L’ambiente nel 2050: città allagate, migrazione forzata - e l’Amazzonia che si trasforma in savana

04 Jan 2020 - di Jonathan Watts, editore scientifico del The Guardian
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Come sarà il mondo nel 2050 se continueremo a bruciare foreste, petrolio, gas e carbone al ritmo attuale? A meno che non ci concentriamo su soluzioni condivise, tempeste violente e incendi devastanti potrebbero essere l'ultimo dei problemi del mondo. La stessa civiltà sarà a rischio.

post-picture L’attrice Emma Thompson fa una previsione di allerta meteo estremo con Extinction Rebellion davanti alla BBC Broadcasting House di Londra il 5 dic 2019. Credits: Gareth Morris


“Buongiorno. Ecco le previsioni di navigazione per oggi a mezzogiorno, 21 giugno 2050. I mari saranno mossi, con tempeste violente e visibilità che varia da scarsa a molto scarsa per le prossime 24 ore. Le prospettive per domani sono meno positive”.

Se tutto andasse bene, questo potrebbe essere un bollettino meteorologico pubblicato dal dall’Ufficio Metereologico Britannico e trasmesso dalla BBC a metà di questo secolo. Le tempeste distruttive potrebbero non sembrare una buona notizia, ma saranno tra i problemi meno significativi del mondo nella prossima era caratterizzata dal culmine della turbolenza climatica. Con il collasso sociale, minaccia reale nei prossimi 30 anni, sarà un risultato nel 2050 se ci saranno ancora istituzioni che facciano previsioni meteorologiche, trasmettitori radio per condividerle e navigatori disposti ad ascoltarne il contenuto.

Scrivo questa previsione immaginaria con le mie scuse a Tim Radford, l’ex direttore scientifico di Guardian, che nel 2004 ha usato lo stesso espediente per aprire un articolo che conteneva una previsione rivelatasi straordinariamente precisa sui probabili impatti del riscaldamento globale sul mondo nel 2020.1

I giornalisti in genere odiano parlare di futuro. Siamo addestrati a riferire sul passato molto recente, non a guardare nelle sfere di cristallo. In quelle occasioni in cui dobbiamo avventurarci al di là del momento presente, la maggior parte di noi gioca sul sicuro evitando date che potrebbero dimostrarsi sbagliate o citando altri. Radford non si concesse una tale distanza di sicurezza nel 2004, anno orribilmente felice per i negazionisti del clima. George W. Bush era alla Casa Bianca, il protocollo di Kyoto era stato recentemente neutralizzato dal Congresso degli Stati Uniti, il mondo era distratto dalla guerra in Iraq e le compagnie di combustibili fossili e i magnati del petrolio pompavano milioni di dollari in pubblicità ingannevoli e ricerche false che miravano a seminare dubbi sulla scienza.

Radford in un certo senso non vedeva l’ora che il riscaldamento globale non fosse più così facile da ignorare. Applicando la sua esperta conoscenza della “migliore scienza disponibile al momento”, ha predetto che il 2020 sarebbe stato l’anno in cui il Pianeta avrebbe iniziato a percepire il surriscaldamento come qualcosa di reale e urgente.

“Stiamo ancora aspettando che la Terra inizi a sobbollire”, ha scritto in quell’estate a clima mite del 2004. “Ma entro il 2020 appariranno le bolle”.

La vivacità del movimento per l’azione climatica ed ecologica è sicuramente meno latente. Nell’ultimo anno, il mondo ha visto lo sciopero scolastico solitario di Greta Thunberg trasformarsi in un movimento globale di oltre sei milioni di manifestanti; gli attivisti di Extinction Rebellion hanno sequestrato ponti e bloccato le strade nelle capitali mondiali; il mondo ha ricevuto avvertimenti sempre più allarmanti dagli scienziati delle Nazioni Unite, da David Attenborough e dall’inviato delle Nazioni Unite per l’azione per il clima, Mark Carney; decine di parlamenti nazionali e consigli comunali hanno dichiarato “emergenze climatiche”. Agli inizi del 2020, le bolle dell’ansia climatica si stanno accumulando vicino alla superficie.

