Breve Riassunto dell’Accordo di Parigi

03 Oct 2021 - Gruppo Studio PreCop XR Milano
XR Magazine Società



Diversi anni sono passati dall’Accordo di Parigi ma di cosa si è davvero discusso in quelle aule e cosa ha comportato per i Paesi firmatari? In questo breve articolo esamineremo le colonne portanti dell’Accordo con lo scopo di fare luce e informarci su ciò che è stato fatto e ciò che ancora deve essere messo in pratica.

Il preambolo costituisce la base culturale dell’Accordo. Il cambiamento climatico e la crisi ecologica vengono definiti urgenti. Viene riconosciuta l’importanza di fornire aiuti e supporto tecnologico ai paesi in via di sviluppo che subiscono le conseguenze non solo del cambiamento climatico, ma anche delle scelte per farvi fronte, mettendo in evidenza le interrelazioni tra Paesi e popoli. Si chiarisce la necessità di porre fine alla fame e salvaguardare la sicurezza alimentare, così come l’importanza di tutelare posti di lavoro che siano equi e giusti. Si riconosce che si tratta di un problema globale e che serve tutelare ogni diritto (salute, popoli indigeni, migranti, bambini, disabili, equità tra generazioni e uguaglianza tra i sessi). La Scienza è posta a base della risposta collettiva e si evidenzia la necessità di rafforzare e conservare i pozzi di assorbimento dei gas serra per salvaguardare ogni forma di vita (oceani compresi) e tutelare la biodiversità (Madre Terra). Infine si nomina il concetto di Giustizia Climatica, come principio guida nelle scelta.

Art.1 : definizioni

Art. 2 : qui si parla della necessità di mantenere gli impegni per restare sotto i 2 gradi, meglio 1,5 gradi, rispetto all’era preindustriale. Non viene definita una data perché si tratta di una indicazioni sempre valevole, ossia non si devono mai superare i 2 gradi rispetto all’era preindustriale.

Della necessità di implementare modelli resilienti (cambio di paradigma) in risposta alla crisi climatica senza danneggiare la capacità di produrre cibo.

Dell’adeguatezza dei flussi finanziari verso uno sviluppo a basse emissioni (cambio di paradigma) seguendo il principio di responsabilità comuni ma differenziate.

Art.3 : contributi a livello nazionale (NDC); viene richiesto a tutti i Paesi di comunicare e impegnarsi in azioni concrete e ambiziose allo scopo di raggiungere l’obiettivo generale definito nell’art.2 ma in particolare viene richiesta azione e comunicazione sui temi degli articoli 4,7,9,10,11,13 (che quindi divengono i più importanti), con l’impegno di migliorare nel tempo. Si stabilisce che i PVS (Paesi in Via di Sviluppo) hanno bisogno di aiuto. Questo articolo è il cuore dell’Accordo, si supera la divisione fissa tra PVS e non, chiedendo a tutti gli stati di implementare e comunicare azioni, anche se alcuni (i PVS) avranno bisogno di aiuto. Questo concetto inserisce nell’Accordo un elemento solidaristico.

Art. 4 : I paesi devono raggiungere un picco massimo di emissioni il prima possibile (si riconosce che i PVS ci metteranno di più) e a intraprendere RAPIDE riduzioni nel DOPO-PICCO per raggiungere un equilibrio tra emissioni e rimozioni antropiche (riforestazione ad esempio), non quindi zero emissioni. Per fare questo si esplicita la necessità di seguire la migliore scienza disponibile (IPCC e non solo), cosi come il principio di equità nel contesto dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà (significa che la mitigazione non deve fermare lo sviluppo dei paesi poveri e la lotta alla povertà). Per fare questo servono contributi a livello nazionale (non valgono quindi scambi internazionali, si veda Art.6). Al punto 4.3 si distingue tra paesi sviluppati che devono abbattere le emissioni in modo assoluto ed i PVS che con il tempo dovranno pensare ad una economia con minori emissioni, ribadendo che dovranno essere aiutati. Gli NDC vanno comunicati minimo ogni 5 anni. Al 4.13 si esplicita la necessità di evitare il doppio conteggio nei calcoli delle riduzioni. Ci sono 19 commi totali, che definiscono le clausole. L’ultimo comma, sebbene con una formula debole dal punto di vista giuridico, suggerisce di cambiare paradigma economico.

