L’inquinamento atmosferico sta aggravando la pandemia da Covid-19?

23 Jun 2020 - Arianna Casiraghi
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A seguito dell’articolo della scorsa settimana noi della redazione di XR Magazine abbiamo voluto approfondire la questione sulla connessione tra COVID-19 e inquinamento atmosferico riportando articoli scientifici e pareri di esperti di fama internazionale. I rapporti scientifici basati sull’osservazione mostreranno come l’inquinamento atmosferico potrebbe trasportare tracce del virus e l’impatto che alcune sostanze hanno sulla nostra salute e sugli ecosistemi da cui dipendiamo.

Sin dall’inizio della pandemia di coronavirus, gli scienziati di tutto il mondo hanno indagato su una potenziale connessione tra i livelli di inquinamento atmosferico ed il tasso di letalità del Covid-19. Ed il presupposto che un tale collegamento possa effettivamente esistere non è certamente improbabile come potrebbe sembrare ad un’osservazione superficiale.

La ricerca ha da tempo appurato che l’esposizione all’inquinamento atmosferico danneggia sia i nostri polmoni che il nostro cuore e recenti studi hanno dimostrato che le persone affette da condizioni respiratorie e/o cardiovascolari preesistenti abbiano maggiori probabilità di essere colpite gravemente dal Covid-19 1 Inoltre, una recente meta-analisi ha individuato l’esistenza di un collegamento tra l’inquinamento atmosferico e i decessi causati dall’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2003 2.

Ci sono due aspetti principali della relazione tra aria inquinata e Covid-19 che sono attualmente oggetto di studio da parte dei ricercatori. Da un lato si sta cercando di comprendere se la letalità del virus sia maggiore per le persone i cui sistemi respiratorio e cardiovascolare sono già stati compromessi da una prolungata esposizione all’inquinamento atmosferico. Dall’altro lato si sta analizzando la possibilità che particelle di inquinamento atmosferico possano favorire il trasporto del virus contribuendo alla sua diffusione su distanze maggiori.

Ma prima di entrare nei dettagli di questi studi scientifici, è bene chiarire prima un concetto:

che cosa si intende esattamente con “inquinamento dell’aria” o con “aria inquinata”?

Per definizione, gli inquinanti atmosferici sono sostanze presenti nell’aria che possono essere dannose sia per l’uomo che per l’ambiente. Possono essere di origine naturale o antropogenica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), gli inquinanti atmosferici che risultano essere più nocivi alla salute umana sono il particolato con diametro fino a 10 µm (PM10) e fino a 2,5 µm (PM2.5), il biossido di azoto (NO2), l’anidride solforosa (SO2) e l’ozono (O3). Questi inquinanti sono principalmente emessi da scarichi di autoveicoli, impianti industriali e attività di produzione di energia 3

Uno dei primi studi che hanno appurato l’esistenza di un collegamento tra l’inquinamento atmosferico e l’aumento della letalità del Covid-19 è stato pubblicato sulla rivista “Environmental Pollution” 4. Lo studio riporta che, stando all’Indice di Qualità dell’Aria (AQI) 5 che viene calcolato dalla concentrazione dei cinque inquinanti atmosferici sopra elencati, la Lombardia e l’Emilia Romagna sono le regioni più inquinate d’Italia (e tra le più inquinate d’Europa). Gli autori concludono che la scarsa qualità dell’aria dovrebbe essere considerata un cofattore aggiuntivo necessario per spiegare l’elevata mortalità registrata nell’area, che ammonta al 12% circa rispetto al 4,5% del resto dell’Italia (dati raccolti alla data del 21 marzo).

Un altro studio condotto da ricercatori dell’Università di Harvard ha analizzato i dati sull’inquinamento atmosferico e sui decessi legati al Covid-19 fino al 22 aprile in oltre 3000 contee degli Stati Uniti (che rappresentano il 98% della popolazione) 6. Il team ha scoperto che un aumento di solo 1 µg/m3 nella concentrazione di PM2.5 è associato ad un aumento dell’8% del tasso di mortalità. Per fornire un metro di paragone, ricordiamo che le linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria 7 affermano che la concentrazione di PM2.5 non deve superare una media giornaliera di 25 µg/m3, né una media annuale di 10 µg/m3. Al fine di escludere possibili associazioni spurie, i risultati di questo studio sono stati adattati per tenere in considerazione una serie di potenziali fattori confondenti, tra cui il livello di povertà, il fumo, l’obesità, le misure di isolamento sociale adottate ed il numero di letti d’ospedale disponibili.

