Essere il cambiamento

09 May 2021 - Marcello Casa
XR Magazine Società



Gandhi esortava contemporaneamente alla disobbedienza civile di massa, nonviolenta, e a dar vita a un programma costruttivo. Per far fronte alla devastazione incombente delle crisi in corso (sociali, geopolitiche, climatiche, ecologiche, e di conseguenza anche sanitarie), occorrono urgentemente cambiamenti trasformativi in tutto quello che facciamo.

La situazione estrema in cui ci troviamo richiede un cambiamento di rotta radicale e urgente.

L’urgenza del pianeta surriscaldato e spopolato di vita animale. L’urgenza nostra di creare cibo e comunità per rinascere dalle ceneri della pandemia. Adesso!

Con questa urgenza nasce il progetto di Marco Bertaglia, esperto di agroecologia e contadino sperimentale senza terra, e Isabel Ortega Caro, appassionata di giustizia sociale, trasformazione nonviolenta della società, comunicazione nonviolenta e di costruzione di sistemi dialogici, due attivisti di Extinction Rebellion che puntano a realizzare una comunità resiliente basata su nuovi paradigmi.

Il loro scopo punta alla realizzazione di insediamenti umani resilienti e autonomi, puntando all’autosufficienza alimentare ed energetica e a una nuova solidarietà sociale ed economica. Per rispondere meglio alle crisi già in atto e a quelle che verranno. Aperti alle altre comunità locali, radicati nel territorio, creando un’economia differente. Insieme.

Ovviamente questo progetto non è semplice né economico, e per questo motivo hanno fatto una scommessa: che sia possibile anche per “la gente comune”, e non solo per i “potenti” che hanno accesso a tutta la finanza che vogliono, realizzare progetti con budget con molti zeri. Il loro  crowdfunding punta a un obiettivo molto alto, ovvero 500.000 €.

Abitare in armonia con la natura

Se andasse in porto, i due ecologisti renderanno abitabile e produttivo uno o più luoghi dove vivere insieme e coltivare, producendo cibo in vera armonia con le leggi ecologiche. Prima una, poi via via più cellule di resilienza, in rete di co-apprendimento con quelle già presenti in varie parti d’Italia, per fornire risposte socialmente innovative. Senza rimanere intrappolati nelle dinamiche finanziarie e commerciali che rischiano di snaturare tanti progetti simili a questo negli intenti.

Questa è la prima ragione di un crowdfunding: essere indipendenti dal dover rimborsare un prestito importante, e quindi finire strangolati dagli interessi sul capitale (che fanno solo gli interessi del Capitale). Evitare di ridursi a “mera azienda agricola”, a progetto commerciale, senza l’aspetto sociale e comunitario, ed evitare anche di diventare una comunità “corsificio”, che raccolga soldi offrendo corsi e chiedendo corrispettivi monetari per i servizi offerti, per poi comprare cibo nei supermercati, non avendo le energie per produrlo.

Innanzi tutto, puntano all’autosufficienza alimentare con cibo di qualità, prodotto secondo la scienza dell agroecologia, inserendosi in punta di piedi nei cicli biogeochimici e negli equilibri ecologici del pianeta, e puntando gradualmente nel tempo a produrre tutto ciò di cui la comunità ha bisogno per vivere.

Il sistema agro-alimentare mondiale produce il 24-37% di tutte le emissioni a effetto serra (IPCC, 2019). Inoltre, è il principale responsabile dell’annichilazione biologica della sesta grande estinzione di massa in corso.

All’interno della comunità si coltiveranno frutta, verdure, cereali, con metodi ecologici, senza nessun input esterno, senza distruggere il suolo, mantenendolo coperto con la pacciamatura naturale, senza nessuna eccezione. Ispirandosi al “non-metodo Cappello”.