Art.5 : Si ribadisce l’importanza di curare i pozzi di carbonio e le riserve di gas serra, inclusa la gestione sostenibile delle foreste con un meccanismo di incentivi positivi (sistemi REDD+ che danno un valore economico al carbonio contenuto nelle foreste proteggendole)

Art.6 : I paesi possono cooperare e mettersi insieme per poter raggiungere i loro NDC (logica dei crediti per aiutare altri paesi), ma nella valutazione dei risultati va evitato il doppio conteggio (vedi punto 4.13 precedente). Tale meccanismo sarà supervisionato da un Ente eletto dalla COP per promuovere la partecipazione di entità pubbliche e private alla mitigazione per contribuire a ridurre le emissioni in un paese ospite (e raggiungere il proprio obiettivo, che però non potrà essere contato anche dall’ospite). Questo dovrebbe permettere il trasferimento di Know How verso i PVS.

Art.7 : Obiettivo globale di adattamento. Si parla di dare risposta ai fabbisogni immediati (il clima è già mutato e molti paesi hanno bisogno di aiuto), ma di avere la capacità di rispondere in modo resiliente alle emergenze che arriveranno, nel contesto dell’obiettivo di restare sotto i 2 gradi. Il problema è che qui si ipotizza di raggiungerlo, quindi si lavora per essere adattabili in quel caso, non se le cose diventano più gravi. Si parla di tutela della Natura, di cui l’uomo è parte, quindi non basta proteggere le persone, ma serve tutelare gli ecosistemi. Si parla di darsi ambizioni alte, mitigare ora per non dover pagare domani. Nel comma 7.5 si dice che le soluzioni dovrebbero tenere conto della scienza, ed essere condivise con la partecipazione delle popolazioni locali, anche indigene per la loro conoscenza degli ecosistemi e tutti gli interessati. Democrazia diretta. Si riprende il quadro di riferimento di Cancun (condivisione conoscenze, rafforzamento accordi istituzionali, rafforzamento della ricerca e delle misurazioni del cambiamento climatico, assistenza ai PVS). Le azioni intraprese e i risultati andrebbero comunicate con cadenza regolare e pubblicate. Un problema di questo articolo è che non viene data una definizione chiara di adattamento. Inoltre dal punto di vista economico vengono collegate le spese di mitigazioni con quelle di adattamento, cosa che spingerà a concentrarsi di più sulle mitigazioni a scapito di quest’ultimo.

Art.8 : I Paesi riconoscono l’importanza di evitare e minimizzare i danni come eventi meteorologici estremi (inondazioni, uragani) ed eventi crescenti nel tempo (innalzamento mari, scioglimento ghiacciai…) attribuendo importanza allo sviluppo sostenibile. Il meccanismo internazionale di Varsavia può essere rafforzato dalle decisioni in COP ma si presume la collaborazione (con allerte preventive e sistemi assicurativi aggreganti soggetti con lo stesso rischio, anche il sistema assicurativo privatistico non può sopperire a tutto) . Bisogna anche pensare a sistemi resilienti (adattamento). Serve approfondire il meccanismo di Varsavia legato, ma in questo articolo entra in gioco il tema del risarcimento danni e responsabilità colpose.