Una ricerca simile ha esaminato il legame tra i livelli di NO2 rilevati a gennaio e febbraio e i decessi associati al Covid-19 registrati fino al 19 marzo in 66 regioni amministrative di Italia, Spagna, Francia e Germania 8. I risultati, che sono stati pubblicati sulla rivista “Science of the Total Environment” mostrano che il 78% dei 4443 decessi si è verificato in sole 5 regioni, che sono quelle caratterizzate dalle più alte concentrazioni di NO2, nonché dalle peggiori condizioni di flusso d’aria che impediscono un’efficace dispersione dell’inquinamento atmosferico.

A seguito di queste prime ricerche, diversi studi più recenti hanno mostrato andamenti di correlazione tra la concentrazione di uno o più dei principali inquinanti atmosferici e l’aumento del numero di vittime causate dalla pandemia 91011

Possiamo quindi concludere con certezza che l’inquinamento atmosferico aumenti la letalità del virus?

Non proprio. Sebbene tutti questi studi suggeriscano tale conclusione, alcuni sono solo “pre-prints” (ovvero studi che non sono ancora stati approvati dalla comunità scientifica attraverso un processo di revisione paritaria) e la maggior parte di essi indicano soltanto l’esistenza di un rapporto di correlazione e non di causalità. Questa è una distinzione importante da fare, poiché è necessario eseguire rigorose analisi statistiche sui potenziali fattori confondenti al fine di confermare un legame causale, escludendo così tutti i possibili condizionamenti errati. Inoltre, tutto ciò dovrebbe preferibilmente avvenire per una serie di studi differenti, permettendo così di trarre conclusioni solide da un’ampia meta-analisi, proprio come è avvenuto nel caso della SARS 2

Seguendo una linea di ricerca differente, un altro studio preliminare condotto dall’Università di Bologna ha dimostrato la presenza dell’RNA del coronavirus su campioni di particolato PM10, che sono stati raccolti presso un sito industriale nella provincia di Bergamo 12. I risultati sono stati confermati da un test in cieco eseguito dall’ospedale universitario locale.

Sebbene anche questo studio non sia stato ancora sottoposto ad un processo di revisione paritaria, esso evidenzia la possibilità che particelle di aria inquinata possano contribuire a trasportare il virus su lunghe distanze, cosa che anche altri esperti ritengono plausibile. In effetti, ricerche precedenti hanno dimostrato che queste particelle possono ospitare un’ampia varietà di microbi 13 e l’inquinamento atmosferico è già stato indicato come un probabile mezzo di trasporto per altri virus, tra cui l’influenza aviaria 14 il morbillo 15 e l’afta epizootica 16.

Tuttavia, non è ancora chiaro se il virus possa sopravvivere e conservare la sua virulenza su queste particelle di PM10, né se possa farlo in quantità sufficienti per indurre la malattia nell’uomo.

Il possibile ruolo degli inquinanti atmosferici nella diffusione del coronavirus rientra nella questione più generale della diffusione del virus attraverso l’aria. Nonostante sia ampiamente riconosciuto che il coronavirus può essere trasmesso attraverso goccioline provenienti da colpi di tosse o starnuti, gli scienziati stanno ancora discutendo sulla possibilità che il virus possa essere disperso per via aerea, viaggiando quindi anche attraverso particelle più piccole di aria note come aerosol 17.

Rispetto alle goccioline dei colpi di tosse o degli starnuti, che cadono a terra o sulle superfici entro un metro o due, gli aerosol possono essere prodotti semplicemente parlando o respirando e possono trattenersi nell’aria fino a 3 ore 18, quindi potenzialmente viaggiando molto più lontano.

