#TheActivist: Robert Downey jr. l’Iron Man della lotta alla crisi climatica

21 Feb 2021 - Marcello Casa
XR Magazine Società



Credits: Carlotta Artioli

#TheActivist è la rubrica di XR Magazine dedicata agli attivisti del nostro tempo. Qui racconteremo della loro battaglia per la giustizia climatica, dei loro obiettivi e dei metodi che hanno trovato per raggiungerli. Se le questioni legate all’ambiente, clima, giustizia sociale e natura stanno via via prendendo il sopravvento nei tavoli dei trattati è perchè persone da tutto il mondo hanno deciso di scendere in campo e far sentire la propria voce. 

Perchè non importa chi sei o da dove vieni, la lotta per un futuro migliore riguarda anche te

Quando negli anni Ottanta Robert Downey Junior faceva dentro e fuori dalle prigioni americane per possesso di cocaina e pistole, nessuno avrebbe mai immaginato che 30 anni dopo avrebbe salvato la galassia nelle vesti di Iron Man polverizzando Thanos e, poco dopo, avrebbe intrapreso la battaglia per ripulire la terra nelle vesti di imprenditore attivista.

Ma la storia dell’attore nato a New York nel 1965 è una storia di riscatto.

Riscatto dall’immagine di talento sregolato e tossicodipendente che ha segnato la parte iniziale della sua vita e carriera attoriale, e che come spesso accade deriva da una figura paterna davvero discutibile. Robert Downey senior, regista di film dimenticati e dimenticabili, infatti, come dichiarato dall’attore, permise al figlio di fumare marijuana e bere fin dall’età di 6 anni, usando le droghe come unico legame emotivo con Robert.

Non stupisce quindi che Robert, quando da adolescente iniziò la sua carriera attoriale, si ritrovò nel vortice della dipendenza, portando sul set quell’aria tra l’allucinato e il consunto che lo ha caratterizzato nei suoi primi ruoli sullo schermo. Negli anni ‘80 il suo stile di vita e le sue performance sul set, come quella in Zero, dove interpreta un ricco ragazzo tossicodipendente, gli valsero l’etichetta dell’attore buono per interpretare giovani disastrati e sull’orlo della schizofrenia, tanto che la sua manager lo fece entrare in riabilitazione.

Però né questo percorso né il grande successo che riscosse la sua interpretazione di Charlie Chaplin nel 1992 riuscirono a fargli attraversare il tunnel; anzi negli anni successivi si ritrovò in un loop infinito di set, arresti per possesso di cocaina e marijuana e programmi di riabilitazione infruttuosi, fino ad addormentarsi nudo e strafatto in casa di un vicino.

Venne addirittura licenziato dal cast di Ally McBeal, ma in quel periodo, come aveva già fatto con altre star, Elton John lo prende sotto la sua ala, lo aiuta col programma di riabilitazione e gli dà un ruolo nel suo videoclip della canzone ‘I Want love’.

A questo punto anche grazie all’aiuto della sua terza moglie, la produttrice cinematografica Susan Levin, riprende il controllo della sua vita e della sua carriera producendo delle ottime interpretazioni in film di successo come Zodiac e A Scanner Darkly, produce un album jazz ‘The futurist’ in cui dimostra le sue abilità da cantautore e, come tutti sappiamo, diventa Tony Stark nei film della Marvel e nell’immaginario di milioni di persone.

La sua trasformazione e il suo riscatto non si limitano solo alla vita lavorativa, infatti, nel gennaio 2020, durante le promozioni del suo film Dolittle, Downey ha annunciato di aver preso la decisione di adottare una dieta vegana, in risposta al dibattito sulla crisi climatica, affermando di non voler più essere  un “incubo colossale di emissioni di anidride carbonica racchiuso in un solo uomo” e di voler dare una mano alla causa ecologista.

Una trasformazione che l’attore ha definito simile a quella di Tony Stark, che si è trasformato da signore della guerra senz’anima a uomo disposto a sacrificarsi per il bene della comunità, e che vede il suo inizio in una cena in cui erano presenti anche scienziati e ricercatori alla fine del 2019. Riguardo quell’evento in una intervista al Business Insider Robert Downey ha detto: “Ero a un tavolo con gente super intelligente, impressionante ed esperta e qualcuno stava dicendo che con la robotica e la tecnologia avremmo potuto probabilmente ripulire il pianeta in modo significativo, se non del tutto, entro un decennio. Essendo essenzialmente un bambino di 54 anni, con tutto l’entusiasmo del mondo ho esclamato: ‘Facciamolo! Impegniamoci in questo processo, formiamo una coalizione’. Sfortunatamente le mie parole non hanno ispirato la reazione che mi aspettavo. È calato un silenzio di tomba”.

Gli esperti che erano al suo tavolo non erano eccitati quanto lui, e gli fecero notare che anche se probabilmente esisteva una tecnologia che avrebbe potuto risolvere la crisi climatica, sarebbe stato impossibile ottenere la cooperazione necessaria dal governo e dalle aziende.

La macchina della burocrazia era troppo lenta, ma non per Iron Man.

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Credits: ganger-design

Infatti, dopo quella cena sapendo che la sua celebrità gli permette di poter interagire con scienziati, politici e imprenditori, l’attore newyorkese non si è scoraggiato, anzi, si è avventurato in una azione pragmatica di networking per formare una coalizione di esperti, pensatori, investitori, aziende e imprenditori affinché la possibilità di ripulire la terra in una decade divenisse realtà.

Nel giro di un anno, ad aprile 2020, ha presentato la sua organizzazione, chiamata Footprint Coalition, con la quale l’attore si propone di sostenere la ricerca scientifica e tecnologica, investire in aziende sia solide che emergenti che intendono usare e scoprire nuove tecnologie, come la robotica e la biotecnologia, per ripulire il pianeta e creare un nuovo storytelling che produca contenuti divertenti e informativi su queste.

L’attore spera che la Footprint Coalition possa dare un contributo significativo alla lotta contro la crisi climatica negli anni a venire. Ma già adesso, alcune aziende con idee innovative sono nate in seno alla sua coalizione. Per esempio, la Ynsect che converte i rifiuti alimentari in proteine di prima qualità per nutrire il bestiame, gli animali domestici e le persone, utilizzando gli insetti della farina o la Cloud Paper che produce carta igienica ecosostenibile dal bambù e contemporaneamente rigenera il suolo e i terreni erosi a causa di precedenti pratiche di deforestazione. Quindi si vedono già i primi risultati nonostante il breve periodo di attività dell’organizzazione.

Nonostante i primi obiettivi raggiunti, Robert Downey junior non pretende di essere un esperto, ma spera di poter continuare ad usare la sua notorietà, le sue conoscenze e le sue capacità di influencer per aiutare gli scienziati e i ricercatori a superare gli ostacoli burocratici, con aiuti logistici ed economici. No, non è un esperto ma come ha dichiarato alla presentazione della sua Footprint Coalition è disposto a dedicare il prossimo decennio della sua vita alla lotta per la crisi climatica.