Art.9 : I Paesi sviluppati devono continuare a finanziare i PVS per la mitigazione e l’adattamento (Adaptation fund, green climate fund ecc..). La finanza climatica deve aumentare nel tempo sempre di più secondo una road map guidata dalla COP e deve considerare sia adattamento che mitigazione. Il processo dovrebbe essere alleggerito dalla burocrazia e guidato dalle esigenze dei PVS, soprattutto quelli che più stanno subendo le conseguenze della crisi climatica, anche dedicando a loro delle quote di finanza specifiche (a fondo perduto). I paesi sviluppati devono comunicare ogni 2 anni lo stato dei finanziamenti, ma nell’accordo via obbligo sui commi 1, 2 e 3, ma non sul comme 9.4 che è quello che esplicita la necessità di equilibrio tra scopi adattivi e mitigativi. Gli altri paesi (non considerati sviluppati) posso finanziare su base volontaria e comunicarlo, ma non sono obbligati. Un problema di queste comunicazioni che sono vecchie, spesso di 2 anni (a volte arrivano in ritardo) e quindi non sono una fotografia di cosa si sta facendo ORA. Questo permette anche ai Governi di poter controbattere facilmente ad accuse basate sui dati vecchi rispondendo “ma lo stiamo finanziando ora!”. E’ un articolo molto debole dal punto di vista normativo. Nessuna linea guida chiara sulla trasparenza e l’accesso a informazioni in tempo reale.

Art.10 : Condivisione dell’importanza di rendere concrete le innovazioni tecnologiche (per l’adattamento e la mitigazione) e di trasferire il know how innovativo (non tecnologie obsolete per noi, ma innovative per i PVS) anche ai PVS. Il meccanismo tecnologico deve essere rafforzato e finanziato. Si istituzionalizza la collaborazione sull’innovazione tecnologica, pilastro importante per un cambiamento.

Art.11 : Si parla di costruzione di competenze organizzate per facilitare l’accesso ai PVS ai finanziamento, il trasferimento di know how tecnologico, la consapevolezza pubblica, l’educazione verso diversi stili di vita ad esempio. Tale costruzione di competenze dovrebbe essere guidata dal paese ricevente, non dal finanziatore e deve essere volta ad accrescere l’autonomia (anche critica) del destinatario. Il processo deve essere partecipativo e attento alle differenze di genere. I finanziatori dovrebbero essere i paesi sviluppati, ma i docenti da tutti i paesi e di tutti i generi. Le azioni formative svolte vanno comunicate e i paesi riceventi devono comunicare i progressi. Il tema “formazione” può essere gestito seriamente e fare quindi la differenza o in modo totalmente banale. Dal testo di questo articolo non si capisce come sarà, si dovrà vedere in base a chi la mette in atto.

Art.12 : I Paesi collaboreranno per garantire accesso all’informazione e l’educazione climatica, la consapevolezza e partecipazione pubblica. Questo dovrebbe essere alla base della democrazia.

Art. 13 : Si introduce un quadro di riferimento per la trasparenza di azioni e supporto in base a quanto concordato in Convenzione, differenziato per Paesi in base alle loro capacità (flessibilità e non intrusività, quindi niente visite a sorpresa di controllo). Ogni paese deve fornire regolarmente le seguenti informazioni:

  • emissioni di origine umana per fonte e rimozioni con buone pratiche indicate dall’IPCC

  • info necessarie per monitorare il progresso degli NDC

  • supporto finanziario e trasferimento tecnologico

Non vi è obbligo (si usa la parola dovrebbe) per informazioni sui temi dell’Adattamento e degli impatti. Le informazioni dovranno essere sottoposte alla revisione tecnica degli esperti dell COP (anche in supporto ai PVS). La revisione deve prevedere anche la restituzione delle aree di miglioramento. Questo articolo non sembra abbastanza forte nel pretendere le informazioni, permettendo quindi ai paesi che non vogliono collaborare di nascondersi dietro a scuse varie. Inoltre vi è totale assenza di scadenze temporali.

Art. 14 : la COP deve fare il punto sull’implementazione dell’Accordo, la prima revisione complessiva sarà nel 2023 e poi ogni 5 anni.

Art. 15 : si implementa un meccanismo per facilitare l’implementazione del presente Accordo tramite un comitato di esperti che dovrà comunicare annualmente resoconti alla COP (anche senza dati visto che non sono state messe scadenze per molte comunicazioni e altre sono biennali). In ogni caso la logica non deve essere puntiva ma facilitante.

