COP: la storia completa

Origine, sviluppi e incoerenze

30 Aug 2021 - Gruppo Studio PreCop XR Milano
XR Magazine Società



Nel 1992 a Rio si tiene la Conferenza sull'Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED), anche conosciuto come Summit della Terra.

La Conferenza porta alla stesura della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), nota anche come “Accordi di Rio”, un Trattato ambientale internazionale che ha lo scopo di “prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre”.

Il Trattato non era tuttavia legalmente vincolante, ma lasciava la possibilità alle parti firmatarie di sottoscrivere protocolli successivi (come ad esempio quello di Kyoto nel 1997) che invece ponessero vincoli e regole operative specifiche.

Negli Accordi di Rio i paesi industrializzati (identificati nell'allegato 1 dell’accordo stesso) concordano nel ridurre le proprie emissioni oppure acquistare crediti di emissione. L’aumento dei costi conseguente all'adesione fu alla base della mancata firma degli USA (G. W. Bush).

Nel trattato si condivide il principio di “responsabilità comuni ma differenziate” tra Paesi dell’allegato 1 (industrializzati) e Paesi in via di sviluppo (PVS). A questi ultimi non veniva richiesto alcun impegno, avendo come priorità la lotta alla povertà.

Lo scopo finale del trattato era fermare le emissioni dei paesi industrializzati ai livelli del 1990 entro il 2000.

Il trattato entra in vigore nel 1994 e vengono quindi istituite le Conferenze delle Parti (COP) annuali. La prima è stata nel 1995, 3 anni dopo il Summit della Terra.

1995 COP1 – Berlino: si stabilisce una fase di analisi e ricerca, che si prevede durerà 2 anni, per negoziare successivamente un insieme di strategie e azioni tra cui i Paesi possano scegliere in base alle loro esigenze specifiche. Restano esentati i paesi in via di sviluppo, sebbene si ipotizzi già che le grandi nazioni di nuova industrializzazione possano diventare i più grandi emettitori di gas serra nei 15 anni a venire (come ad esempio la Cina, che al tempo risultava tra i PVS).

1996 COP 2 – Ginevra: si concorda l'accettazione dei rilievi dell’IPCC e la necessità di individuare degli obblighi a medio termine vincolanti, ma non c'è accordo sull'istituzione di politiche armonizzate preferendo lasciare maggiore flessibilità.

1997 COP 3 – Kyoto: stipula del Protocollo di Kyoto, il primo trattato al mondo di riduzione delle emissioni di gas serra, che prevede una prima fase di riduzione delle emissioni nel periodo 2008-2012.

1998 COP 4 – Buenos Aires: impossibile trovare degli accordi sui piani di azione specifici dopo gli accordi di Kyoto, si concorda di darsi tempo fino al 2000. Tanto di tempo ne abbiamo!

1999 COP 5 – Bonn: nulla di rilevante

2000 COP 6 – L’Aja: le Parti discutono senza trovare accordi e decidono di ritrovarsi per una COP 6 bis dopo 6 mesi circa. E intanto sono passati 8 anni dal Summit della Terra, il 2000 è arrivato e le emissioni non si sono fermate ai livelli del 1990.

2001 COP 6bis – Bonn: gli USA sono da poco usciti dal Protocollo di Kyoto e si pongono come semplici osservatori. Le Parti trovano (inaspettatamente) qualche accordo sul meccanismo di flessibilità per il commercio di quote di emissioni, sul finanziamento dei PVS e sul credito per le attività di abbattimento dell’anidride carbonica in atmosfera (gestione delle foreste, rivegetazione), i cui dettagli operativi vengono rimandati però alla successiva COP. Sempre perchè abbiamo tempo!

2001 COP 7 – Marrakech: si identificano alcuni dettagli operativi relativi al Protocollo di Kyoto sul commercio di emissioni. Si ipotizza un sistema di sanzioni, ma viene richiesto alle singole Parti di valutare se siano o meno legalmente vincolanti per loro.

2003 COP 9 – Milano: nulla di rilevante

2004 COP 10 – Buenos Aires: nulla di rilevante

2005 COP 11 – Montreal: si parla di buco dell’ozono e gas presenti in condizionatori, frigoriferi e bombolette spray. Tuttavia, non potendo chiedere a tutti i PVS di far cambiare i frigoriferi ai loro cittadini, si risolve in un nulla di fatto. Intanto sono passati 10 anni dalla prima COP.

2006 COP 12 – Nairobi: sono coinvolti gli stati africani, ma non si definiscono piani dettagliati.

2007 COP 13 – Bali: le Parti stabiliscono, a seguito delle maggiori certezze degli effetti antropici sul sistema clima, derivate dal 4° rapporto dell’IPCC, di accelerare le trattative per arrivare, entro il 2009, alla definizione di impegni vincolanti globali. Viene definita la Bali road map.