Le previsioni più precise di Radford nel 2004 riguardano la scienza su cui si è basato. Scrivendo dopo l’ondata di caldo record che colpì il Regno Unito nel 2003, ha avvertito che temperature così torride sarebbero diventate la norma. “Aspettatevi che l’estate 2020 sia altrettanto opprimente.” Aveva ragione. Da allora, il mondo ha attraversato i 10 anni più caldi della storia. Il luglio 2019 è stato il mese più caldo del pianeta dall’inizio delle misurazioni.2

Radford ha anche correttamente previsto quanto più ostile questo ha reso oggi il clima -rendendo le tempeste sempre più feroci (per la prima volta in assoluto, ci sono stati uragani di categoria 5, come Dorian e Harvey, per quattro anni consecutivi3), intensificando gli incendi boschivi (considera i devastanti incendi in Siberia4, Amazzonia e Australia del 2019, o in California e Lapponia nel 2018) e il massiccio sbiancamento e morìa delle barriere coralline (che sta accadendo con frequenza crescente in gran parte del mondo). Tutto ciò è avvenuto, così come le previsioni specifiche di Radford sul peggioramento delle alluvioni in Bangladesh, sulle siccità disperate nel Corno d’Africa5 e in Africa Meridionale6, carenze alimentari nel Sahel7 e l’apertura del passaggio a nord-ovest a causa della contrazione del ghiaccio marino (l’enorme nave da crociera, Crystal Serenity, è tra le molte navi che hanno navigato attraverso lo stretto di Bering negli ultimi anni - una rotta che una volta era ritenuta impossibile anche dai più intrepidi esploratori).

Un paio di sue previsioni erano leggermente premature (le nevicate sul Kilimangiaro e sul Monte Kenya non sono ancora scomparse, anche se uno studio recente ha affermato che se ne andranno prima che le generazioni future abbiano la possibilità di vederle), ma nel complesso, la visione del mondo di Radford sul 2020 è stata straordinariamente accurata, il che è importante perché conferma che la scienza del clima era affidabile già nel 2004. Oggi i modelli climatici sono ancora più precisi8, il che è una buona notizia in termini di anticipazione dei rischi, ma profondamente allarmante se consideriamo quanto terribile gli scienziati si aspettano che il clima diventerà per la nostra vita. A meno che le emissioni non vengano ridotte drasticamente nel prossimo decennio, e gli ecosistemi ripristinati, uno sciame di tremendi problemi si sta dirigendo verso di noi.

Quanto tremendi? Bene, seguendo l’esempio di Radford, consideriamo come sarà il mondo nel 2050 se l’umanità continuasse a bruciare foreste, petrolio, gas e carbone al ritmo attuale.

La differenza sarà visibile dallo spazio. Entro la metà del 21° secolo, il globo è notevolmente cambiato rispetto al Pianeta blu che l’umanità ha visto per la prima volta, con un colore meraviglioso, nel 1972. Ormai nel 2050 la calotta di ghiaccio bianca del Polo Nord svanisce completamente ogni estate, mentre al Polo Sud si restringe in modo irriconoscibile. Le lussureggianti foreste pluviali verdi dell’Amazzonia, del Congo e della Papua Nuova Guinea sono più piccole e molto probabilmente avvolte nel fumo. Dai subtropici alle medie latitudini, una banda bianca e desolata di deserti ha formato un anello intorno all’emisfero settentrionale.

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Le coste vengono ridisegnate dall’innalzamento del livello del mare. Poco più di 30 cm in questa fase - ben al di sotto dei 2 metri che potrebbero essere reali nel 2100 - ma ancora abbastanza per inondare tratti di terra non protetti da Miami e Guangdong al Lincolnshire e ad Alessandria d’Egitto. Le alte maree e le ondate di tempesta sfumano periodicamente i confini tra terra e mare, facendo sì che le strade delle megalopoli assomiglino ai canali di Venezia con frequenza crescente.

Sulla terraferms, l’aumento delle temperature sta cambiando il mondo in modi che non possono più essere spiegati solo dalla fisica e dalla chimica. Il clima sempre più ostile sta mettendo a dura prova le relazioni sociali e sconvolgendo l’economia, la politica e la salute mentale.

“Generation Greta” è ormai di mezza età. Le loro paure adolescenziali della completa estinzione della razza umana non si sono ancora avverate, ma il rischio di un collasso della civiltà è più alto che in qualsiasi momento precedente nella storia – e in costante aumento. Vivono con un livello di ansia che i loro nonni potevano a malapena immaginare.

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L’attivista climatica Greta Thunberg in un murale di 15 metri a Bristol


Il mondo nel 2050 è più ostile e meno fertile, più affollato e con meno diversità di specie animali e vegetali. Rispetto al 2019, ci sono più alberi, ma meno foreste, più cemento, ma meno stabilità. I ricchi si sono ritirati in santuari climatizzati dietro muri sempre più alti. I poveri - e ciò che resta delle altre specie - vengono lasciati esposti alla furia sempre più dura degli elementi. Tutti sono colpiti dall’aumento dei prezzi, dai conflitti, dallo stress e dalla depressione.

