno del Canada, ma ha portato la sua voce anche al di fuori dei confini nazionali. Con la partecipazione al Children’s Climate Conference in Svezia, il suo discorso sulla preservazione delle risorse idriche del pianeta all’assemblea generale delle Nazioni Unite e l’intervento al World Economic Forum, Autumn ha fatto della protezione dell’acqua una missione globale. 

Secondo Autumn, se da una parte discorsi e riflessioni agli eventi possono aiutare a sensibilizzare, conoscere e creare delle discussioni costruttive sull’ambiente per il futuro, dall’altra parte ha espresso un certo scetticismo nei confronti di nomine e premi. Autum ha spiegato con molta pragmaticità che il mondo dei riflettori non è un obiettivo, ma un mezzo per comunicare la necessità di proteggere l’acqua dalla contaminazione e dall’inquinamento. “Le persone vengono da me offrendomi dei premi e complimentandosi con me per il lavoro che ho fatto, ma io non ho bisogno dei vostri premi. Premiatemi aiutandomi a trovare delle soluzioni. Premiatemi aiutandomi a cambiare le cose.”