La scorrere della giornata, per i residenti sarà semplice, a basso impatto, e al contempo pienamente soddisfatta nelle normali esigenze (spazio, riparo dalle intemperie, protezione, sicurezza, comfort: cibo, un tetto sulla testa, vestiti, tempo dedicato allo svago e allo sviluppo personale). Non si ricorrerà allo sfruttamento dei combustibili fossili, che ci stanno portando verso un catastrofico riscaldamento globale medio a fine secolo di almeno 3°-4°C se non oltre

Il loro obiettivo è quello di sviluppare gradualmente autonomia e autosufficienza in tutti gli ambiti del vivere, per rispondere localmente e a minor impatto possibile ai fabbisogni, implementando tecnologie intermedie, diventando artigiani del vestire, abitare, etc., al massimo di quello che sarà possibile.

Attraversare i conflitti

La maggior parte dei progetti falliscono per non riuscire ad attraversare l’inevitabile conflitto. Il conflitto è la conseguenza sana e preziosa di ogni relazione e attività che abbia importanza e significato. Così come suggerito da Kazu Haga in un recente articolo i residenti della comunità avranno spazi per dormire, cucinare, lavarsi… ossia per incontrare tutti i nostri bisogni quotidiani, ma allo stesso modo ci saranno spazi per la progettazione consapevole di sistemi dialogici per la presa di decisioni e per la trasformazione rigenerativa dei conflitti.

Economia del dono

L’ambizione di questo progetto si riassume nel fare e nell’esistere insieme, costruendo nel concreto e nel quotidiano un mondo a misura degli ideali di Isabella e Marco. Il sostentamento non deriverà, come detto, dall’offrire corsi come base di entrate monetarie.

Ovviamente non mancheranno occasioni di formazione e condivisione, strutturate e non, in cui gli esperti metteranno al servizio di residenti e esterni le loro conoscenze offrendo, per esempio, formazioni di comunicazione nonviolenta e di coltivazione ecologica. Ma Marco e Isabel intendono fare questo con un nuovo modello economico: l’economia del dono.

Per i due attivisti, il senso dell’economia del dono può meglio essere inteso mettendo l’accento sulla parola chiave economia. Non si tratta, infatti, di gratuità, “a senso unico”. Piuttosto, il suo significato deve essere riferito a una corresponsabilità finanziaria nella quale si dona con lo slancio del cuore quello che è possibile: condivisione di conoscenze e dei frutti del proprio lavoro. Allo stesso tempo, non trascurano i bisogni di sicurezza, e di avere talvolta necessità di passare per delle strategie monetarie per farlo come per esempio le cure mediche.

Ad ogni modo, non vogliono entrare in una logica commerciale per un bisogno di coerenza con i loro ideali di nonviolenza. Sono sicuri che siamo tutti e tutte più felici nel darci reciprocamente a partire da uno slancio del cuore. Quando metteranno a disposizione gli eccedenti di produzioni agricole, gli spazi condivisi, o quelle conoscenze e esperienze da cui altre persone potrebbero voler essere ispirate, lo faranno con la gioia di condividere, senza aspettarsi nulla in cambio. Nulla che non sia offerto da chi riceve con lo stesso slancio di contribuire senza obblighi né idee fisse. Sono, infatti consci l’esistenza di questa comunità interdipendente potrà continuare solo se sarà nutrita dalla condivisione aperta dei costi e dei bisogni, e anche delle quantità monetarie di cui necessiterà.

Questo è il sogno di Isabel e Marco: vivere in uno scambio reciproco che permetta, tra l’altro, l’accesso a cibo per il corpo, la mente e lo spirito a chiunque, indipendentemente da quanto accesso abbia a risorse monetarie.

Se anche tu condividi il loro sogno o semplicemente vuoi contribuire in modo tale che abbiano la possibilità di dimostrare che un diverso stile di vita è possibile, visita la pagina del loro crowdfunding e dona quel poco o quel tanto che puoi:

https://www.produzionidalbasso.com/project/comunita-resilienti-e-rigenerative/?fbclid=IwAR2Dn80gWitQsTAU8QorZnBmuEzYe2XCLGhYMptXqq8EzutdKIRH9_gJLtY