2008 COP 14 – Poznan: si discute del finanziamento in supporto ai PVS, l'Adaptation Fund, e viene definito il meccanismo REDD+ che conteggia la protezione delle foreste nel calcolo delle emissioni di carbonio. All’ultimo però Nuova Zelanda, Australia, USA e Canada fanno pressione per rimuovere i riferimenti ai diritti delle popolazioni indigene che erano stati inseriti nel testo. Chissà come mai?

2009 COP 15 – Copenaghen: 2 settimane senza alcun risultato. Il documento abbozzato, il cui obiettivo era pensare alle azioni dal 2012 in poi, rimanda al 2015. Si parla di un fondo per i PVS, ma non se ne dettaglia in alcun modo il meccanismo di gestione. Tuttavia per la prima volta si parla di non superare i 2 °C di temperatura, se non di addirittura di valutare di restare sotto gli 1,5 °C. Non si definiscono però i dettagli su come non superare i 2 °C. Intanto sono passati 17 anni dal Summit della Terra.

2010 COP 16 – Cancun: nessun dettaglio operativo sul Fondo Verde in supporto ai PVS viene deciso, così come nessuna decisione è presa in vista della seconda fase prevista da Kyoto. Si definisce solo la necessità di tagliare le emissioni dal 20 al 40% entro il 2020 e si crea un nuovo framework di riferimento con indicazioni (non vincolanti) su come attuare azioni di adattamento. La Bolivia è l'unico paese a non firmare il Cancun Agreement. Intanto sono passati 15 anni dalla prima COP.

2011 COP 17 – Durban: nulla di rilevante.

2012 COP 18 – Doha : il 2012 scade la prima fase prevista dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni. Si discute il Kyoto bis, ma la maggior parte dei paesi industrializzati si defila, e lo firmano solo Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia. Si stabilisce però che siano i paesi ricchi a pagare per i danni climatici subiti dalle nazioni povere, ma si rinviano a negoziati successivi le decisioni finali sul pacchetto di aiuti.

2013 COP 19 – Varsavia: dopo 8 anni di negoziazione, si delinea il Warsav Framework for REDD+ per il contrasto alla deforestazione. Per il resto si definiscono le tappe intermedie in vista della COP 21 del 2015.

2014 COP 20 – Lima: si parla del fondo verde e dei finanziamenti, vengono impegnati 10 miliardi di dollari. Il punto più importante è stato quello di stabilire che i Paesi presentino entro il 31 marzo 2015, in vista della COP 21, i loro piani nazionali per frenare le emissioni di gas serra, i Nationally Determined Contributions (NDC). E siamo a 22 anni dal Summit di Rio, 19 anni dalla prima COP.

2015 COP 21 – Parigi: Accordo di Parigi. 20 anni dalla prima COP.

2016 COP 22 – Marrakech: si stabilisce di anticipare al 2018 (anziché 2020) la revisione degli NDC (Contributi programmati e definiti a livello nazionale) a seguito dell'accordo di Parigi.

2017 COP 23 – Bonn: nulla di rilevante.

2018 COP 24 – Katowice: nulla di rilevante.

2019 COP 25 – Madrid: Più di settanta stati si impegnano ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050, ma i principali paesi emettitori si astengono. Perdura, inoltre, l’assenza di un’intesa sui 3 elementi fondamentali: il mercato dei crediti del carbonio, gli aiuti per li danni subiti dai paesi vulnerabili e il taglio dei gas serra entro il 2030.

2020 COP 26 – Rimandata a causa della Pandemia COVID-19: una delle conseguenze del cambiamento climatico e del collasso ecologico. E siamo a 28 anni dal Summit della Terra e 25 anni dalla prima COP.

La mancanza di vincoli normativi, di un preciso quadro sanzionatorio e di una puntuale definizione e manutenzione dei piani di azioni di ogni Paese (NDC) sono tra le problematiche alla base dell'inconsistenza delle COP.

Rimane tuttavia desolante osservare come il susseguirsi delle COP sembra non aver neanche scalfito il costante aumento delle emissioni e della conseguente concentrazione di CO~2~ in atmosfera:

Andamento storico della CO2 atmosferica e gli eventi COP

Figura 1 Immagine tratta dal Canada's National Observer

Dal 1995 ad oggi le COP si sono susseguite senza scalfire il costante aumento delle emissioni e la conseguente distruzione degli ecosistemi. Le COP hanno fallito, ma cambiare è necessario. Ribellati a Milano per la PreCOP26. SCOPRI COME!