Il surriscaldamento globale ha superato la soglia di +1,5° C un paio di anni prima del 2050 e ora sta accelerando verso il +3° C, o forse anche il +4° C, entro la fine del secolo. Sembra che il quadrante di un fornello sia stato ruotato dalle nove a mezzanotte. Gli abitanti di Los Angeles, Sydney, Madrid, Lisbona e forse anche di Parigi devono sopportare nuove massime al di sopra di 50°C.9 Il clima di Londra ricorda quello di Barcellona 30 anni prima. In tutto il mondo, la siccità si intensifica e il caldo estremo diventa un fatto con cui fare i conti per 1,6 miliardi di abitanti delle città, otto volte di più rispetto al 2019. Per un po’, le maratone, i Campionati Mondiali e le Olimpiadi sono state spostate in inverno per evitare il calore simile a una fornace in molte città. Ora le gare non si tengono affatto. È impossibile giustificare le emissioni correlate e il mondo non è più in vena di giochi.

Il clima estremo è la preoccupazione principale di tutti tranne una piccola élite. Causa distruzione ovunque, ma la più grande sofferenza si avverte nei paesi più poveri. Dhaka, Dar es Salaam e altre città costiere sono colpite quasi ogni anno da ondate di tempesta e altri incidenti estremi a livello del mare che avvenivano solo una volta al secolo10. Seguendo l’esempio di Jakarta, diverse capitali si sono trasferite in regioni meno esposte. Ma inondazioni, ondate di calore, siccità e incendi sono sempre più catastrofici. I sistemi sanitari stanno lottando per far fronte alla costante emergenza. I costi economici paralizzano le istituzioni finanziarie mal preparate. Le compagnie di assicurazione rifiutano di fornire copertura per catastrofi naturali. l’insicurezza e la disperazione attraversano le popolazioni. I governi faticano a far fronte a tutto ciò.

Entro il 2050, se non riusciamo ad agire, molti degli eventi meteorologici più dannosi ed estremi che abbiamo visto negli ultimi anni diventeranno estremamente comuni”, avverte Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Center della Pennsylvania State University. “In un mondo in cui assistiamo a continue catastrofi meteorologiche giorno dopo giorno (che è ciò che avremo in assenza di un’azione concertata), la nostra infrastruttura sociale potrebbe fallire… Forse non vedremo l’estinzione della nostra specie, ma potremmo vedere il collasso della società”.

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Allagamenti nelle Filippine. Photo Credit: Mathias Eick EU/ECHO


Aggiunge ansia la temperatura irregolare del pianeta. Invece di aumentare in modo lineare, si solleva esponenzialmente verso l’alto, perché i punti di non ritorno (tipping points) - una volta roba da incubi scientifici - vengono raggiunti uno dopo l’altro: rilascio di metano dal permafrost; la morte dei minuscoli organismi marini che erano in grado di sequestrare miliardi di tonnellate di carbonio; l’essiccazione delle foreste tropicali. Le persone hanno capito (tardi) quanto siano interconnessi i sistemi naturali di supporto vitale del mondo. Quando uno cade, ne viene attivato un altro11- come nel domino, o nella vecchia canzone “Alla fiera dell’est”. In alcuni casi, si amplificano a vicenda. Più calore significa più incendi boschivi, che seccano più alberi, che bruciano più facilmente, che rilasciano più carbonio, che spinge più in alto le temperature globali, che sciolgono più ghiaccio, che espone più parte scura della Terra alla luce solare, che riscalda i poli, che abbassa il gradiente di temperatura con l’Equatore, che rallenta le correnti oceaniche e i sistemi meteorologici, provocando tempeste più estreme e siccità più lunghe. Ora è anche chiaro che gli effetti di feedback sul clima non si limitano alla fisica, ma si estendono all’economia, alla politica e alla psicologia. Nel 2050 l’Amazzonia si sta trasformando in una savana perché la perdita di foreste sta indebolendo le piogge locali, il che rende i raccolti più scarsi, il che dà agli agricoltori una motivazione economica per continuare a deforestare e bruciare, al fine di avere più terra per recuperare la produzione perduta.