Si è ormai attestato che il coronavirus SARS del 2003 si diffondeva con l’aria 19. Quindi, la possibilità che anche il nuovo coronavirus possa essere trasmesso per via aerea, magari anche grazie ad un effetto potenziante offerto dal particolato ambientale, non dovrebbe certamente essere respinta senza ulteriori indagini. Date tali incertezze, non sarebbe più ragionevole attendere prove inequivocabili sulla trasmissione aerea del Covid-19 favorita dall’inquinamento o sull’esistenza di una relazione causale tra aria inquinata e morti legate al virus, prima di trarre conclusioni affrettate sul ruolo dell’inquinamento atmosferico in questa pandemia?

Forse si. Ma il punto chiave è che queste informazioni non sono in realtà necessarie per prendere decisioni su come agire. Infatti, è ben documentato che l’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie 20, uccidendo circa 7 milioni di persone in tutto il mondo ogni anno 21. Sappiamo inoltre che l’aria inquinata rappresenta una grave minaccia per la salute dei bambini, dato che un’esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici è responsabile di 4 milioni di nuovi casi di asma pediatrico ogni anno 22 nonché dello sviluppo di polmoni sottodimensionati 23

Alcuni lavori preliminari hanno infatti iniziato ad esaminare l’altro lato della medaglia. La drastica riduzione del traffico stradale e delle attività industriali durante il lockdown ha portato a 11.000 decessi in meno dovuti all’inquinamento atmosferico, 6.000 casi in meno di asma pediatrico e 600 casi in meno di parto prematuro nella sola Europa (dati raccolti alla data 30 aprile) 24.

Pertanto, anche se tra qualche anno i ricercatori fossero in grado di capire con precisione se e in che modo l’inquinamento atmosferico abbia aggravato la pandemia da Covid-19, queste scoperte confermerebbero solo ciò che già sappiamo: l’inquinamento atmosferico uccide le persone e danneggia l’ambiente. I politici ne sono già consapevoli e devono agire di conseguenza.

In pochi mesi la pandemia di coronavirus ha cambiato il mondo e ci ha insegnato molte cose. Speriamo di non dimenticare la gioia di poter respirare un’aria finalmente pulita e di vedere cieli blu, nelle nostre città, durante il lockdown. E speriamo di renderci conto che non abbiamo bisogno di essere costretti a stare seduti a casa e danneggiare l’economia per raggiungere questo obiettivo. Speriamo davvero che questa pandemia ci abbia finalmente aperto gli occhi e che presto scenderemo nelle strade a chiedere a gran voce un cambiamento sistemico della società.

Note:
  1. https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(20)30136-3/pdf 

  2. https://ehjournal.biomedcentral.com/track/pdf/10.1186/1476-069X-2-15  2

  3. https://www.who.int/health-topics/air-pollution#tab=tab_1 

  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7128509/pdf/main.pdf 

  5. https://airindex.eea.europa.eu/Map/AQI/Viewer/ 

  6. https://projects.iq.harvard.edu/covid-pm 

  7. https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/69477/WHO_SDE_PHE_OEH_06.02_eng.pdf;jsessionid=AE21C5D5A0DDA377CEC2D252A44C0294?sequence=1 

  8. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969720321215 

  9. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S004896972032221X 

  10. https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.21.20073700v1 

  11. https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.16.20067405v5 

  12. https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.15.20065995v2 

  13. https://genomebiology.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13059-020-01964-x 

  14. https://www.nature.com/articles/s41598-019-47788-z.pdf 

  15. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1352231017301346 

  16. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1352231003008860?via%3Dihub 

  17. https://www.nature.com/articles/d41586-020-00974-w 

  18. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32182409/ 

  19. https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa032867 

  20. https://academic.oup.com/cardiovascres/advance-article/doi/10.1093/cvr/cvaa025/5770885 

  21. https://www.who.int/health-topics/air-pollution#tab=tab_1. 

  22. https://www.thelancet.com/journals/lanpla/article/PIIS2542-5196(19)30046-4/fulltext 

  23. https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(18)30202-0/fulltext 

  24. https://energyandcleanair.org/air-pollution-deaths-avoided-in-europe-as-coal-oil-plummet/