COSTRETTA A SPOGLIARSI”: UMILIAZIONI E ABUSI IN QUESTURA A BOLOGNA DOPO L'AZIONE DI EXTINCTION REBELLION

10 Jul 2024 - Extinction Rebellion Italia
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Bologna, 10/07/2024Costretta a spogliarsi e a piegarsi dopo essere stata portata in Questura. È successo a un’attivista di Extinction Rebellion a seguito della protesta di ieri pomeriggio al palazzo del Comune. Altre venti persone sono state trattenute in Questura per oltre sette ore in maniera illegittima e denunciate per “reati surreali come tentato delitto e violenza privata” riporta il movimento.

Le è stato chiesto di spogliarsi e di piegarsi sulle gambe, in un bagno fetido e dall’odore nauseabondo, con il pavimento ricoperto di sporcizia. È quanto accaduto a un’attivista di Extinction Rebellion dopo la manifestazione di ieri pomeriggio in piazza Maggiore. Ha dovuto togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima, e piegarsi sotto gli occhi dell’agente che la stava perquisendo. Alle sue richieste di spiegazione le è stato risposto che si tratta di una normale procedura, una prassi a cui sono sottoposte tutte le persone in stato di fermo, nonostante nessuna delle altre venti persone presenti abbia subito lo stesso trattamento umiliante. “I nostri avvocati ci hanno confermato che perquisire una persona con queste modalità non è assolutamente una prassi. È una procedura discrezionale, applicata sulla base di valutazioni puntuali. Quello che è accaduto ieri è un trattamento degradante e ingiustificato” dichiara Annalisa, del supporto legale di Extinction Rebellion.

Di fronte alle ripetute richieste di spiegazione, gli ispettori di Polizia e gli agenti della DIGOS hanno giustificato l’accaduto come un errore, un fraintendimento, come una prassi che avrebbero dovuto applicare a tutti ma che, per gentilezza, sarebbe stata applicata a una sola attivista. “Ho da subito preteso che l’accaduto fosse messo a verbale, ma il verbale che mi è stato presentato contiene falsità” dichiara la donna che ha vissuto l’abuso. “Vi è scritto che mi sarebbe stato chiesto se volessi essere assistita da un avvocato o da una persona di fiducia durante la perquisizione e che io avrei risposto no. Questo è falso. Quella domanda non mi è mai stata rivolta e io, certamente, avrei avuto piacere di essere assistita”.

Questo è solo l’episodio più grave tra quelli che hanno accompagnato la protesta pacifica e nonviolenta svoltasi ieri a Palazzo d’Accursio, per evidenziare “l’ipocrisia dei governi, nel celebrare quella scienza i cui allarmi sulla crisi ecoclimatica sono invece ignorati da decenni. Ipocrisia confermate dalle dichiarazioni prive di logica della ministra Bernini che questa mattina attacca Extinction Rebellion, perché non ha le competenze per parlare di crisi ecoclimatica”. Ieri una decina di persone erano salite sulla terrazza della Torre dell’Orologio, da cui in tre si sono poi calate e appese con imbraghi, in sicurezza, per esporre un grande striscione “G7: La vostra tecnologia, il nostro collasso”. Sul posto sono arrivati gli agenti della DIGOS, minacciando di arresto chiunque tentasse di dialogare. Un attivista è stato spintonato e sgambettato e gli è poi stato preso il telefono nel tentativo di cancellare i video con cui stava documentando l’accaduto. Nel frattempo, davanti all’ingresso del Palazzo, altre persone si sono sedute e incatenate tra loro. Rimosse dopo poco più di mezz’ora sono state trascinate sulle volanti della polizia, trasferite in Questura e poste in stato di fermo per oltre 7 ore senza ricevere cibo e acqua, come invece previsto dalla legge. Intorno all’una di notte, le persone sono state rilasciate con denunce surreali come “delitto tentato” o “violenza privata”.

Molti autorevoli osservatori hanno evidenziato negli ultimi mesi la repressione in atto in Italia e in Europa nei confronti degli attivisti climatici. Michel Forst, inviato speciale dell’ONU per i difensori dell’ambiente, parla di “grave minaccia per la democrazia e i diritti umani”. Proprio oggi, in Senato, viene presentato il nuovo report di Amnesty International “Poco tutelato e troppo ostacolato: lo stato del diritto di protesta in 21 stati europei”, che evidenzia come “nella storia, la protesta pacifica ha avuto un ruolo cruciale nel raggiungimento di molti dei diritti e delle libertà che oggi diamo per scontati. Eppure, in tutta Europa, leggi e politiche repressive, combinate con pratiche ingiustificate e tecnologie di sorveglianza invasiva, stanno creando un ambiente tossico che rappresenta una seria minaccia per le persone che manifestano pacificamente”.

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