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Foresta pluviale disboscata in Oregon, credits F.Eatherington


Se si prosegue nel nostro corso attuale, le concentrazioni di carbonio nell’atmosfera passeranno a 550 parti per milione entro la metà del secolo, rispetto a circa 400 ppm oggi. Katharine Hayhoe12, climatologa e direttrice del Climate Science Center presso la Texas Tech University, spiega come questo amplifichi le probabilità in favore dello scenario peggiore. “Entro il 2050, vedremmo eventi molto più frequenti e / o molto più forti di quelli che noi umani abbiamo mai sperimentato prima, che si verificheranno sia simultaneamente che in sequenza.” La sua più grande preoccupazione è che i sistemi di produzione alimentare e di approvvigionamento idrico potrebbero non resistere allo stress, con conseguenze umanitarie disastrose in aree già vulnerabili.

La fame aumenterà, forse in modo disastroso. Il gruppo internazionale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici prevede che la produzione di cibo diminuirà dal -2% al -6% in ciascuno dei prossimi decenni a causa del degrado del suolo, siccità, inondazioni e innalzamento del livello del mare. I tempi non potrebbero essere peggiori. Infatti, entro il 2050, si prevede che la popolazione globale salirà a 9,7 miliardi, ovvero più di due miliardi di persone in più da sfamare rispetto ad oggi.

Quando i raccolti falliscono e la fame incombe, le persone sono costrette a combattere oppure a fuggire. Entro la metà del secolo, considerando fra le cause di migrazione solamente il degrado del suolo, tra i 50 e i 700 milioni di persone saranno costrette a lasciare le loro case, come l’IPBES, Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici dell’ONU, (l’equivalente per la biodiversità al ruolo dell’IPCC per il cambiamento climatico, n.d.t.) ha stimato nel marzo 201813. Incendi, inondazioni e siccità indurranno molti altri a migrare all’interno e oltre i confini. Così avverrà anche per il declino del ghiaccio montano, che è una fonte di acqua di fusione per un quarto della popolazione mondiale14. I più poveri saranno i più colpiti, anche se hanno la minima responsabilità per la crisi climatica.

Per l’autore e ambientalista statunitense, Bill McKibben, questa ingiustizia avrà il massimo impatto nel 2050. “Che le persone siano forzate a spostarsi dalle loro case a centinaia di milioni è uno sconvolgimento profondo per il mondo. E, naturalmente, è una tragedia profonda, perché sono proprio queste le persone che hanno la responsabilità minore nell’aver causato il problema”, afferma.

Blocco di Extinction Rebellion di fronte al padiglione della COP 25

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Nel 2050 l’apartheid climatico va di pari passo con una politica sempre più autoritaria. Tre decenni prima, gli elettori preoccupati hanno votato una generazione di “uomini forti” populisti nella speranza di poter riportare l’orologio indietro a un mondo più stabile. Invece, il loro nazionalismo ha reso ancora più difficile ottenere una soluzione globale. Hanno preferito concentrarsi sulle conseguenze sull’immigrazione del riscaldamento globale piuttosto che sulle cause del sistema basato sull’estrattivismo e sulle emissioni di carbonio. Quando gli elettori hanno capito il loro errore, era troppo tardi. I delinquenti al potere si rifiutarono di rinunciare al potere. Nel 2050 essi non negano più la crisi climatica; la usano per giustificare misure sempre più repressive e sforzi sempre più aggressivi per trovare una soluzione tecnologica. Negli ultimi 20 anni, le nazioni hanno provato soluzioni di geoingegneria come imitare il vulcano15, schiarimento delle nuvole marine16, aumento artificiale dell’effetto albedo e rimozione artificiale dell’anidride carbonica. La maggior parte di questi interventi di geoingegneria è risultata costosa e inefficace. Alcuni hanno reso la metereologia ancora meno affidabile. Paesi potenti ora minacciano i rivali non solo con le armi nucleari, ma con minacce di geoingegneria per bloccare la luce solare o interrompere i cicli stagionali delle piogge.

Questo non è un futuro inevitabile. A differenza della previsione di Radford per il 2020, questa visione del 2050 si basa in parte su fattori legati al comportamento umano, che è più volatile e meno prevedibile delle leggi della termodinamica. Molti degli orrori di cui sopra sono già stati incorporati nel clima, ma la nostra risposta a questi orrori - e l’uno con l’altro - non è predeterminata. Dal punto di vista della scienza, questi pericoli possono essere sostanzialmente ridotti se l’umanità abbandona in modo deciso il business as usual nel prossimo decennio. Dal punto di vista della psicologia e della politica, possiamo migliorare immediatamente la nostra situazione se ci concentriamo sulla speranza in soluzioni condivise, piuttosto che sulla paura di ciò che perderemo come individui.

Una tempesta si sta certamente preparando. La scienza è chiara su questo. La domanda ora è come affrontarla.

