Primo di aprile: la causa della crisi climatica è davvero un batterio?

01 Apr 2021 - Team di XR Magazine
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Figura 2 Immagine al microscopio elettronico del Bacteria Metanofagus

Credits: NIAID

Mare della Siberia, 1984: il geologo Ivan Rybov, sta conducendo uno studio sullo scioglimento del permafrost che ricopre quello che i siberiani chiamano ‘замерзшее море’, ovvero mare ghiacciato, perché ricoperto per tutto l’anno proprio dal permafrost. Dopo mesi di carotaggi e rilevamenti, il Dott. Rybov ritorna al suo laboratorio di Novosibirsk sconfortato dalle terribili notizie che porta con sé. ‘Il permafrost si sta sciogliendo ad una velocità mai vista, la concentrazione di metano in quella zona non è mai stata così elevata’. Queste sono le parole con cui presenta i suoi risultati alla comunità scientifica russa.

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Figura 1 Voragine creata dallo scioglimento del permafrost in Siberia

Il suo sgomento, però fu secondo soltanto a quello di Goran Glupyy, il suo assistente, che dopo qualche giorno dal ritorno a Novosibirsk lo scovò vicino alla sua macchina, con il motore accesso intento a bruciare dei pezzi di carta. Lo sgomento aumentò, quando, entrato in laboratorio, notò che il Dott. Rybov aveva aperto tutte le bombole di gas organici lì presenti. Quando fu denunciato alle autorità e arrestato il geologo disse soltanto: ‘Ne avevo bisogno! Il mio corpo me lo stava chiedendo!’. A quel punto gli venne diagnosticato un crollo psicotico da stress post traumatico, simile a quello dei militari di ritorno da una guerra, e fu internato al ‘Novosibirsk Psychiatric Hospital’ dove morì pochi anni dopo.

Quello che i medici russi non sapevano quando diagnosticarono il crollo psicotico al Dott. Rybov, era che la salute mentale del geologo non era la causa dei suoi comportamenti ma che in realtà era stato infettato da un batterio ancestrale rilasciato dal permafrost in scioglimento.

Questo batterio è stato recentemente isolato e denominato Bacteria Metanofagus, ed è stato considerato come la causa principale del comportamento sconsiderato degli uomini nei confronti dell’ambiente nell’ultimo ventennio.

Questa scoperta si deve al biologo statunitense Robert Fisherman della Life and Science University di Toad Suck in Arkansas. Il Dott. Fisherman, nel 2011, ha isolato per la prima volta il batterio, trovato nel sangue di alcuni cittadini che presentavano degli strani sintomi. Infatti, i familiari avevano contattato le autorità competenti perché, queste persone, ritornate da due mesi di lavoro su una piattaforma petrolifera sulle coste della Nigeria, avevano comprato delle macchine a benzina di cui non avevano bisogno, smesso di fare la raccolta differenziata, lasciavano sempre le luci accese uscendo da casa e in generale avevano incominciato ad assumere dei comportamenti completamente contrari alla crisi climatica che stiamo affrontando.

Una volta isolato il batterio, il biologo con la sua equipe ha speso i seguenti anni a studiarlo, scoprendo che il batterio si nutre di metano e anidride carbonica. Infatti, questa forma di vita ancestrale risale a più di 10 milioni di anni fa, periodo in cui l’atmosfera terrestre era ancora in formazione e satura di questi due gas. La cosa peggiore però, riferita dal biologo in una intervista ad un membro di Extinction Rebellion America, Valentine Van Vis, è che il batterio una volta entrato nel sangue di una persona, raggiunge i terminali nervosi del lobo frontale e ne prende il controllo. In particolare, Fisherman ha detto: ”E’ come nei film di Romero! Però gli zombie, perché di zombie stiamo parlando, non cercano la carne umana, ma metano e anidride carbonica! Per questo motivo spingono l’ospite a produrne quanto più possibile in modo tale da ricostruire l’habitat ideale per la sopravvivenza del batterio”.

Figura 3 Il Dottor Fisherman durante una sua conferenza

Per Fisherman, il batterio “climalterante” è ormai in circolo sul pianeta Terra da almeno un centinaio di anni e quasi tutti i comportamenti scellerati dell’uomo sono da ricondurre alle persone infette. “Pensate alle politiche energetiche di Trump! Pensate alle centrali a carbone in Cina! Agli incendi dolosi in Australia e in America! Quale persona nel pieno delle sue facoltà potrebbe comportarsi in questo modo!?” ha detto accalorandosi il biologo a Valentine Van Vis.

In un altro studio più recente, condotto sempre da Fisherman in collaborazione con il dipartimento di statistica dell’Università di Pechino, hanno stimato che ormai quasi il 97% della popolazione mondiale è sotto il controllo del batterio killer e che quindi tutto è in mano a quei pochi “sopravvissuti” che nel più breve tempo possibile dovranno trovare una cura e rimediare a quello che gli “zombie” hanno causato.

Gli studi di Fisherman sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Nature. Trovate l’articolo scientifico cliccando qui