24 Jul 2026 - Extinction Rebellion Italia
Press
Treviso, 24/07/26 - Performance di Extinction Rebellion in piazza a Treviso, in equilibrio su un blocco di ghiaccio con un cappio al collo, per denunciare le conseguenze sempre più gravi della crisi ecoclimatica davanti all’inazione dei governi. “Il caldo estremo è una scelta politica”, denuncia il movimento.
Lo scorso venerdì sera Extinction Rebellion ha realizzato nel centro di Treviso una performance artistica e nonviolenta per rappresentare un’umanità condannata dall’incapacità dei governi di affrontare la crisi ecoclimatica in corso. Una persona è rimasta in equilibrio sopra un blocco di ghiaccio destinato lentamente a sciogliersi, con un cappio stretto intorno al collo. Intorno a lei, altre persone hanno rappresentato l’indifferenza della società e l’immobilismo delle istituzioni, continuando le proprie attività mentre la situazione diventava progressivamente più precaria.
«La performance di oggi non rappresenta soltanto una metafora, ma è la condizione nella quale ci hanno portato decenni di inazione e investimenti nei combustibili fossili», spiega Corinna, una delle persone in piazza. «Mentre la crisi climatica rende il caldo sempre più estremo e pericoloso, la politica continua a perdere tempo. Più il ghiaccio si scioglie, più il cappio si stringe: è questo che accade quando si rimandano ancora le azioni necessarie per ridurre le emissioni e proteggere la popolazione».
La performance arriva durante un’estate nuovamente segnata da temperature eccezionali e ondate di calore. Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale, causando oltre diecimila decessi solo in Europa. Un’ondata di calore così estrema che 50 anni fa sarebbe stata “praticamente impossibile” da raggiungere nello stesso periodo dell’anno ed altamente improbabile anche nel resto della stagione estiva. Agli effetti sulla salute umana si aggiungono poi quelli sugli ecosistemi e sulle attività economiche. Nel delta del Po, la persistente siccità e la drastica riduzione della portata del fiume, diminuita di circa il 70%, hanno favorito la risalita del cuneo salino, che rischia di danneggiare i raccolti. Nella Sacca di Goro, inoltre, la temperatura dell’acqua ha raggiunto i 32 °C, provocando la moria di cozze e vongole e mettendo in ginocchio uno dei principali distretti italiani della molluschicoltura. Un episodio emblematico di una crisi che colpisce l’intero settore: il surriscaldamento del Mar Mediterraneo, infatti, causa già oggi circa 200 milioni di euro all’anno di danni alla pesca professionale italiana.
Il caldo di quest’estate non è un caso isolato, ma si inserisce in una tendenza in aumento che va avanti da decenni: gli ultimi undici anni, tra il 2015 e il 2025, infatti, sono stati i più caldi a livello globale da quando esistono le misurazioni, nel 1850. Mentre le temperature continuano a salire, le politiche climatiche attualmente in vigore conducono il pianeta verso un aumento della temperatura di circa 2,8 °C entro la fine del secolo, ben oltre la soglia di 1,5 °C stabilita dall’Accordo di Parigi. In Italia, infatti, una parte rilevante delle risorse pubbliche continua a sostenere attività che contribuiscono alla crisi climatica, con investimenti di 25,4 miliardi di euro a sussidi ambientalmente dannosi, di cui 19,6 miliardi riconducibili direttamente alle fonti fossili, nel 2024.
«Il caldo estremo non è una fatalità: è la conseguenza prevedibile di scelte politiche che continuano a rimandare la riduzione delle emissioni e la protezione della popolazione», conclude Corinna. «Di fronte al fallimento della politica, non è sufficiente gestire ogni estate come un’emergenza temporanea. Occorre intervenire sulle cause della crisi e coinvolgere direttamente la popolazione nelle decisioni attraverso un’Assemblea delle Cittadine e dei Cittadini sul clima».
Extinction Rebellion
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