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Articolo tradotto e editato da XR Italia da questo pezzo: https://www.theguardian.com/environment/2019/dec/30/environment-2050-flooded-cities-forced-migration-amazon-turning-savannah?CMP=share_btn_tw

Jonathan Watts è editore ambientale del Guardian. Nel 2018 ha vinto il SEAL Environmental Journalism Award. Nel 2009 è stato tra i vincitori del One World Media Award per l’ambiente grazie a una serie di inchieste sulla crisi alimentare globale.

Nel 2010 ha pubblicato When a Billion Chinese Jump (in italiano Se tutti i cinesi saltano insieme, pubblicato da Nuovi Mondi Media), un diario di viaggio ambientale dall’altopiano tibetano alla Mongolia interna.


  1. https://www.theguardian.com/science/2004/sep/11/meteorology.scienceofclimatechange 

  2. http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/terra_poli/2019/08/16/luglio-2019-il-mese-piu-caldo-da-140-anni_688002e9-c636-4c20-b464-98761a35fdb9.html 

  3. https://www.nature.com/articles/s41467-019-08471-z un recente studio pubblicato su Nature ha dimostrato che la rapida intensificazione delle tempeste che le trasforma in uragani di categoria 5 sta diventando sempre più comune per effetto del cambiamento climatico, in particolare del riscaldamento dell’acqua degli Oceani. 

  4. https://www.internazionale.it/notizie/2019/08/05/incendi-circolo-polare-artico 

  5. https://www.internazionale.it/video/2019/12/04/somaliland-crisi-climatica-realta 

  6. https://www.internazionale.it/reportage/kim-harrisberg/2019/08/02/sudafrica-campagne-siccita 

  7. https://www.ilsole24ore.com/art/cosi-climate-change-rischia-far-esplodere-l-africa-e-sahel-AClfaxk 

  8. https://www.internazionale.it/bloc-notes/claudia-grisanti/2019/12/17/previsioni-accurate 

  9. A 50 ° C il calore diventa tossico. Le cellule umane iniziano a cuocere, il sangue si addensa, i muscoli si bloccano intorno ai polmoni e il cervello è soffocato di ossigeno. In condizioni asciutte, il sudore, il sistema di raffreddamento incorporato del corpo, può ridurre l’impatto. Ma questa protezione si indebolisce se c’è già umidità nell’aria. Queste saranno condizioni sempre più comuni in India, Pakistan, sud- Asia orientale e parti della Cina. Quasi la metà della popolazione mondiale sarà esposta a un calore potenzialmente mortale per 20 giorni all’anno entro il 2100. cit. https://www.theguardian.com/cities/2018/aug/13/halfway-boiling-city-50c anche l’Italia è interessata dal fenomeno: https://www.lastampa.it/cultura/2017/08/02/news/vivere-a-50-1.34430351 

  10. https://www.cmcc.it/it/articolo/oceano-e-ghiacci-dal-riscaldamento-globale-alle-soluzioni-possibili 

  11. https://science.sciencemag.org/content/362/6421/1379 commentato in questo articolo da Watts https://www.theguardian.com/environment/2018/dec/20/risks-of-domino-effect-of-tipping-points-greater-than-thought-study-says 

  12. https://www.ted.com/talks/katharine_hayhoe_the_most_important_thing_you_can_do_to_fight_climate_change_talk_about_it?language=it 

  13. https://www.avvenire.it/economia/pagine/degrado-del-suolo 

  14. Questo vale anche per i ghiacciai alpini. “Entro il 2050”, spiega Edoardo Cremonese, ricercatore dell’agenzia per la protezione ambientale della Valle d’Aosta “in estate le portate dei fiumi, alimentate dalle acque provenienti dalle Alpi, potrebbero dimezzarsi. E le riserve potrebbero esaurirsi prima del previsto. Il che farebbe entrare in conflitto chi ha bisogno di quell’acqua: il settore agricolo, quello industriale e quello civile”. https://www.internazionale.it/reportage/marcello-rossi/2018/09/05/monte-bianco-cambiamento-climatico 

  15. Cioè spruzzare particelle nell’aria per simulare un’eruzione vulcanica e bloccare parte della luce solare che raggiunge la Terra. Si tratta di un progetto della Harvard University da $ 20 milioni; secondo Katharine Hayoe implementarlo “è estremamente rischioso. Sarebbe come dare un farmaco sperimentale a ogni essere umano sul pianeta prima che esso fosse testato.” cit. https://www.theguardian.com/science/2019/jan/06/katharine-hayhoe-interview-climate-change-scientist-crisis-hope 

  16. https://www.washington.edu/news/2017/07/25/could-spraying-particles-into-marine-clouds-help-cool-the-planet/