Cosa Stabilì il Protocollo di Kyoto?

18 Sep 2021 - Gruppo Studio PreCop XR Milano
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Il protocollo di Kyoto (COP3) che è stato adottato a Kyoto (Giappone), durante la conferenza delle parti, l’11 dicembre 1997 ed è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, ratificato da oltre un centinaio di Paesi tra cui l’Italia. E’ un accordo internazionale volto a contrastare il riscaldamento climatico. Si fonda sul trattato UNFCC, firmato a Rio de Janeiro nel 1992 durante lo storico summit della Terra.

Con il protocollo si stabilì l’impegno per i Paesi industrializzati, giuridicamente vincolante (anche se in realtà non ci sono stati controlli intermedi per i Paesi aderenti) di ridurre per il periodo che va tra il 2008 e il 2012 le emissioni di gas serra almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990, la percentuale non era uguale per tutti i Paesi, ma cambiava sulla base della quantità di emissioni di ciascuno.

Perché il trattato potesse entrare in vigore era necessario che venisse ratificato da non meno di 55 Nazioni, e che queste stesse Nazioni firmatarie complessivamente rappresentassero non meno del 55% delle emissioni serra globali: un obiettivo raggiunto grazie alla sottoscrizione della Russia. Gli Stati Uniti, che da soli producono un importante percentuale dei gas serra mondiali, non hanno aderito, dichiarando che le restrizioni imposte (riduzioni per il 7%) avrebbero danneggiato la loro economia e favorito i Paesi in via di sviluppo ingiustamente. Al fine di attuare gli impegni pattuiti i paesi avrebbero dovuti attivarsi verso delle misure e delle politiche quali, tra i principali, troviamo:

  • Miglioramento dell’efficienza energetica
  • Protezione ed estensione di “serbatoi” per gas ad effetto serra; promozione di metodi per preservare le foreste; incentivare la riforestazione, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica cosiddetti “carbon sinks”
  • Promozione di una agricoltura sostenibile
  • Ricerca e utilizzo di fonti rinnovabili al fine di ridurre la CO2
  • Progressiva riduzione di incentivi fiscali e sussidi per i settori responsabili delle emissioni di gas serra
  • Riduzione e/o limitazione delle emissioni di metano attraverso il recupero e l’uso nella gestione dei rifiuti come pure nella produzione, nel trasporto e nella distribuzione di energia.

Il protocollo di Kyoto concerne le emissioni di sei gas ad effetto serra:

  • Biossido di carbonio (CO2);
  • Metano (CH4);
  • Protossido di azoto (N2O);
  • Idrofluorocarburi (HFC);
  • Perfluorocarburi (PFC);
  • Esafluoro di zolfo (SF6).

Con il protocollo di Kyoto si intendeva principalmente ridurre le emissioni con piani nazionali, ma anche attivandosi con meccanismi di mercato, meglio definiti come meccanismi flessibili:

International Emissions Trading (IET): consentono lo scambio di crediti di emissione tra Paesi industrializzati e Paesi ad economia in transizione. Un paese che abbia conseguito una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiore al proprio obiettivo può così cedere tali “crediti” a un paese che, al contrario, non sia stato in grado di rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra;

Clean Development Mechanism (CDM): Meccanismo di Sviluppo Pulito. Consente ai Paesi industrializzati e ai Paesi ad economia in transizione di realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale dei Paesi ospiti e nello stesso tempo generino crediti di emissione per i Paesi che promuovono gli interventi;

Joint Implementation: il Meccanismo di Implementazione Congiunta consente ai Paesi industrializzati e ai Paesi ad economia in transizione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas-serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti, congiuntamente con il paese ospite.

Quali i risvolti???

Alcuni paesi sono riusciti a rispettare i patti presi, altri no. In Italia sono stati realizzati diversi strumenti normativi di recepimento ed attuazione del Protocollo, ma questo non è stato sufficiente per mantenere gli impegni presi. L’Italia aveva assunto l’impegno di ridurre del 6,5% le proprie emissioni entro il 2012, una riduzione c’è stata ma le emissioni sono state ridotte solo del 4,6%, non sufficiente per limitare i peggiori impatti della catastrofe climatica.

Con l’emendamento di Doha (il cosiddetto Kyoto 2), l’estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni di gas serra poiché quanto era stato fatto fino al 2012 non risultava ancora sufficiente.

La “proroga” del Protocollo di Kyoto e l’approvazione di un secondo periodo di adempimento da parte dell’UE e di pochi altri Paesi, possono anche essere considerate positive. Meno positivo è invece il fatto che i Paesi che si sono impegnati in Kyoto 2 siano responsabili soltanto del 14% circa delle emissioni di gas serra emanate a livello globale. Le emissioni degli altri maggiori inquinatori come gli Stati Uniti (che da soli riversano in atmosfera il 33,6% delle emissioni di gas serra mondiali), la Cina, il Giappone, il Brasile, il Sudafrica, l’India o il Canada rimangono tuttavia scoperte. I Paesi appena elencati avevano confermato il loro impegno e hanno garantito anche una certa riduzione delle loro emissioni. Ma, al contempo, hanno rifiutato ancora una volta di indicare obiettivi di riduzione vincolanti.

L’Emendamento applica, in sostanza, tre modifiche al testo del Protocollo di Kyoto:

  • l’inserimento di un nuovo gas (il trifluoruro di azoto) nell’elenco dei gas ad effetto serra
  • una procedura semplificata per consentire alle Parti interessate di adottare impegni più ambiziosi qualora lo si ritenesse opportuno
  • una disposizione che regola automaticamente i rispettivi target in modo da evitare un aumento delle emissioni nel periodo 2013-2020 oltre la media degli anni 2008-2010.

Impegni che ancora mancano di una roadmap specifica e di un piano per assicurarci un presente e un futuro vivibile, una cosa è ormai certa, con il passare degli anni i leader che hanno giurato di proteggerci sembrano essere più interessati ai loro guadagni personali. Anni di proteste a vuoto ci hanno insegnato che soltanto tramite una ribellione nonviolenta possiamo strappare il nostro futuro dalle mani di coloro che preferirebbero arricchirsi sempre di più a discapito di tutto e di tutti.

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