Art. 16: la Conferenza delle Parti agirà come riunione tra i paesi interessati (durante gli accordi di Parigi era stato istituito un organo ad hoc). Gli stati che ancora non vogliono rettificare (o non hanno ancora finito la procedura) possono assistere alle riunioni di lavoro. Inoltre la Conferenza delle Parti esaminerà regolarmente i progressi dei paesi e adotterà le decisioni necessarie per implementare l’accordo di Parigi. Le COP saranno quindi richiamate ogni anno (a meno che non si decida diversamente come nel 2020). Delle sessioni straordinarie potranno essere indette nel caso si ritenga necessario. L’ONU e le altre agenzie specializzate (energia, energia atomica ecc) potranno essere parte della COP come osservatori (vedi art. 5). Articolo pressoché identico al protocollo di kyoto. Ricalcano trattati tipici internazionali.

Art. 17: Segretario. Istituito nell’art. 8. Definizioni e ruoli. Articolo pressoché identico al protocollo di kyoto. Ricalcano trattati tipici internazionali.

Art. 18: L’Organo Sussidiario del Consiglio Scientifico e Tecnologico e Organo Sussidiario di Attuazione. Istituiti dagli articoli 9 e 10. Definizioni e ruoli. Articolo pressoché identico al protocollo di kyoto. Ricalcano trattati tipici internazionali.

Art. 19: organi sussidiari. Tali organi serviranno l’Accordo e la COP ne specificherà le funzioni. Articolo pressoché identico al protocollo di kyoto. Ricalcano trattati tipici internazionali.

Art. 20: l’Accordo di Parigi sarà aperto alla firma e alla rettifica dei paesi dal 22/04/2016 al 21/04/2017 a New York (sede ONU). Chi lo firma sarà tra i paesi fondatori dell’Accordo. Da quel giorno in poi si potrà fare richiesta di adesione. Ogni organizzazione regionale che voglia firmare l’Accordo (senza che lo stato sia firmatario) sarà vincolata a tutte le obbligazioni dell’Accordo e dovranno indicare il loro livello di competenza.

Art. 21: l’Accordo entrerà in vigore dopo 30 gg (in Kyoto erano 90) dalla data in cui almeno 55 parti della convenzioni (le cui emissioni rappresentano almeno il 55% del totale delle emissioni stimate) abbiano presentato strumenti di ratifica, adesione, approvazione e accettazione. Le quote di emissioni fanno riferimento ad una tabella comunicata prima della COP21. 189 paesi hanno già pubblicato il proprio contributo, ma bisogna capire quando rapidamente otterranno gli obiettivi scritti.

Art. 22: per gli emendamenti dell’art. 15 si cambia il nome “accordo” al nome “convenzione”. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 23: per gli emendamenti dell’art. 16 si cambia il nome “accordo” al nome “convenzione”. Rispetto a Kyoto ora tutti gli obiettivi sono negli articolo quindi possono essere rivisti al rialzo da ogni paese senza che questo debba essere controfirmato da tutti gli altri paesi. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 24: per la risoluzione delle controversie si cambia il nome “accordo” al nome “convenzione”. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 25: ogni paese disporrà di un voto, ad eccezione delle organizzazioni regionali che avranno voti pari al numero dei loro stati membri. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 26: il Segretario ONU sarà il depositario dell’Accordo. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 27: nessuna riserva potrà essere avanzata all’Accordo (se non fosse così in sede di rettifica ogni stato potrebbe cercare di non applicare qualche articolo). Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 28: dopo 3 anni dalla entrata di vigore dell’Accordo un paese può ritirarsi dall’Accordo (es. USA nel 2020). Tale ritiro sarà effettivo dopo 1 anno dalla notifica di recesso. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Art. 29: Lingue dell’Accordo: arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo. L’originale è depositato presso il Segretariato Generale dell’ONU alle Nazioni Unite. Per questi articoli sarebbe bene che UE e ogni stato firmino l’Accordo in modo da evitare frammentazioni e si abbia la copertura sia a livello nazionale che comunitario.

Redatto a Parigi il 12/12/2015.