Le assemblee cittadine di “Occhio alla lontra” per fermare la delocalizzazione delle Fonderie Pisano

22 Aug 2021 - Marcello Casa
XR Magazine Società



Occhio alla lontra è un’organizzazione di cittadini, associazioni e aziende della valle del Sele e del Tanagro, nata con la volontà di non piegare la testa di fronte alla devastazione ambientale, e mossa dalla necessità di contrastare ogni progetto e attività inquinante, contribuendo dal basso, alla realizzazione di proposte politiche, sociali e ambientali sostenibili ed eque. Una delle loro proposte, analogamente ad Extinction Rebellion, è quella delle assemblee cittadine. Infatti, il movimento a luglio di quest’anno ha dato inizio ad una serie di incontri itineranti, per confrontarsi su ciò che minaccia la salute della loro terra, e in particolare sulla vicenda della delocalizzazione delle Fonderie Pisano a Buccino, un comune della valle del Sele. 

La valle del Sele è situata tra le province di Salerno e Avellino, in Campania e comprendente parte del bacino del fiume Sele e del suo affluente Tanagro, e ospita un’area naturale protetta, caratterizzata da un’elevatissima biodiversità e quindi habitat di un gran numero di specie animali legate agli ambienti umidi. Oltre ad anfibi e rettili, come il tritone crestato e l’ululone dal ventre giallo, il Sele ospita la lontra, la cui presenza è indice di un’ottima qualità ambientale.

Proprio in difesa di questo rigoglioso ecosistema che “Occhio alla lontra” si sta battendo per impedire che lo stabilimento Pisano venga delocalizzato in questa area.

Le controversie della Fonderie Pisano

La Fonderie Pisano è una società nata nel 1800 come iniziativa artigiana, con il fine di realizzare fusioni in ghisa e bronzo per le industrie tessili della zona ma nel corso degli anni si è affermata come una realtà industriale di rilievo europeo. Tale processo ha richiesto un rinnovamento continuo, con la necessità di ricollocare il suo impianto numerose volte, per poi trovare la sua sede attuale a Fratte, nella periferia salernitana, nel 1961. Attualmente però, le nuove esigenze produttive e urbanistiche indicano proprio nel comune di Buccino la nuova casa dell’azienda salernitana. Una delocalizzazione necessaria all’ampliamento e al rinnovamento dell’azienda fondiaria, con la promessa di nuovi posti di lavoro, accompagnati un impatto ambientale ridotto, garantito da un monitoraggio costante.

post-picture

Credit: www.zerottonove.it

Ma come si può credere a queste promesse? Quanto vale la parola di questi fonditori salernitani? I proprietari delle fonderie non sono nuovi agli scandali ambientali e alle condanne. Nel 2007, infatti, il Tribunale di Salerno ha ritenuto le Fonderie responsabili di danni ambientali e biologici. Dal verbale redatto dalla Polizia Municipale emersero diverse irregolarità riscontrate presso le Fonderie Pisano come il deposito di scorie, polveri provenienti dall’attività di fusione, all’aria aperta, la mancanza di VIA valutazione dell’impatto ambientale (Valutazione d’Impatto Ambientale), e sversamento di acque meteoriche di primo dilavamento direttamente nel fiume Irno. Nonostante questo, le Fonderie hanno continuato a lavorare indisturbatamente, anzi sono state premiate dalle amministrazioni comunali. Come si può permettere ad una azienda con questi precedenti di delocalizzare in un ecosistema fortunatamente ancora poco intaccato dalla presenza umana?

Giù le mani dalla valle

A Mediavox Magazine, il prof. Senese, attivista di “Occhio alla lontra” ha dichiarato: ‘Abbiamo le riserve naturalistiche, i siti di importanza Comunitaria, i parchi archeologici, le risorse idriche uniche che irrigano nostri campi con acqua sorgiva pura, un turismo termale sempre più forte e competitivo. Non c’è bisogno di scomodare gli obiettivi di Kyoto per capire che il Sele-Tanagro è “unico” e offre occasioni di sviluppo diverse dall’industria pesante. Oggi abbiamo conoscenze tali da farci ritenere che l’unica coesistenza tra industria ed ambiente sia da individuare sullo sviluppo della filiera agroalimentare e sulla tecnologia ecosostenibile. Enormi spazi e poca popolazione rendono le nostre aree “appetibili” a certe tipologie di industrie, che si occupano di rifiuti e che spesso, creano non pochi disagi alle popolazioni interessate.

Una Valle di no 

Per la valle del Sele-Tanagro, il colosso industriale rappresenta una minaccia per l’economia locale, a vocazione prevalentemente agricola, e chiuderebbe ogni ambizione di sviluppo turistico. Prima delle assemble cittadine, la mobilitazione popolare, appoggiata dalle istituzioni, si era già concretizzata nell’iniziativa promossa dal comitato “Occhio alla Lontra”, denominata “Una Valle di NO”, che si è tenuta domenica 27 giugno 2021. Durante l’azione pacifica, simbolica e corale, centinaia di cartelli e striscioni con un “NO” di colore verde hanno fatto la loro comparsa nelle strade e nelle piazze dei comuni interessati dal fenomeno, e sono stati documentati da centinaia di foto che si sono diffuse sui social con l’hashtag #unavalledino. 

post-picture

Il comitato si è fatto portatore di un messaggio potente proveniente dalla Valle del Sele, che vede protagonisti principalmente i cittadini, e diretto a politici e imprenditori, ed intanto sul fronte giudiziario va avanti la battaglia legale attualmente arrivata al Consiglio di Stato, con la speranza che assemblee cittadine e azioni non violente riescano a bloccare l’ennesimo scempio ambientale.